Logo don Paolo Tonucci
  • Home
  • Biografia
    • Introduzione
    • La Chiamata
  • Scritti e discorsi
  • Adozioni a distanza
  • Lettere
    • Lettere dal Brasile
    • Lettere agli amici
    • Lettere dal bollettino parrocchiale
    • Lettere ai famigliari
  • Multimedia
    • Vetrate Cattedrale
    • Gallerie
      • Salvador 1965-1982
      • Fano 1939-1992
      • Camaçari 1982 -1994
  • Calendario
  • Ricordando don Paolo
  • Menu

Alla scoperta della parrocchia

Salvador, 3 gennaio 1966

Ho parlato con Dom[1] Eugenio. Mi ha detto che il 6 gennaio prenderò possesso come vice parroco della mia nuova parrocchia, parroco sarà il fiorentino, l’altro insegnerà in seminario, e di domenica aiuterà un’altra parrocchia. Io sarò anche cappellano di un collegio femminile con non so quante alunne (dovrò dire ogni giorno la messa, confessare e curare l’istruzione religiosa). Come vedete sarò molto occupato, ma sono contento e spero di fare qualcosa di bene.

Mi sono dimenticato di dirvi nella precedente lettera che ho letto un mio messaggio natalizio alla radio, non dovete credere che sia qualcosa di speciale. Mi trovavo in una cittadina che ha la radio, e la venuta di uno straniero è stata subito notata e hanno chiesto un mio messaggio. Qui la radio locale è molto diffusa, ogni città di 10.000 abitanti ne ha una, indipendente dalle altre, che si basa sulla propaganda dei vari negozi.


Salvador, 7 gennaio 1966

Vi scrivo dal Collegio Bom Jesus, dove da ieri dormo fino a quando sarà pronta la casa parrocchiale. Non vi dico che qui sto bene, perché già lo potete immaginare facilmente. Le suore (25) sono adesso senza alunne e riempiono di tutte le attenzioni il loro cappellano. A marzo comincerà qui il lavoro vero e proprio, con 300 ragazze, dall’asilo alle magistrali. Ieri ho preso possesso con don Renzo della parrocchia, hanno assistito una cinquantina di nostri parrocchiani su 80.000. È venuto il vescovo ausiliare a presentarci e ho avuto il piacere di conoscere alcuni elementi che mi aiuteranno in parrocchia, naturalmente di giovani e ragazzi nemmeno l’ombra. In questo mese di gennaio avrò due corsi a Itaparica (l’isola a un’ora da Salvador) per lo studio del programma diocesano. A febbraio penso che comincerò il lavoro vero e proprio in parrocchia, lavoro di accostamento, qui si dice di “entrosamento” per fare amicizia e per poter presentarsi in seguito come predicatore del Vangelo.

Il fatto di stare in questi giorni in collegio è per me adesso un riposo e una preparazione per poterlo presentare nella sua luce teologica alle ragazze più grandi. Le suore sono molto aperte, come vedete e spero che mi aiuteranno molto.


Salvador, 15 gennaio 1966

Sono nel collegio di ritorno dal corso di programmazione diocesana. È stata una cosa magnifica: molti sacerdoti, religiosi, religiose, ragazzi e ragazze hanno discusso per tre giorni sotto la guida di Monsignor Eugenio il programma di apostolato per l’anno che abbiamo cominciato. Se lo mettiamo in pratica, e mi pare che lo si possa mettere in pratica, potremmo fare un lavoro di missione molto valido per la nostra gente.

Ho avuto modo anche di conoscere un po’ più la mia parrocchia. Quello che impressiona è la vastità: forse sono più di 100.000 abitanti e dentro c’è tutto: protestanti, atei, candomblé (rito pagano dei negri)[2], spiritismo. La prostituzione regna sovrana. I ragazzi tutto il giorno stanno nella piazza senza fare niente. La miseria è enorme. Ieri ho parlato per un’ora e un quarto con una ragazza, un’assistente sociale che sta lavorando nella zona e che spero possa aiutare molto. La descrizione che lei mi ha fatto non è molto confortante, ma non crediate che questo mi butti giù. Continuate a pregare perché la nostra opera possa fare un po’ di bene.


