Durante i ventinove anni della sua presenza missionaria in Brasile, Don Paolo ha mantenuto una costante corrispondenza con famigliari e amici. Superando difficoltà e stanchezza, ha mandato regolarmente sue notizie ai genitori, che si preoccupavano per ogni ritardo e sospettavano gravi pericoli in ogni allusione che fosse meno che prudente. Ha poi informato dei progressi del suo lavoro i suoi fratelli e diversi amici, alcuni dei quali hanno poi trasmesso le sue lettere a gruppi più vasti di persone interessate e desiderose di conoscere le situazioni in cui Paolo viveva e operava, e anche di aiutarlo con interventi concreti.
Purtroppo, le lettere inviate dai famigliari non sono state conservate, perché, una volta scritta la risposta, Don Paolo le distruggeva.
Il primo capitolo comprende una selezione di testi tratti dalle lettere ai genitori e si riferisce agli anni 1965-1969, coprendo il primo periodo della presenza di Don Paolo in Brasile. Nell’estate del 1969, infatti, egli tornerà in Italia, per un periodo di vacanza.
Il secondo capitolo è dedicato alla corrispondenza di Paolo con suo fratello Giovanni, prima seminarista e poi sacerdote. Le lettere vanno dal 1961, un anno prima dell’ordinazione presbiterale di Paolo, al 1970, quando Giovanni andrà per la prima volta a trascorrere due mesi e mezzo con Don Paolo in Brasile.
La corrispondenza copre gli anni di scoperta della missione: l’immensa parrocchia di periferia che è stata affidata ai due missionari, Don Renzo e Don Paolo; le condizioni di povertà estrema e di grande ignoranza religiosa; la presenza di sette protestanti e di culti spiritistici di origine africana. Ma ben presto Paolo si rende conto della bontà e disponibilità della gente, della loro spontanea apertura al messaggio evangelico, della loro generosità nell’offrire tempo e lavoro per costruire le prime strutture indispensabili per la vita di una comunità cristiana.
L’impatto forse più traumatico, in questi primi anni, è con l’inefficienza dell’amministrazione, sia della città di Salvador sia dello stato di Bahia. Lo scontro con le fitte maglie della burocrazia, per avere i terreni necessari per la chiesa, la casa parrocchiale, la residenza delle suore, è continuo ed esasperante. Appare poi anche la realtà politica più vasta, di un paese intero che, dal 1964, è sottoposto ad una dittatura militare che diventa sempre più spietata. Ci sono le prime allusioni alla repressione delle manifestazioni di protesta, all’imprigionamento di sacerdoti e di studenti, all’uso della tortura, alle uccisioni indiscriminate.
Un particolare che si deve notare è la maggiore chiarezza con cui Don Paolo parla di questi fatti con Giovanni, mentre cerca di essere più prudente con i suoi genitori, per non suscitare in loro troppa preoccupazione. Ma, come lui stesso scrive, cerca di essere “prudente ma non vigliacco”.
Nella corrispondenza, appare anche, con molta evidenza, la preoccupazione di Paolo per la dimensione apostolica della sua presenza in Brasile, con l’ansia di portare Cristo e di essergli fedele nella sua vita: “Se non possediamo Cristo, cosa possiamo dare?”
Lettere di don Paolo
- La Nascita della vocazione missionaria (1961 – 1965)
- Prime impressioni (1965)
- Prime sensazioni (1965 – 1966)
- Alla scoperta della parrocchia (1966)
- E un povero prete può stare zitto? (1967)
- Io semino altri mieterà (1967)
- Il povero prete non può arrivare dappertutto (1968)
- Loro aspettano qualcosa più da me (1968 – 1970)
- Prudente ma non vigliacco (1969)
