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Loro aspettano qualcosa più da me

Salvador, 29 febbraio 1968

A proposito del progetto della chiesa, bisogna che ci pensi, che ci rifletta su, e ascolti il parere dei parrocchiani, perché diventando la casa del Signore, diventa automaticamente la casa di tutti e perciò il progetto deve essere fatto da tutti.

Gli altri lavori vanno avanti, anche se sempre al rilento. In questi mesi di vacanze ho predicato un ritiro di 7 giorni alle suore che si preparano ai voti perpetui. È stata una faticaccia (quattro prediche al giorno più parlare individualmente, con quasi tutte), però è stata anche una esperienza abbastanza interessante. Mi è servito per ripensare alla consacrazione al Signore e ai valori fondamentali del nostro sì al Signore.

… Poi ho partecipato a due campeggi che ho organizzato in un paesino a 80 km da Salvador. Il primo campeggio con le ragazzine, il secondo coi ragazzini. Lo so che il campeggio riesce bene se quelli che hanno partecipato durante l’anno si danno da fare, ma io ho buone speranze e spero proprio che questi aspirantini e aspirantine mi aiutino a fare qualcosa. Convoglierò la loro attività soprattutto nella parte di carità, per aiutare quelli che stanno peggio di loro, perché sono sicuro che così potranno non solo comprendere il cristianesimo, ma anche gustarlo! Una cosa che mi ha fatto molto piacere è che sono riuscito a fare con quasi tutti un po’ di amicizia. E qui in Brasile se non c’è l’amicizia non si riesce a fare niente.

Quest’anno vorrei mettermi a lavorare di più anche coi giovani. Anche con loro vorrei partire da qualcosa di ben pratico. Per ora ho solo delle idee alquanto confuse, ma spero molto anche nella collaborazione di un seminarista e di alcuni giovani.

Vorrei continuare a riunire anche delle coppie di sposi e gruppi di uomini. Ma gliela farò a realizzare tutto? Perché c’è anche il catechismo in parrocchia ed assistere quel sacco di scuole alimentari che ho in parrocchia. Ma penso che il Signore farà lui quello che io non ci riesco a fare.


Salvador, 8 maggio 1968

Come è andata la visita di don Nesi[1]? Spero che abbia reso contenti quelli di casa. Spero anche che non abbia detto troppe bugie sul nostro lavoro, lodando troppo. Don Nesi è un ragazzo troppo buono. E mi pare che gli piace un po’ troppo far propaganda (gliel’ho scritto proprio adesso). E invece bisognerebbe ricordarsi che il nostro lavoro è come un altro. Tutti siamo servi inutili.  E nello stesso modo di tutti noi, Dio ha bisogno. La propaganda può far dimenticare notevolmente questa verità.

Qui tutto bene, sto facendo un censimento delle scuole elementari, cercando che ogni professoressa dia religione. Per ora ho visitato scuole per un totale di più di 2.000 alunni, ma nella zona dove lavoro penso ci siano quasi 4.000 alunni e sarebbe bellissimo se tutti potessero avere religione. Le porte sono non aperte ma spalancate e tutti sarebbero onorati se ci fossero catechiste, preti che andassero, ma io da solo come faccio a tenere dietro a tutti? Sto seguendo due scuole notturne (dove ci sono anche adulti) per un totale di quasi 600 alunni.

… Se poi hai tra le mani dei quaderni attivi che pensi che possano sentire servire per il catechismo mandameli, perché sto incontrando alquante difficoltà perché i bambini seguano le lezioni. Tutto quello di aiuto nella catechesi che tu incontri me lo puoi mandare. Poi io penserei a ciclostilare.


Salvador, 8 agosto 1968

Il lavoro procede abbastanza bene, nel senso che il lavoro certo non manca. Le riunioni con gli sposi vanno bene e sono relativamente ben preparate. In questo tempo sto preoccupandomi di visitare molte famiglie per entrare a contatto con la mia agente, per diventare veramente loro amico.  