Salvador, 23 gennaio 1966

Sono ancora in collegio con le 25 suore che mi curano, anche troppo (vorrebbero che ogni mezz’ora prendessi qualcosa). Continuo a studiare il portoghese, dicono che già lo parlo abbastanza bene. Di certo confesso abbastanza, parlo con la gente e predico: oggi 3 prediche.

Certamente vorrete sapere qualcosa sulla mia parrocchia. Per adesso vi posso dire questo: la cosa che mi meraviglia di più è la cordialità, la bontà di questa gente verso di noi, dovete vedere come ci ascoltano quando parliamo in chiesa, ci invitano a casa loro a prendere il caffè, si mettono a nostra disposizione. Il brutto è che c’è una mancanza di giovani, io sto cercando di avvicinarli, mostrando interesse per il calcio che qui è lo sport per eccellenza, ma ancora non sono riuscito ad agganciarli.


Salvador, 11 febbraio 1966

Vi scrivo anche questa lettera con una certa furia, perché più vado avanti e più il tempo libero si sta facendo minore. Da lunedì faremo in parrocchia un corso per catechisti e speriamo di poter avere una buona partecipazione. Forse la prossima settimana andremo ad abitare in parrocchia: la casa si sta facendo abbastanza confortevole.


Salvador, 21 febbraio 1966

Per quanto riguarda il caldo, il guaio è che, anche se non è eccessivo (è sempre sui 30° circa), però è molto umido, il che fiacca molto, il che toglie l’appetito, che si combatte mangiando spesso, anche se poco: si mangia a colazione, alle 10:30, alle 12, alle 15, alle 19, alle 21. Come vedete paese che vai, usanza che trovi. (…)

Ancora di giovani niente, solo poche ragazze, cui adesso ho dato l’incarico di portarmi i loro fratelli: domenica si dovrebbe cominciare, speriamo bene. Certo, anche qui bisogna cominciare dall’ABC, meglio dalle stecche, perché, cosa vuoi, quando un ragazzo di 18 anni non ha fatto la 1ª comunione e qui il catechismo si dà solo per la 1ª comunione, cosa ti puoi aspettare?


Salvador, 3 marzo 1966

Vi sto scrivendo dalla casa parrocchiale, la nostra casa. Ci siamo venuti ad abitare il 28 febbraio e anche se ancora non è completamente a posto, possiamo dire che ci si sta molto bene. Con il fatto di dormire qui in mezzo alla gente, possiamo ora lavorare di più. Abbiamo cominciato una esperienza abbastanza interessante: ogni sera andiamo presso una famiglia dove si radunano i vicini, la prima sera c’erano 42 persone, la seconda 36, la terza 43, naturalmente in zone diverse. Ci si può dichiarare quasi soddisfatti. D. Renzo fa anche lui la visita in altre famiglie. Nelle riunioni, si prega insieme e noi facciamo una piccola predicazione: ci serve per conoscere la gente e perché il Cristo sia presente in quelle case “dove due o tre si radunano nel mio nome, io sono in mezzo ad essi”. Tra poco cominceremo il catechismo per le ragazze, i ragazzi e i bambini. Cominciando un poco alla volta, noi speriamo di arrivare al maggior numero di persone. Quello che manca sono i catechisti, ma speriamo di formarne un bel numero per arrivare al nostro scopo. (…)

Babbo, mi chiedi del carnevale di qui, veramente non l’ho visto, anche perché non è molto opportuno che un prete ci partecipi, è un po’ spinto nel senso peggiore del termine. Devi immaginarti tutto il popolo che si riversa al centro della città, ballando letteralmente per tre giorni in continuazione e ubriacandosi. Ci sono anche una specie di carri, orchestre, ma sfilano soprattutto scuole di samba. I ricchi fanno carnevale nei club, e dicono che questi sono particolarmente licenziosi.


