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Io semino altri mieterà

Salvador, 27 gennaio 1967

Arrivato a Recife ho trovato un prete del CEIAL in coma in seguito ad un incidente stradale, sono stato all’ospedale con lui per una settimana e poi sono andato in una cittadina vicina, a 250 km circa per partecipare della Mariapoli (Movimento dei focolarini, Movimento che se mi è piaciuto per le idee di fondo, non mi ha soddisfatto per qualcosa di poco definito, di molto femminino). Là mi ha raggiunto la notizia della morte di questo prete, che era stato ordinato un anno fa, solo da quattro mesi era in Brasile. Pensa, il 6 gennaio doveva prendere possesso della parrocchia a cui era stato destinato, il disastro, è arrivato il 2 ed è morto il 16.

Puoi immaginare come noi siamo rimasti colpiti, cerca di pregare per questo prete, per noi che siamo rimasti a continuare quell’opera che lui aveva appena iniziato.

… Cosa faccio? In parrocchia stiamo costruendo un’altra baracca, per le suore, così potranno lavorare in parrocchia e questo sarà un grande aiuto per me, soprattutto nel campo femminile.

A giorni riunirò i miei dirigenti per studiare insieme quello che potremmo fare per la Quaresima, bisogna che insisto molto su questo tempo perché il mese di maggio non lo posso usare troppo, perché di solito piove in continuazione. E quando piove qui la vita rimane praticamente ferma.

… Cerca di pregare molto per un mio amico prete, è un prete che lavora a 600 km da qui. Il P. N.[1] Ebbene vuol lasciare tutto e sposarsi. Immagini che batosta per tutti noi, i preti della zona. Non è che c’è da meravigliarsi, quando uno non prega più, non ci si può aspettare una cosa diversa.


Salvador, 21 febbraio 1967

P. N. verrà in Italia, ha ripensato e speriamo che tutto si normalizzi. Verrà anche a casa, a Fano, e porterà dei ricordi di Bahia. Fa finta di non sapere niente. Continua però a pregare. È un mio carissimo amico e cerca di metterti a sua disposizione per tutto quello di cui ha bisogno.


Salvador, 9 marzo 1967

In questi giorni ho avuto un colloquio con un prete francese. E abbiamo cercato di studiare insieme un po’ la nostra missione qui. Una missione completamente sacerdotale, una missione di strumenti, perché in fondo è lui[2] che lavora sul serio. Noi possiamo darci da fare, possiamo studiare nuovi metodi di apostolato, ma se non lo possediamo cosa possiamo dare? E questo soprattutto qui, dove c’è bisogno di una testimonianza di vita veramente sacerdotale.

… Un’altra cosa importante: ho scritto a Mons. Micci chiedendogli se c’era un prete che aveva voglia di venire qui a lavorare con me. Mi ha risposto sulle generali. Vorrei sapere qualcosa di concreto. Se non c’è, dimmelo subito, così mi metto l’animo in pace. Tanto qui hanno aspettato tanto che ormai non ci fanno manco caso se il prete c’è o non c’è. Te l’ho detto tante volte…. se io non vado in cerca, nessuno mi cerca. Qui bisogna ancora sensibilizzarli umanamente e attraverso questo si potrà riuscire a farci calare il cristianesimo. Nella zona dove io lavoro ci sarebbe il lavoro per 10 preti e si stancherebbero, ma questi sono sogni, brutti pensieri che ogni tanto capita di avere. E intanto, tutti i cattolici si gloriano perché il Sud America è tutto cattolico…


Salvador, 14 marzo 1967

Spero che N. sia già venuto a casa, bene per quello che hai predisposto. Cerca di essere molto buono con lui. Anche se sarebbe degno di essere preso a schiaffi, anche perché non ha ancora scritto a P. Renzo che per mandarlo in Italia gli ha dato 300 $.