Ma avrei anche tanto bisogno di studiare, di riflettere. Ma dov’è il tempo? Sto andando nelle scuole notturne, frequentate soprattutto da adulti, e là passo le filmine per vedere se posso trasmettere qualcosa a questa gente. È interessante che assistono con molto interesse. E spero che così possano conoscere qualcosa di religione.

Anche quella specie di movimento aspiranti va abbastanza bene. È chiaro che è tutto un bene relativo. Perché c’è da tener conto dell’incostanza della gente di qui. Però sto vedendo che anche in questo senso qualcosa si muove. Maggiore difficoltà con i giovani. Avrei bisogno di più tempo per il contatto spicciolo, anche perché mancano di quel minimo di cultura che rende più facile l’incontro.


Salvador, 5 settembre 1968

Spero che avrai letto, dalle lettere che ho scritto a casa, delle divergenze che si sono venute a creare tra noi (don Renzo e io e altri preti) e il Vescovo. Non so come la faccenda vada a finire.

… Per ora non sappiamo come andrà a finire, perché Dom Eugenio è ancora a Medellin. Lui ha detto che al ritorno avrebbe desiderato dialogare con noi. Vedremo. Capisco che il presbiterio deve essere unito al Vescovo, ma la cosa in certi momenti non è delle più facili. Comunque i precedenti sono che la polizia ha attaccato agli studenti con bombe, baionette e colpi di fucile (8 feriti gravi). Gli studenti si rifugiano nel monastero di São Bento. La polizia entra nel monastero e continua a infuriare. Il Vescovo non solo non dice niente, ma era a pranzo col governatore quando era invaso il monastero. Ma la polizia ha anche accusato i monaci di franchi tiratori. L’Abate del monastero ha protestato energicamente e ha promesso di partecipare a un corteo di protesta con i professori dell’università, preti e artisti. A questo punto interviene il Vescovo proibendo ai preti di partecipare. E interveniamo anche noi.

Dom Eugenio ha reagito molto male alla nostra posizione, dicendo che tutto intorno gli è crollato. Credeva di aver i preti tutti uniti e si è accorto che non è così.


Salvador, 24 settembre 1968

Ti dirò che dopo quello che c’è stato, non si è profilata alcuna novità, o meglio, Dom Eugenio ha minacciato di rimandar via dalla diocesi qualche prete “ribelle”, nel caso che lui diventa arcivescovo, e ha fatto sapere che non è tanto disposto a dialogare con noi. Staremo a vedere!

Ieri è venuto qui il Nunzio che ha riunito i preti per chiedere quali sono i requisiti che vorremmo nel nuovo vescovo. Tutti hanno chiesto un vescovo pastore, che rimanga in diocesi, che parli coi preti, che si faccia vedere dal popolo (cioè tutto il contrario di quello che è Dom Eugenio). Vedremo se il Nunzio capirà l’antifona. Malgrado tutto, queste difficoltà che abbiamo dovuto affrontare insieme, hanno riunito un bel gruppetto di preti, e adesso ogni tanto discutiamo sulla nostra pastorale, su come lavorare con gli operai, con gli studenti. E il bello è che con noi discute anche qualche pastore protestante. Il brutto è che Dom Eugenio pensa male di queste riunioni, perché nella sua mentalità, abbastanza dittatoriale, sarebbero riunioni che dividono la diocesi… Pazienza!

Ho parlato sempre di me, o meglio della situazione di qui. Ti dirò che sono tranquillo, che il lavoro va benino e in più sono stanco morto. Comunque la salute va super bene.

Mi pare che ti avevo scritto che tempo fa avevo predicato due corsi di esercizi alle suore. Bene, adesso (in gennaio) ne predicherà un altro a Recife, sempre ad un gruppo di suore. Non mi sono offerto io. Si vede che non riescono a trovare niente di peggio.