Salvador, 14 marzo 1966

Stiamo conoscendo la parrocchia un po’ meglio, visitando le famiglie e facendo riunioni anche a qualche giovane, ma ancora siamo all’inizio. Certo, la situazione è un po’ spaventosa, i luoghi di riunione di culto dei protestanti penso siano più di 20 in parrocchia, poi ci sono gli spiritisti ecc. Anche delle ragazze, che vengono in chiesa e vorrebbero essere catechiste, vanno alle sedute spiritiche. Ieri ho detto Messa in una sala dove ieri l’altro sera c’è stata una riunione di spiritismo, io devo far finta di non sapere niente, perché non ho altro luogo per celebrare Messa per un 20-30 mila persone. (…)

Il fatto di stare insieme con P. Renzo è di grande aiuto perché ci si consola a vicenda e ci si può sfogare di tutte le arrabbiature che fanno prendere gli omnibus che ritardano di mezz’ora come ridere, dei parrocchiani che fissano un’ora e poi non si fanno vivi.

Il lavoro mio continua anche in collegio. Ogni mattina vado a celebrare messa alle 06:30, poi il giovedì lo dedico alle confessioni e lezioni alle ragazze. Non so se vi ho detto che mi danno per questo 103.000 cruzeiros (30.000 lire scarse), che forse ci bastano per il mangiare, perché come altri introiti abbiamo solo le messe, ma non c’è ne sono per tutti i giorni. Comunque a P. Renzo, stanno arrivando soldi da Firenze e questo ci dà un po’ di tranquillità economica, perché ne abbiamo bisogno di soldi per le cappelle, ecc.


Salvador, 18 Marzo 1966

Per il resto tutto molto bene: continuiamo a lavorare, andiamo molto d’accordo. Ogni tanto viene a trovarci P. Enzo, che adesso lavora in seminario. Viene da noi perché qui si mangia veramente bene, mentre in seminario no. Continuiamo a visitare le famiglie e stiamo conoscendo sempre più la nostra parrocchia.

Domenica prossima comincerò forse (qui non si può essere mai sicuri) la riunione di coppie di sposi e pian piano vorrei trattare di problemi coniugali e di spiritualità coniugale (naturalmente con parole molto comuni e povere), ho in mente anche riunioni per fidanzati, ma ancora non sono riuscito a metterle in cantiere.


Salvador, 4 aprile 1966

Qui il lavoro prosegue abbastanza bene, già ho un gruppetto di giovani e di ragazzi, che mi pare abbiano abbastanza buona volontà.

Abbiamo cominciato con l’aiuto di alcune ragazze il catechismo.

La situazione politica è sempre uguale: dittatura militare, anche se è per paura dei comunisti e qui sono comunisti, tutti quelli che vogliono rinnovare, non si può infatti parlare della “Mater et Magistra”[3]. Con tutto questo la vita è sempre più cara e non si capisce come facciano a campare con neppure 20.000 lire al mese.


Salvador, 14 aprile 1966

Il giorno di Pasqua è stato abbastanza intenso: Messa di mezzanotte e altre tre Messe il giorno di Pasqua. P. Renzo ha fatto altrettanto. E in tutto abbiamo distribuito un 200 comunioni, su 90-100.000 abitanti. E poi dicono che i brasiliani sono cattolici.