Per la Chiesa io ho ancora intenzione che si chiami Papa Giovanni[3]. Madonna della Fiducia non andrebbe bene: 1) perché qui tantissime chiese sono dedicate alla Madonna, 2) perché così la gente farebbe una confusione tra le varie Madonne (già le credono sorelle, se gli faccio conoscere un altro titolo…)


Salvador, 9 maggio 1967

Questa sera andrò in seminario, ci starò tutto domani e dovrò chiamare alcuni seminaristi per parlare con loro sulla preghiera. Abbiamo fatto un ritiro e si è parlato della preghiera. Beh, è un po’ preoccupante che le idee siano così errate e io mi devo preoccupare per far sì che tornino giuste. Prega molto per me, in questo senso, perché possa convincere questi benedetti ragazzi, sono generosissimi, ma non gli ci entra nella testa che la cosa più importante è la vita interiore. Lo so che la cosa migliore sarebbe di dare loro una testimonianza autentica di vita cristiana, ma non è una cosa troppo facile.

Siamo in inverno = stagione delle piogge! E la pioggia nei bairros dove lavoro è una cosa terribile, perché invade le case, fa correre la terra, rende impraticabili molte strade. Ieri ho spalato terra per un’ora e mezzo nelle case dei desabrigados per far sì che l’acqua potesse continuare a correre. Non ti dico che ero stanco morto e che ho continuato solo per non far passare il Padre da troppo debole. Molte donne che mi guardavano lavorare faranno un po’ di propaganda per me. E questo non sarà male del tutto, perché questa gente deve comprendere che il prete è un vero amico.

Ho scritto a Don Stefano e a Don Micci, suggerendo loro che facciano qualcosa, anche di materiale, per aiutare l’apostolato quaggiù. Lo so che non è bene chiedere. Ma se nessuno si fa avanti, io stendo la mano. Lo so che per esempio la chiesa la dovrebbe costruire la gente di qui, però penso che sia ugualmente educativo che facciano tutto il possibile, e che ci sia una iniezione esterna. Perché lo so che la cosa più importante non è la chiesa di terra, ma la Chiesa viva nel cuore delle persone, ma tu mi insegni che anche per cominciare a fare vivere dei cristiani bisogna avere un luogo dove riunirli. A Firenze hanno destinato per don Renzo 2.500.000 lire (della campagna contro la fame), a Fano non vi potrebbe essere qualcosa?, anche se, naturalmente, “mutatis mutandis”, tenendo conto della situazione.

Ma Monsignor Micci mi ha scritto che nessun prete vuole venire qui. Pazienza. In agosto verrà per un anno un pretino di Molfetta, ci aiuterà, poi andrà a São Paulo. In tre siamo ancora in pochi, ma meglio pochi che niente. Certo, quando penso che la Chiesa è cattolica., viene la voglia di dire delle parolacce. Penso poi che la miseria non sia solo materiale, ma anche spirituale, e come si può rimuoverla a braccia incrociate?


Salvador, 12 giugno 1967

Non so se Mons. Micci ti ha detto che gli ho scritto praticamente chiedendogli soldi. Vorrei che esistesse una collaborazione un po’ più completa tra la diocesi di Fano e la parrocchia di qui. Se io sono qui come mandato dalla Chiesa che è in Fano, mi pare che dovrei essere aiutato un po’ di più.  Non te lo scrivo con risentimento, ma quando mi trovo nelle difficoltà in cui mi trovo, mancanza quasi assoluta di locali, povertà che ti circonda da tutte le parti, e poi pensare che in Italia si spendono milioni per costruire un campanile, quando a me bastano 100.000 lire per costruire una chiesa di terra, ma una chiesa dove ci si può riunire! Le conclusioni le lascio a te. Ho scritto anche a Don Giuliano, suggerendogli una piccola iniziativa apostolica. Ho delle suore che possono dare catechismo in una scuola elementare, però non possono ricevere niente di stipendio dal governo. Non potrebbero mandarmi anche 15.000, 20.000 lire al mese e già tutto sarebbe a posto? Comprendo che sto parlando in termini molto materialistici. Lo so che ci si deve preoccupare delle anime e non delle costruzioni. Ma prediche di questo genere io non le ricevo da tutti, ma solo da chi non è caduto in questa tentazione, ma io mi chiedo: posso permettere che si continui il catechismo parrocchiale nella chiesa e nella stessa ora due gruppi di ragazzi con due insegnanti. È possibile continuare a fare le riunioni di una specie di sezione aspiranti all’aria libera o in case private? È possibile che io stia lontano dalla zona dove lavoro?  Non mi dire che sono i parrocchiani che mi devono aiutare. Loro fanno già moltissimo: danno la mano d’opera e dandomi qualche cruzeiro, ma cosa possono fare di più quando la maggioranza non guadagna 20.000 lire al mese e i prezzi sono pressappoco come in Italia?