Ti ho detto che il lavoro va benino. Ci siamo messi in un piano di pastorale che gira intorno all’idea: parrocchia come comunità. Cerchiamo di mettere in fuoco in ogni iniziativa che siamo fratelli, che ci dobbiamo aiutare. I giovani l’hanno capito abbastanza e sembra che si mettano al lavoro, visiteranno le famiglie, promuoveranno scuole per adulti, scuole di artigianato… Spero che tutto questo possa avvicinare la gente, spero che si senta comunità. Una volta insistito su questo punto, una volta che si sentono famiglia dei figli di Dio, penso che sia abbastanza facile che vivano come famiglia dei figli di Dio. Perciò cerco sempre più di insistere sull’amicizia che deve esistere tra di noi, cerco di visitare le famiglie, mangiare nelle case, più che chiedere che vengano a Messa. Poi la Messa della domenica è la riunione con Dio di questi fratelli. Sto facendo l’esperienza della predica comunitaria, ognuno dell’assemblea dice la sua idea sul Vangelo. Va abbastanza bene. Non ho mai insistito perché vengano a Messa, però l’assistenza sta aumentando e stanno aumentando gli uomini… Non so se tu approvi tutto quello che ti ho scritto, dimmi il tuo pensiero. Perché, per esempio, don Renzo sta agendo in una maniera un po’ diversa. Ma io ormai non me la sento di fare diversamente.

Sto insistendo molto sulle riunioni di sposi, ci si riunisce in una casa e si discute su argomenti che interessano tutti, per scoprire qual è il messaggio di Dio, ma cerco anche di fare amicizia con il maggior numero di loro.


Salvador, 21 ottobre 1968

Dai giornali avrai saputo che il governo ha arrestato più di 700 studenti partecipanti del Congresso dell’Unione nazionale degli studenti. Il fatto non aiuta molto a pacificare gli animi ed a incontrare una soluzione. Purtroppo la Chiesa si dimentica di avere anche una missione profetica. E si accontenta di belle frasi (vedi i testi di Medellin) lasciandosi andare nella pratica all’andazzo di sempre, prostituendosi pur di avere la protezione soprattutto monetaria. Mi pare che il Cristo continui troppo spesso ad essere venduto per 30 denari!

Adesso ti vorrei dire un’altra idea che è un po’ di tempo che mi cova dentro. Non gliela faccio più a continuare senza lavoro. Ti spiego, cerco di essere di loro, ma mi manca di lavorare come loro. Mi dirai che sto lavorando, ma per loro io sto passeggiando…. Sto distraendomi. Mi dirai che se lavoro non posso attendere a tante persone, ma non pensi che valga di più l’esempio, l’essere o il fare? Alcuni preti hanno chiesto al Vescovo di poter lavorare. Il Vescovo ovviamente l’ha proibito (ovviamente, perché lui è organizzatore al massimo e ci vede come persone che fanno). Coi seminaristi stavo pensando di accerchiare l’ostacolo: fare un laboratorio di falegnameria dove con alcuni giovani della parrocchia avremmo lavorato al mattino, per dedicare la sera al contatto spiccio con la gente, io, e loro all’Istituto teologico. Che te ne pare? Vorrei proprio sapere quello che ne pensi. Per ora il tutto è solo nella testa, ma vorrei proprio diventare uno di loro anche nel lavoro.

… A giorni andrò ad abitare a Fazenda Grande e dormirò su un materasso di paglia, con le lenzuola fatte di sacco. Sarà un’esperienza meravigliosa. Penso che mi adatterò subito perché, col sonno che normalmente ho, neppure mi accorgerò se il letto è duro o no.

… Riprendo adesso la lettera dopo un po’ di giorni di stasi. Niente di nuovo, o meglio, molto: 7 feriti per armi da fuoco e 60 feriti prigionieri a Salvador, tra i feriti c’è un mio carissimo amico. Domani andrò a trovarlo, pare che sia fuori di pericolo. Domani sera ci dovrebbe essere una manifestazione. Ci sarò anch’io, naturalmente, vedremo un po’ come va a finire.


Salvador, 5 novembre 1968

Niente di nuovo a rispetto della crisi studentesca, perché qui a Bahia gli studenti hanno deciso di aspettare e di non fare nessuna manifestazione, perché il popolo non li stava comprendendo. Il mio amico, che era stato ferito nell’ultima manifestazione, sta bene ed è già uscito dall’ospedale.