A rompere la delusione è servito molto il pranzo con tutti i padri forestieri e brasiliani, suore, frati, signori del segretariato, servito nella “casa di campagna” di Dom Eugenio. È stata una meraviglia con molta allegria. Noi italiani eravamo 11 tra preti e ragazze (qui ragazze va fino a quarant’anni circa) e abbiamo cantato tutto il repertorio dal “Mazzolin di Fiori” a “Non ho l’età”, ai canti di montagna, tra l’allegria del vescovo che fumava il suo sigaro che sembra toscano. Veramente questi momenti di spensieratezza sono indispensabili per vincere le difficoltà e anche un po’ di nostalgia che si affaccia di quando in quando. Il fatto di stare insieme si dimostra sempre più meraviglioso perché serve per aiutarci e sfogarci un po’, a volte tutti e tre andiamo a cena fuori e così possiamo aver la gioia di mangiare anche una bistecca vera.

Il lavoro in parrocchia continua: ogni giorno si vedono nuove necessità che bisogna affrontare. Il lamento, che si sente sempre: manca il Padre. E intanto, solo nella nostra parrocchia ci sono 16 chiese protestanti, molto attive, sempre piene, mentre noi andiamo a dire messa nelle scuole e vengono quasi solo donne e bambini. Sembra un miracolo che ci sia ancora gente buona, disposta e contenta di aiutarci.


Salvador, 22 aprile 1966

In questi giorni comprerò una bicicletta, e così potrò meglio visitare i vari luoghi della parrocchia. Il vescovo veramente voleva che comprassimo una macchina, per non sciupare energie, e Renzo era riuscito a farsi mandare dall’Italia la cifra sufficiente (perché qui non si guadagna tanto), ma noi non vogliamo assolutamente: ci troviamo in mezzo a gente poverissima e ci parrebbe un peccato essere diversi dai nostri parrocchiani, oltretutto il nostro andare a piedi o in bicicletta sarà per i nostri parrocchiani una predica molto più eloquente di tante dissertazioni sulla povertà della Chiesa.

Sto visitando scuole, malati, famiglie, club, più si va avanti e più si notano le necessità.

Ieri era la festa di un martire dell’indipendenza brasiliana: Tiradentes, e ho fatto un discorso all’inaugurazione di una scuola, ho detto che “Noi brasiliani siamo fieri di questo uomo, e che deve essere un modello per gli scolari”, come vedete mi sto considerando brasiliano con grande piacere dei miei ascoltatori.


Salvador, 20 maggio 1966

Mi chiedete se ci sono case decenti: si, ma sono quelle dei ricchi, la normalità, più del 90%, vive in case di terra, con pavimento di terra battuta, con due stanze. Ieri mi sono inoltrato in un viottolo, sono entrato in 4 o 5 case, la miseria più nera d’Italia sarebbe stata un lusso davanti a quella miseria. E chiaro, Salvador centro è una città moderna con grattacieli, e tutti i conforti, negozi di lusso, ecc. Ma è un altro mondo. La periferia, e la mia è periferia estrema, è un mondo diverso. Il mondo dei miserabili, di quelli che guadagnano al più 30.000 lire al mese, e hanno 10 figli: è chiaro che i bambini sono tutti nudi, con il caratteristico pancione, sporchi e malaticci, è chiaro che molti, la maggior parte, non si sposano in chiesa perché non hanno denaro (me l’hanno detto ieri), non battezzano i figli perché non hanno soldi e non vogliono presentare i loro figli vestiti male.

Ieri, vi ho detto che ho visitato quelle famiglie, tutte famiglie con 2 o 3 bambini senza battesimo: ho detto quello che pensavo. Con molta chiarezza, che se son vestiti bene non li battezzo, se fanno festa vadano in un altro posto, che non voglio niente, che solo voglio che i genitori e padrini vengano a 3 sere di preparazione al battesimo. Mi hanno capito, e sono stati veramente contenti. Spero che il battesimo (saranno una ventina di bambini) con il nuovo metodo, fissato per il 12 di giugno, riesca bene. P. Renzo naturalmente vuole fare lo stesso. Gli altri preti stranieri sono pienamente d’accordo. I preti brasiliani no e dicono che siamo degli illusi, che moriremo di fame in questo modo. Io penso che convenga rischiare, ma non continuare a esigere per il battesimo 500 cruzeiros. Esigere che i genitori e i padrini sappiano qualcosa sul battesimo, piuttosto.