Non credere che sia arrabbiato contro i cristiani ricchi. Penso solo che sei cristiani ricchi ci aiutassero un po’ di più, riceverebbero molto di più di quello che credono di darci.


Salvador, 29 giugno 1967

Ho appena celebrato la prima delle tre messe di oggi, tutta, in portoghese, anche il canone, meraviglioso![4] E così sono nel quinto anno di sacerdozio. Impressioni? Beh! È meraviglioso essere prete, essere rappresentante di Dio in mezzo al popolo! Proprio non mi pento di aver risposto all’invito di Cristo, anche se rispondere ogni giorno non è sempre facile.

… Qui il lavoro è tanto difficile. Sto cercando di avvicinare dei giovani, ma è duro. Domenica per esempio, andrò al mare con un gruppo di ragazzi e ragazze, sarà un modo di avvicinarli, sono tentativi che sto facendo. Riusciranno?… Speriamo, lo so che dovrei pregare di più, studiare di più, ma il tempo manca e molte volte anche la voglia.

Se puoi insistere su un aiuto della diocesi per me sarebbe molto interessante. Parlane con Don Stefano, cui ho scritto una lettera abbastanza dura, dopo aver ricevuto una lettera di Mons. Micci che mi diceva tutta la simpatia, ma mi spiegava che non mi poteva assolutamente aiutare.


Salvador, 20 luglio 1967

Come va qui? Bene! Bisogna vedere cosa si intende per bene. Ancora di frutti, manco la puzza. Stiamo facendo tentativi per vedere come si possa riuscire a sfondare, a combinare qualcosa. La cosa che continua a preoccuparmi di più è la pastorale della gioventù. È vero, stiamo cominciando ad avvicinarli, ma ancora siamo all’inizio di un contatto inizialmente umano e chissà quando si potrà parlare di cose un po’ più serie, per poi parlare di Gesù. Il fatto è che qui il livello intellettuale è bassissimo, influisce in tutti i campi, è difficile intendersi, è difficile interessarli.

Stiamo continuando la costruzione della baracca che dovrebbe essere il “circolo”[5] di quaggiù. Spero che possa servire a qualcosa.

Dovremmo cominciare tra breve anche la costruzione della casa parrocchiale, che dovrà comprendere sale per catechismo e posto medico. Riusciremo a portarla avanti? Per ora disponiamo solo di un milione di cruzeiros (= 250.000 lire). Noi cominceremo, poi il Signore provvederà! Certo, rincresce molto dover fare queste cose, mettermi a fare l’impresario edile, ma cosa vuoi fare? Non sempre si può fare quello che si desidera. Spero che il mio successore possa trovare almeno il posto dove riunire un gruppo di persone.

Spero che Don Stefano mi possa aiutare un po’, mi ha promesso che farà una giornata “pro Fazenda Grande”. E sono sicuro che tu gli darai sotto. La gente qui mi dà la manodopera, costruiranno per risparmiare, anche i mattoni delle divisioni interne. Lavoreranno di domenica, nell’unico giorno libero. Anche questo mi pare una cosa meravigliosa. Quando finiremo la casa, attaccheremo la chiesa! Certo, come piani ne ho da buttare via, senza pensare che da un’altra parte stiamo lottando per avere un pezzo di terra per costruire un’altra chiesa, e un altro pezzo per la casa delle suore.

