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A don Stefano agosto 1970

IN FAMIGLIA 1970

1° agosto 1970

Carissimo don Stefano,

tra un’ora ho la Messa a Fazenda Grande e spero di avere un po’ di tempo libero per scriverle. Ho ricevuto stamattina l’ultima lettera. Sono contento del Suo interesse, dell’interesse dei ragazzi per i problemi di quaggiù, per i nostri problemi.

Le assicuro che quello che molte volte fa soffrire di più è avvertire di essere qui da solo, senza l’aiuto degli altri. Pare a volte di essere degli emeriti incoscienti che si massacrano da soli, mentre dovrebbero essere l’azione ecclesiale, un’azione veramente cattolica. Sono contento di questo appoggio! Ne ho tanto bisogno, perché le cose non sono tutte rosee: molte volte si fa avanti lo sconforto, la delusione, l’impressione che si stiano facendo dei buchi nell’acqua…

Purtroppo la maggior parte dei giovani sono sempre più delusi della Chiesa! E di fronte a tutto questo capisco che l’unione, la comunione nella chiesa è fondamentale, ma sono anche convinto che la preoccupazione di raggiungere sempre una unanimità è un ideale anticristiano, di comodo, di compromesso, che non dà soddisfazione a nessuno, che è quello del tiepido!

Scusi, forse sono incomprensibile! Ma sono tanto felice di sentirmi sostenuto che mi vien voglia di sputare tutto quello che sento… Mi pare tanto bello il fatto che questi giovani si stiano interessando ai problemi degli altri…

Lei mi chiede quello che potete fare per noi. Dunque mi sono incontrato di nuovo con Juvenal[1]. Il lavoro che sembrava si potesse avviare nell’interno, sembra impossibile. Avevo parlato con un prete dell’interno ma non si è fatto più vivo. Juvenal conviene con me che non vale la pena insistere.

Per cui: prima di tutto utile è l’invio di medicinali. Da due mesi sta funzionando un posto medico, c’è adesso anche una dottoressa molto brava che ci aiuta e viene qui una volta al mese. Gli ho promesso circa 7.000 lire al mese per pagarsi il tram. Sono contento che ha accettato. Penso che queste cose si debbano fare con la buona volontà. Negli altri giorni vengono degli universitari, ai quali do 1.5000 al mese sempre per il tram. Questi soldi li riceviamo dalla gente che paga circa 250 lire ogni visita ma è bello questo cominciare in piccolo e con l’aiuto di tutti. Il lettino per la visita è formato da tre banchi di scuola uniti! Le medicine che avevo portato stanno servendo moltissimo. Abbiamo quasi finito la scorta. Abbiamo bisogno soprattutto di complessi vitaminici, antibiotici e medicine contro i vermi.

Se riesce a mettersi in contatto con quella suora di Verona, che ogni tanto fa spedizioni qui in Brasile, sarebbe ottimo. Potrebbe mandarci giù le medicine (ricordarsi di fare la lista) e anche in una cassa separata gli scampoli che servono molto per le varie scuole di taglio e cucito che sto mettendo su.

Vorrei pian piano fare con le ragazze una specie di cooperativa. Adesso vorremmo mettere su anche un gabinetto dentistico. Abbiamo trovato la sedia (vecchia, rotta ma può servire): è chiaro che stiamo andando coi piedi di piombo, perché ci vorrebbero dei soldi per metterla a posto, ma pian piano si vedrà… La Prefettura ha promesso che ci manderebbe il dentista quando la sedia e l’altra attrezzatura sarà pronta.  

Con gli uomini stiamo adesso lavorando per mettere a posto il servizio di fogne nella zona vicino alla chiesa. Si trova in una situazione orribile. Le autorità per ora si disinteressano. Gli uomini hanno un sacco di buona volontà (è orribile lavorare in fogne, io ci ho provato) ma naturalmente bisognerebbe comprare i tubi, ecc. Ma anche qui vedremo pian piano… Intanto la chiesa di fango sta per cadere ci piove dentro (e siamo nel periodo delle piogge), ma penso che sia più importante pensare alle fogne che servono immediatamente al Cristo vivo, che pensare alla chiesa che per ora può stare in piedi.

Non so se le ho scritto che siamo preoccupati con la preparazione professionale dei ragazzi, per ora ci stiamo interessando solo dei corsi per ragazze: vorremmo mettere su un piccolo laboratorio di falegnameria di lavorazione del legno. Adesso sto facendo un corso per imparare a lavorare al tornio e per ora il risultato è brillante! Due industriali di Brescia hanno promesso di aiutarci per costruire le baracche e per comprare i macchinari. Ma per ora tutto in aria. Ai primi di luglio poi faremo un corso per insegnare ad alfabetizzare e sarà intensivo. Durerà una settimana. Vorremmo oltre che insegnare il metodo anche coscientizzare i futuri maestri. Questi i lavori che per ora sono previsti! Certo c’è bisogno di quattrini per fare tutto questo. Non so se riusciremo a mettere su qualcosa.

Mi interessa molto tutto questo perché sto vedendo che pian piano la gente sta rispondendo e sta prendendo coscienza dei suoi diritti e dei suoi doveri. Spero che piantando il laboratorio possa guadagnare anch’io qualcosa, in modo da non aver bisogno di aiuto da fuori. Ma ancora questo sembra molto difficile.

Beh! Don Stefano, sta per cominciare la Messa. Durante la Messa mi unirò alla preghiera della chiesa riunita nella cattedrale, a quei giovani, a lei, a don Piero, a tutti. Preghi per me!

Il 29 prossimo sono otto anni che sono prete! Non so come ho passato questi anni. A volte mi dà l’impressione di aver perduto un sacco di tempo.

Salutoni!

Paolo

P.S. Ieri sera sono stato dopo la Messa a visitare una famiglia. Sono padre madre e sette figli.  Il padre guadagna 144,00 cruzeiros (20.000 lire) al mese. Una situazione di estrema povertà. Ma quello che più mi ha colpito è il fatto che il figlio maggiore di 16 anni, è paralizzato dall’età di 11! Non so che malattia abbia avuto, ma non può camminare ed è costretto a rimanere sempre in casa. Mi pare che sia un ragazzino molto sveglio, tornerò a trovarlo, saprò dirle altre cose. Dunque ho parlato col padre, il quale mi ha detto che vorrebbe comprargli una sedia a rotelle, ma costa 600 cruzeiros e come potrebbe farlo? Io suggerirei, come cosa immediata raccogliere dei soldi (più o meno centomila lire) per la sedia a rotelle e poi, siccome il ragazzino vorrebbe tanto studiare, aiutarlo a studiare e aiutare un po’ la famiglia. Mi pare che sarebbe un’azione veramente buona. Una cosa non molto difficile. Mi dica qualcosa di concreto.

Su Ivo, quel ragazzo paralizzato di cui li avevo parlato l’anno scorso, adesso si è messo a lavorare. Sta sempre sulla sedia a rotelle, ma vende sigarette, dolci e così guadagna qualcosa. Ancora non è uscito dall’ospedale e non sta in casa proprio perché ha bisogno di qualcuno che stia con lui. Sembra che ancora ci sia la speranza di un suo recupero, con un’operazione a S. Paolo. Sto aspettando anche lo svolgersi di questo caso per vedere quello che possiamo fare.

Adesso smetto sul serio.


[1] Juvenal, un giovane di Salvador, era venuto in Italia nel 1969 ed aveva creato molti legami di amicizia con giovani di Fano. Talvolta i suoi progetti non erano realistici, anche a causa della sua incostanza.

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