In parrocchia, però, stiamo continuando a educare il popolo con il Giornale Murale (che è stato già due volte distrutto perché comunista), con manifestini contro il governo e anche con le preghiere. Perché penso che il cristianesimo deve svincolarsi da quell’immagine che fa allontanare la religione dalla vita.

Ti ho detto che la predica la facciamo a dialogo e l’argomento sociale entra quasi sempre. È chiaro che so che ci sono dei pericoli in questo atteggiamento, ma cerco di starci in mezzo, perché penso che il cristianesimo è sempre in tensione. Il Regno di Dio lo si deve costruire quaggiù perché possa “eternizzare” …  Non so se la mia teologia è molto ortodossa.

L’attività in parrocchia va avanti. Sto cercando di fare amicizia con dei giovani e domenica andremo a fare una passeggiata sulla spiaggia, Dovrà essere un giorno di ritiro. Spero che riesca bene. Lo concluderò con una Messa. Intanto sto cercando di mettere tutti in attività, e stanno cercando di scoprire la fraternità.

Anche coi seminaristi che lavorano in parrocchia va abbastanza bene, stiamo diventando sempre più amici e posso influire non poco sulla loro formazione.

Come ho scritto nella lettera che ho mandato a casa, farò un’esperienza di lavoro (forse falegname). In questi giorni dovrei mettermi a fare il garzone con due falegnami miei amici per imparare e poi aprire un laboratorio in proprio, dove lavorerei con qualche ragazzo della parrocchia. Lavorerei di mattina per lasciare la sera al ministero più propriamente detto. Renzo non solo mi appoggia, ma lui imparerà a fare il muratore. Poi ti dirò come va l’esperienza. Per ora è una cosa segreta, perché il Vescovo penso che non sarebbe d’accordo. Vorrei sapere una tua opinione. Certo avere un fratello che lavora come Francesco, un professore come Marco, un diplomatico come te e fare il falegname è molto interessante.

Per me fare questo è un rispondere a una vocazione, per diventare ancor di più uno come gli altri…. Penso che lavorando potrò imparare molte cose. Comunque voglio fare un’esperienza, se vedo che non va posso tornare indietro.

… Per l’aiuto del parroco di P…. per ora bisogna che ci penso, consulterò il Renzo e gli altri amici. Perché vedi? di soldi ne abbiamo bisogno. Ma vorrei, pian piano, fare di meno ma essere di più. Non sono venuto qui per essere un ricco che dà, ma un povero come gli altri. Il fatto di volermi mettere a lavorare vuol dire questo. E anche il fatto di non andare vestito da prete. Vuol essere per mettermi a livello degli altri. Lo so che può essere inteso male, ma ti assicuro che la gente mi capisce e mi vuole bene. E non solo i giovani, ma anche le vecchie che non si scandalizzano affatto quando vado a portare la comunione ai malati in maniche di camicia.


Senza data, ricevuta il 12 dicembre 1968

In questi giorni sono stati imprigionati per attività sovversiva tre preti francesi. Per ora i preti della diocesi e il vescovo di Belo Horizonte li hanno difesi. E così anche la Conferenza Episcopale. Ogni volta che si cerca di far calare nella pratica il Vangelo spiegando che il Vangelo ci aiuta, che ci costringe a costruire un mondo migliore, più giusto, si è tacciati di comunismo. E l’interessante è che i militari si fanno giudici della predicazione del Vangelo: questo prete predica secondo lo spirito della Chiesa, questo altro no.


Salvador, 24 dicembre 1968

Il lavoro sta aumentando sempre più. Per fortuna aumentano anche le amicizie, soprattutto giovanili, che sono una fortuna per me, ma mi tolgono tanto tempo che forse dovrei impiegare nella visita alle famiglie. È un pasticcio! A questo aggiungi che mi sento sempre più esausto, stanco morto. Anche il tempo da dormire è poco. E c’è da andare, da parlare, da pensare sempre senza un attimo di sosta, di pausa.