Quando potrò fare solo e completamente il prete, dedicandomi veramente all’apostolato, vero e proprio?


Salvador, 8 agosto 1967

Sto riuscendo a entrare un po’ più a contatto con qualche giovane e ragazza. Sto moltiplicando le riunioni di sposi e quella specie di movimento aspiranti per ragazzini e ragazzine, sta andando più o meno bene.

Anche in collegio le ragazze cominciano sempre di più a parlare col cappellano. E poi c’è il lavoro, il più duro, ma anche il più importante in seminario. Adesso ci vado dal venerdì pomeriggio al sabato pomeriggio. Quello che riuscirò a combinare proprio non lo so, ma spero che Gesù Cristo mi dia una mano.


Salvador, 16 agosto 1967

Mi trovo in “missione”. Tanto da fare… sì, ma un da fare non apostolico, non pastorale in senso stretto. Quello che sto facendo è costruire, o meglio tentare di costruire chiese, parlare con autorità, stare con i seminaristi (e ci sarebbe tanto da dirgli, ma dove si comincia? E poi non ti vogliono ascoltare), e poi girare in bicicletta e poi ritorno a casa stanco morto. E cosa stringo? Niente. Lo so che io semino, e altri mieterà. Ma darebbe gusto lavorare un po’ come apostolo, predicare, avvicinare gente e parlare di cose spirituali o quasi. E invece niente.

Soprattutto in certi momenti, vorrei lasciare tutto, entrare non so se in un monastero, tornare in Italia, perché almeno saprei che quella è la mia vita. E invece qui, col desiderio di essere prete e riuscirlo ad essere così poco.

Lo so, lo so che la volontà di Dio può esigere questo per farci morire un po’, per redimere il mondo col Cristo. E proprio spero che sia questo che avvenga per me. Ma quanto è duro! Ti capisco Giovanni, ma penso proprio che la nostra missione in Brasile e in Italia sia di dare una testimonianza del Cristo crocifisso. Forse vorremmo morire in un altro modo, più spettacolare, più “gostoso”[6] per la nostra natura. E invece dobbiamo ricordarci che il Cristo ha soprattutto obbedito alla volontà di Dio che l’ha portato alla croce, che umanamente parlando è il fallimento più grande che sia avvenuto nella storia.

E noi riusciremo ad aiutare il Cristo a salvare i nostri fratelli col nostro fallimento. Sto comprendendo, però che questo si riesce non solo a dire, ma a sentire e a crederci, solo quando si prega forte, malgrado tutto.

… La tua lettera dandomi la notizia che Mons. Micci (son più di due mesi che non ricevo una sua lettera) vorrebbe aiutarmi, mi ha riempito di gioia, non solo per il fatto economico in sé, ma perché mi accorgo che ho un retroterra, non sono missionario a titolo personale, ma sono un mandato di una diocesi.

Avremmo tanto da fare. Potremmo mettere su centri di artigianato insegnando e dando lavoro adesso a tante ragazze e futuramente anche a dei ragazzi. Speriamo che questo ponte tra Fano e Salvador possa dare buoni risultati. È chiaro che la cosa più importante non sono i soldi, ma se l’aiuto fanese potesse non farmi preoccupare tanto per questo lato, già penso che sarebbe molto.


Salvador, 4 settembre1967

Grazie per il tuo interessamento per le costruzioni di Fazenda Grande, costruzioni che vanno a passo di tartaruga, un po’ per mancanza di quattrini, un po’ per la calma dei miei amici brasiliani… Per esempio la casa parrocchiale dietro la baracca-chiesa sta battendo il passo, perché lavorano un giorno, poi per 10 stanno a guardare. E il povero Don Paolo si arrabbia e si morde il fegato.  Anche la baracca-circolo batte il passo…. Pazienza, vuol dire che il Signore vuole che io soffra un po’, forse riuscirò a salvare più anime con questi insuccessi che se tutto andasse diritto.