Tu non puoi immaginare come stanchi il lavoro sotto questo clima, caldo, umido, senza una pausa, senza un respiro. Mi sto accorgendo che sto lasciando troppo da parte la vita spirituale. Dovrei pregare di più, dovrei adorare di più, perché è bello fare amicizia, ma loro aspettano qualcosa di più da me! È difficile essere prete. Me ne sto accorgendo sempre di più. E non te lo dico come un pentimento, ma perché mi accorgo che dovrei fare un sacco di più. Dovrei essere di più l’uomo di Dio, l’altro Cristo.


Recife, 10 gennaio 1969

La censura funziona benissimo e non si sa niente. Ho saputo che sono stati espulsi due padri americani da Recife, ma lo ho saputo qui. Pensa che i preti di Recife si incontrano ogni settimana per contarsi…. A Salvador, per ora tutto relativamente calmo.


Maceió, 19 gennaio 1969

Non so se ti ho detto che hanno espulso tre preti americani da Recife, motivo: sovversione = comunismo. In Belo Horizonte due preti e un seminarista, sono prigionieri da quasi due mesi. Sono stati torturati. Come andrà a finire? Dom Helder non può parlare, né può pubblicare niente sui giornali. Non si sa quanta gente sia stata imprigionata. E domani dovrebbe uscire un’altra lista di deputati che perderanno i loro diritti politici. Tutto questo per salvare il paese dal comunismo! Non so come attualmente vada in Salvador. Ti ripeto che non si hanno notizie. Quelle che ti dico sono notizie apprese da vivavoce.


Perù- Lima, 29 gennaio 1969

Qui tutto bene, anche per quanto riguarda la situazione politica, noi non siamo per ora attinti, non so se questo è bene o male… Certo, vorrei che i vescovi fossero meno prudenti. Perché tacere sempre quando dei preti sono espulsi perché comunisti, perché non dire chiaramente che sono i vescovi che devono giudicare? Finora le dichiarazioni sono troppo blande. Il Cristo mi pare che era un po’ più duro. Forse per questo è finito male! Perché i vescovi devono protestare quando due preti sono imprigionati e non quando lo sono dei laici? Che la Chiesa di Dio non è una famiglia? Non siamo tutti fratelli? È vero che ci vuole prudenza, ma non ti pare che di prudenza in questi 2000 anni ne abbiamo mostrata anche troppa?

Quando c’è qualcosa in un paese comunista si parla di persecuzione. E qui come le vuoi chiamare? Scusa, lo sfogo.

Per il resto tutto come prima. Prima di fare del turismo, ho passato tre giorni in una specie di campeggio in riva al mare con i bambini e le bambine della parrocchia e dell’orfanato[2]. Al ritorno a Salvador passerò tre giorni con alcuni e alcune adolescenti lontano dalla città. Sarà un’esperienza prima. E vedremo come andrà. Vorrei che si ingaggiassero per gli altri. Sono poveri, ma penso che solo nella misura in cui si apriranno agli altri si apriranno al Cristo. E questo glielo voglio far scoprire.


Salvador, 7 Marzo 1969

Vorrei dirti subito che anche se a volte le mie lettere ti paiono abbastanza polemiche, non devi pensare affatto che la polemica sia un mezzo di odio, ma causata dall’amore. Senti, se non volessi bene al vescovo e agli altri non mi importerebbe niente di quello che dicono. E invece mi importa. È vero che la polemica non aiuta affatto il dialogo, ma vedi, quando si vive con degli operai, dei poveri, come si fa a non essere polemici? Ma devi credermi, polemica, è solo la corteccia. D’altra parte, quando tu pensi che nell’ultima riunione del clero si è sollevato il problema degli studenti che non possono iscriversi a scuola perché hanno partecipato a dimostrazioni studentesche (e sono 200 universitari e un 400 del ginnasio- della media), beh, è stato lasciato cadere come se non interessasse. Ma hanno discusso 15 minuti sulla palla del calice[3] durante la Messa e il Vescovo ha dichiarato che non usarla è peccato veniale… Lo so che non dovrei dire queste cose, ma se sapessi come ci fanno soffrire. C’erano ancora dei giovani che guardavano ai vescovi con una speranza, ma adesso… In un giornale è stato scritto, a proposito dell’ultima dichiarazione dei vescovi (in cui hanno fatto un elenco di principi e hanno detto che sarebbero disposti a collaborare col governo): “abbiamo ricevuto una predica dai nostri vescovi quando stavamo aspettando un’azione”.


Salvador, 9 Febbraio 1970

Già la polizia non sta più sorvegliando la Chiesa e la scuola, ma noi siamo risoluti a continuare a fare qualcosa.

… Ancora non sono riuscito a vedere tutti, perché col carnevale tutto rimane fermo e tutti si buttano a ballare per tre giorni di seguito, ma subito dopo questi giorni rivedrò i ragazzi, faremo una revisione del lavoro svolto e per programmare quello che si farà.

Sono comunque deciso di moltiplicare anche le riunioni con gruppi di sposi o comunque di adulti –   una specie di circoli biblici – e a tentare un nuovo tipo di insegnamento del catechismo.

… Qui tutto bene. In questi primi mesi del 70, della diocesi, tre preti hanno lasciato. Due di questi erano quotati. Ed uno era già stato candidato come vescovo ausiliare.

Anche per le suore c’è una forte emorragia, e quest’anno non potrò avere nessuna suora che mi aiuti in parrocchia.

Certo, se continuiamo di questo passo non so dove andremo a finire. Da parte mia cerco di formare dei buoni laici. Che quando il Papa darà il permesso, questi possano essere capi di piccole comunità e anche abbiano il sacerdozio. Penso che ci si dovrà arrivare o prima o dopo. Non so proprio cosa succederebbe qui se non ci fossimo noi preti stranieri che cerchiamo di fare qualcosa…

In questi giorni di carnevale spero di buttar giù il programma del catechismo e anche dei piccoli gruppi di riflessione sul Vangelo, per poi sottoporre il tutto alla gente della parrocchia.

Ho notato con piacere che il lavoro della scuola è continuato abbastanza bene, anche se in fondo si è fatta sentire un po’ la stanchezza.


Salvador, 28 Febbraio 1970

A proposito della lettera di Dom Eugenio, citata in un articolo, non esiste nessuna lettera pastorale (lui non ne fa). Esiste solo una piccola dichiarazione alla stampa in cui fa una generica condanna delle torture e della pena di morte. Il nostro Vescovo continua a rimanere sul filo del rasoio, prendendo quelle posizioni che all’estero fanno forse impressione, ma qui non servono a niente.


Salvador, 9 Marzo 1970

… In fondo mi pare che il pericolo maggiore sia sempre il borghesissimo e a volte è più terribile qui che in Vaticano, perché pare che qui non c’è ne sia il pericolo ed è tanto facile anche qui accomodarsi al trantran nella vita di ogni giorno, al giro delle amicizie, alle pratiche devozionali, senza quella spinta di far qualcosa di più, di sforzo per seguire sempre più il Signore. Purtroppo mi pare che questo accomodamento si stia radicando sempre più in tanti strati di Chiesa, e tutti hanno paura, paura che deriva dal fatto che non si vuol cambiare niente perché è troppo bella la vita di ogni giorno. Ma non è meglio che si sposino? Piuttosto che attacchino il proprio cuore a delle stupidaggini?

Non ti voglio parlare di celibato perché mi pare che sarebbe un rispolverare cose vecchie, ma perché i Vescovi non cercano di fare i portavoce della base.

Vedi, da noi il Cardinale ha scritto una lettera di appoggio al Papa, va bene, ma perché non dice che in questi mesi 4 preti stanno lasciando, i 4 preti dei migliori che abbiamo! Perché non sarebbe meglio, più filiale dire al Papa, ti approvo, ma qui la cosa va male? Qui c’è il pericolo che a rimanere sono solo gli stranieri e i vecchi, che non si sposano perché ormai quello che volevano fare l’hanno fatto… So di essere un po’ acido, ma mi pare che sfogarsi ogni tanto sia più che necessario.