Per i soldi che mi potrai mandare è meglio mandarli come soldi che come materiale, perché il dollaro qui aumenta sempre. E anche il costo della vita, ma c’è sempre la convenienza del dollaro. Pensa che quando sono arrivato qui 1 $ = 1.800, dopo due mesi 1 $ = 2.400, adesso 2.700, e tra poco dovrebbe arrivare a 3.200. Naturalmente i prezzi aumentano e i salari sono quasi congelati e ci si chiede come faccia la gente a vivere…  E naturalmente anche l’aiuto che ci possono dare per la costruzione della chiesa non può essere troppo elevato. Pensa che due domeniche fa abbiamo fatto una festa, molta gente, processione, predica da chiedere quattrini, risultato strabiliante cruzeiros 9.000, uguale manco 2.000 lire, in valore bruto un sacco di cemento e mezzo. Adesso dovrò cominciare a sensibilizzare il popolo sull’aiuto che devono dare al prete, perché stiamo accorgendoci, Don Renzo e io, che senza aiuto italiano non si potrebbe andare avanti.

Intanto l’apostolato nel senso stretto della parola continua. Qualche giovane riesce a parlare col prete e questo è molto, ma ancora siamo solo su un piano di amicizia umana, quando si potrà pensare a qualcosa di più serio, di più spirituale?

Per il lavoro coi seminaristi sono abbastanza soddisfatto perché sto vedendo che qualcuno è interessato ai problemi spirituali… 15 giorni fa abbiamo fatto una mezza giornata di ritiro. E alcuni di loro si sono posti il problema, adesso speriamo che non rimanga solo un nelle parole. Se il lavoro tra i seminaristi è difficile in Italia (e in Italia c’è un po’ una tradizione di spiritualità), pensa qui dove è difficile trovare libri di formazione, di meditazione.

Mi chiedi di don N. Dopo il ritorno in Italia si è recuperato. Adesso è in un collegio di gesuiti, ha ripreso a celebrare Messa e da quanto scrive si trova molto bene. È anche su di morale.


Salvador, 14 settembre 1967

Ieri sera ho ricevuto la lettera di Monsignor Micci, annunciandomi ufficialmente che mi invierà lire 500.000. Ho fatto quattro salti e sono corso in chiesa a ringraziare il Signore. Oggi gli scriverò una lettera per ringraziarlo.


Salvador, 18 ottobre 1967

Anche se la parola crisi è una parola un poco grossa, posso dirti che sono alquanto in crisi. Non spaventarti, non è che mi sono innamorato. In seminario vorrebbero che dedicassi tutto il mio tempo là come vicerettore del Ginnasio-Liceo, con tutta la responsabilità, perché il rettore si dedicherebbe completamente alla teologia. Io aspetto naturalmente l’ordine del Vescovo. Ma devo dir niente? Andrà bene? Sarà bene che io lavori in seminario? Ho le qualità, non dico adatte, ma almeno passabili? Sarà bene lasciare la parrocchia? Qui in parrocchia tutto sta cominciando, tra me e la gente si è stabilita una grande amicizia, fino a che punto è bene rompere tutto? Anche nel collegio, con le ragazze sto cominciando a combinare qualcosa. Sarà bene interrompere?

In seminario avrei un lavoro freddo, un po’ burocratico, quasi per niente sacerdotale nel senso sacramentale, dovrei essere un esempio. Ho la forza per fare tutto ciò? Quale sarà la volontà di Dio? Fin dove arriva la presunzione o la mia vigliaccheria?