… Qui tutto bene. Anche la Comunità (ormai siamo quattro preti[4] e quattro ragazze[5]) va abbastanza bene, ci si comprende sempre di più e anche i piani di lavoro sono fatti sempre di più in comune. Abbiamo cominciato anche l’esperienza del catechismo con metodo tipo Isolotto. E per ora sembra che vada abbastanza bene!

È chiaro che sono tutti tentativi per cercare di rispondere di più all’attesa della gente e alla necessità di una vera evangelizzazione. Stiamo cominciando anche delle riunioni con gruppi di adulti. In questa settimana predicherò un ritiro e un altro nella prossima alla Legione di Maria della parrocchia.

Ieri passeggiata coi giovani, che si è conclusa con la Messa. È riuscita molto bene e mi pare che altri si siano uniti nell’impegno di fare qualcosa. Sto continuando intanto l’esperienza del ginnasio per adulti e stiamo studiando la possibilità di alfabetizzare gli adulti.

La situazione continua sempre molto grave, dal punto di vista politico. Continuano le torture e il governo sta facendo di tutto perché all’estero e all’interno non si sappia niente! È proprio di questi giorni la notizia di persone arrestate perché trasmettevano notizie di tortura all’estero!


Salvador, 21 Marzo 1970

Ho cominciato nei locali della parrocchia di Fazenda Grande, anche un posto medico. Dei giovani universitari vengono tutti i giorni per dare la loro assistenza gratis e per ora va tutto bene. I giovani continuano a lavorare molto. Si stanno impegnando molto e questo per me è tanto bello. Naturalmente adesso devo cercare di fare in modo che si accorgano che tutto quello che fanno è un’azione cristiana. Devo aprire, insomma, a una dimensione soprannaturale.

… La situazione qui continua, sempre grave. Saprai da altre fonti delle prigioni e delle torture di tanta gente. L’omissione della Chiesa locale si fa sentire sempre di più. E la preparazione del Congresso Eucaristico Nazionale a Brasilia dà tutta l’idea di voler consacrare un’alleanza sacra tra governo e chiesa. Vedremo quello che succederà. Certo, viene provato sempre più che i nostri vescovi vanno sempre a rimorchio! È una sofferenza, perché mentre i preti brasiliani si allontanano sempre in maggior numero, i laici più sensibili non si sentono membri della Chiesa perché pare loro di tradire il Cristo, la loro patria, il loro popolo, e…. non hanno praticamente tutti i torti.


Salvador, 3 maggio 1970

Avrai saputo degli avvenimenti politici di dai giornali – tutto come sempre. Purtroppo la Chiesa come gerarchia si disinteressa sempre di più della situazione, appoggiando il governo e criticando chi all’estero parla male del Brasile. Al massimo ammettono che ci sono state delle esagerazioni, ma non è la normalità! Purtroppo non è questa la verità. E so che i vescovi lo sanno, ma non lo vogliono sapere.

Il Congresso eucaristico è alle porte! Altra tentazione di trionfalismo e di riaffermazione della nazione cattolica, ma tutte le élites fuggono dalla Chiesa.

Quello che a me fa rabbia è che mi pare che ci sia solo la preoccupazione da parte dei vescovi di fare della bella figura con l’estero e col Papa. E questo per dimostrare che tutto va bene, che i preti vogliono il celibato, ecc. E intanto uno dei vescovi della nostra regione ha chiesto la secolarizzazione, ma non importa. E i canonici hanno scritto una bella lettera di appoggio al Papa, senza dire che quasi tutti i canonici hanno compagna e figli. Naturalmente i disobbedienti siamo noi che cerchiamo di non tacere, che cerchiamo di protestare. Noi siamo quelli che non amiamo il Papa!

Lo so che ormai ti sarai stancato di tante critiche e lamentazioni che ti faccio nelle mie lettere, ma con chi mi posso lamentare?

… Però con tutto questo è molto bello lavorare in queste condizioni, anche se la sofferenza si incontra ad ogni piè sospinto, anche se si vive in una continua tensione tra quello che ci pare la fedeltà al Cristo e la fedeltà alla Chiesa gerarchica che non vuole compromettersi, perché tutto va molto bene! Sono arrivate anche qui le dichiarazioni di Dom Eugenio Cardeal[6] Sales in Europa, non lo so se le avrai lette! Altra stupidaggine, altra doccia fredda! Se per caso dovessero vincere i rivoluzionari, non dobbiamo andare a dire che perseguitano la Chiesa!


Salvador, 11 giugno 1970

Tu mi chiedevi com’è andato il Congresso. Scusa la fretta, ma ti butto giù le ultime notizie.

Prima di tutto poca gente è intervenuta. Ne aspettavano gli organizzatori più di 200.000 e invece sembra che siano intervenute solo 20.000! E per la maggioranza, donne vecchie e molti bambini.

Il tema del Congresso era l’Eucaristia e la gioventù. Beh, di gioventù niente!

I preti della periferia di Brasilia, dove si è svolto il Congresso, hanno rifiutato di partecipare al Congresso, dicendo che è una cosa solo per i ricchi del centro della città!

Alcune cerimonie sembravano irreggimentare i fedeli! Soprattutto la prima comunione di migliaia di bambini, autotrasportati appositamente dalle scuole.

Il cardinale Dom Eugenio, Legato Pontificio, è stato ospite, per la durata del Congresso, del Ministro dell’Educazione. Di fronte all’Assemblea legislativa (!!! Tutti sappiamo quanto sia rappresentativa) ha dichiarato: “Voglio approfittare di questa opportunità per dire pubblicamente il mio rispetto al potere legislativo, valido e importantissimo nella manifestazione del volere popolare”. Questo come Legato Pontificio!

Positivo il documento dei Vescovi che ha controbattuto il Governo (che aveva mandato il ministro della Giustizia per dimostrare e dichiarare che in Brasile non esistono prigionieri politici e torture), dicendo che esistono torture e reclamando contro i processi politici.

Durante la riunione dei vescovi è stata letta la tortura di Frei Tito[7]!

Altre notizie: un poliziotto, Humberto Amaro, accusato da alcuni testimoni come implicato nell’assassinio di padre Enrique (l’anno scorso a Recife) ha negato ieri tutte le accuse e ha dichiarato che i testimoni sono bugiardi, gli avvocati codardi. In precedenti dichiarazioni, vari testimoni affermavano di aver ascoltato il poliziotto dichiarare in bar e ristoranti che il padre era stato torturato dalla polizia perché rivelasse “cose” su Dom Helder e, siccome non parlava, finì per essere assassinato (Giornale del Brasile, 6 giugno 1970).

La situazione sembra che si sia appesantita alquanto, almeno qui a Salvador! Sembra che ultimamente ci siano stati moltissime prigioni[8].


[1] Don Alfredo Nesi, sacerdote fiorentino amico di Don Renzo Rossi, era stato in Brasile e a Salvador, ospite nella parrocchia tenuta da Renzo e Paolo. Una volta tornato in Italia, era andato a Fano per portare notizie di Paolo ai genitori e per parlare a tutta la comunità di quello che aveva visto.

[2] Sta per orfanotrofio.

[3] La palla è un quadrato di stoffa, che copre il calice durante la liturgia eucaristica. Suggerire che non usarla dia un peccato veniale è, a dir poco, ridicolo.

[4] Si erano aggiunti altri due preti da Firenze: Don Sergio Merlini e Don Giuseppe Ceccarini.

[5] Maria Grossi, Antonina Neri, Marisa Roscio e Cristina…

[6] Portoghese per Cardinale.

[7] Frei (fratel) Tito è un religioso domenicano che era stato torturato durante la sua lunga prigionia.

[8] Si intende: moltissimi imprigionamenti.

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