A questo problema aggiungi il fatto che la Prefettura ha ripreso il terreno che aveva donato alle suore. Tanto tempo perduto dietro i banchi dei funzionari, della burocrazia e niente! Pazienza! Adesso sto cercando un altro terreno. Intanto gli uomini stanno lavorando, e come!, alla costruzione della casa parrocchiale. Già le fondamenta sono finite. Pensa che domenica scorsa hanno lavorato sotto l’acqua e sempre gratis. Do loro come aiuto gli alimenti della POA locale. Ho ricevuto gli 800 $ mandati da Monsignor Micci per mezzo dell’abate. Ho ricevuto da Don Antonio Secchiaroli[7] la notificazione che ha raccolto e me li manderà un 92.000 lire circa. Ancora non gli ho risposto ma penso di farlo prestissimo. Non pensare che sia contento per i quattrini, anche per quelli, ma soprattutto perché è bello sentirsi uniti, non sentirsi isolati.


Salvador, 20 ottobre 1967

Mi ha scritto Don Stefano dicendomi che i giovani cenciaioli hanno raccolto un milione, che mi sarà inviato alla prima occasione con i soldi di Orciano. Dunque in via riservatissima vorrei sapere con urgenza quanti soldi mi arriveranno da Fano. Perché ho in vista un terreno per le suore, 12 m x 30, = 7.500.000 di cruzeiros (circa 1.500.000 di lire italiane) e non posso decidere niente finché non so come va il movimento in Italia.


Salvador, 16 novembre 1967

Dunque il Vescovo desidera che io vada in seminario e rimanga in parrocchia solo la domenica. Non ti ripeto quello che sto provando perché tanto è inutile. Adesso il problema è: questa gente con chi rimarrà? È chiaro che don Renzo non può tenere dietro a tutta la parrocchia, è chiaro che io col seminario (forse avrò la responsabilità come vicerettore del seminario minore: Ginnasio-Liceo) potrò dare un aiuto molto saltuario.


Salvador, 27 novembre 1967

Ancora non sa niente di più preciso per quanto riguarda una mia possibilità di andare in seminario. Il vescovo è in Perù per una riunione del CELAM[8] e non mi ha potuto parlare.

Ieri ho fatto una riunione di uomini, abbiamo cominciato un altro cantiere di lavoro: 15 uomini hanno deciso di lavorare a Fonte do Capim, ogni domenica, per costruire la loro chiesa. Intanto la costruzione della casa parrocchiale di Fazenda Grande va avanti abbastanza bene, stanno per terminare le fondazioni.

Per il resto tutto bene. Sto cominciando a formare un altro gruppetto di ragazzini dagli 11 ai 14 anni, una specie di aspiranti. Purtroppo sento moltissimo la mancanza totale di dirigenti, il fatto è che me li devo formare…


Salvador, 14 dicembre 1967

Don Carlo Muratori[9] ha detto che non devo andare in seminario per non dividere il gruppo con Renzo. Ancora devo parlare con Dom Eugenio.


[1] Si tratta di un sacerdote italiano che stava vivendo un momento difficile nella sua vocazione. La sua vicenda sarà ricordata più volte.

[2] Don Paolo si riferisce a Gesù Cristo.

[3] Don Paolo voleva dedicare la chiesetta di Fazenda Grande a Papa Giovanni XXIII, che però non era ancora stato dichiarato santo. La proposta di dedicare la chiesa alla Madonna della Fiducia era giustificata dal fatto che questa immagine è venerata nel Seminario Romano dove Giovanni aveva studiato.

[4] Sono i primi passi della riforma liturgica, quando è stato permesso di usare la lingua locale per tutte le parti della Messa. La struttura del messale era ancora quella antica, la cosiddetta tridentina.

[5] Il circolo nella parrocchia del Duomo di Fano era il luogo di incontro dei ragazzi di Azione Cattolica, che si ritrovavano per giocare e per svolgere attività comuni.

[6] Anche se la traduzione sembra facile, per la somiglianza con il nostro aggettivo gustoso, il termine ha in brasiliano una valenza molto più forte e concreta.

[7] Don Antonio Secchiaroli era allora parroco di Orciano, in diocesi di Fano.

[8] Sigla che indica la Conferenza Episcopale Latino Americana.

[9] Don Carlo Muratori seguiva dall’Italia il lavoro dei missionari italiani, per conto della Conferenza Episcopale Italiana, attraverso il CEIAL.

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