Salvador, 27 maggio 1966

Oggi abbiamo realizzato la Pasqua[4] in un ginnasio, abbiamo confessato 150 tra ragazzi e ragazze, speriamo che queste comunioni e confessioni siano l’inizio di una vita più cristiana… pensate che la maggior parte dei bambini qui si confessano e comunicano una volta all’anno, alcuni dopo la 1ª comunione si comunicano solo per sposarsi, e questi sono i cattolici, perché molti non fanno la 1ª comunione per niente.

Stasera andrò a celebrare messa, se non pioverà troppo, in un bairro molto povero della mia parrocchia, che quasi non conosco: purtroppo sto accorgendomi più vado avanti che conosco molto poco la mia parrocchia, ogni tanto vado, vedo nuove miserie morali e materiali.

A proposito di miserie materiali, ieri l’altro ho visitato varie case (o meglio, baracche di terra) che stavano cadendo sotto la pioggia torrenziale, in un altro posto è caduta una casa ed è rimasto seppellito un bambino. Purtroppo qui ormai ci si sta abituando alla miseria e alla morte, ma come si soffre quando si vede che si può fare tanto poco per questa gente: per ora la nostra missione è di dar loro la nostra amicizia, un’amicizia con i preti a cui non sono abituati perché i preti di qui sono abituati ad aspettare i parrocchiani in casa parrocchiale.

Più mi accorgo di tanta miseria e più sono contento di essere venuto qui: ieri in un ginnasio, un ragazzo mi ha chiesto perché vengono così pochi preti dall’estero, non gli ho saputo rispondere, non gli ho potuto dire che io vengo da una diocesi di 60.000 anime con più di 100 preti… perché non deve pensare che noi, la Chiesa, che dovremmo predicare e praticare l’amore al prossimo, non lo pratichiamo. Scusate questo sfogo ma è tanto facile farsi venire questi pensieri qui. Perché ci devono essere ragazzi e ragazze nelle scuole che vogliono, desiderano l’ora di religione perché sono coscienti di non sapere niente, ma non ci sono preti, non ci sono suore, non ci sono laici preparati. Noi stiamo continuando a dire che l’America Latina è cristiana, e cattolica, se stiamo ancora con le mani in tasca. Penso che fra qualche anno dovranno dire che non è né cattolica, né cristiana, ma atea, e questo, per nostra colpa.


Salvador, 30 maggio 1966

Oggi proprio il governatore di Bahia ha dichiarato lo stato di calamità pubblica: è piovuto ininterrottamente per 10 giorni, oggi ha smesso un poco, ma non sappiamo se continuerà o no. Le conseguenze sono disastrose: strade allagate, molte case cadute (sfaldate: sono fatte di terra e naturalmente con questa acqua sono cadute), molti anche i morti e molti “flagelados” (gente che si trova senza casa, alloggiata per ora in pubblici edifici). Anche la nostra parrocchia, anche se in altri “bairros” è andata peggio, ne è stata colpita: moltissimi sono rimasti senza tetto e molte case minacciano di cadere… Speriamo che l’acqua non continui.


Salvador, 7 giugno 1966 

Vi posso annunciare che le grandi piogge sono finalmente finite. Le conseguenze, come vi dicevo nell’altra lettera, sono state disastrose, morti, feriti e molte famiglie senza tetto, anche qui in parrocchia sono cadute molte case.

Una bellissima notizia, vi ho già scritto che mi hanno donato un terreno: bene in questi giorni inaugurerò la chiesa: di terra. E così potrò cominciare una campagna di in grande stile per la costruzione della chiesa, della vera chiesa e degli ambienti parrocchiali. So che il lavoro sarà lunghissimo, ma non posso aspettare con le mani in mano che 40.000 persone non abbiano la chiesa.


Salvador, 10 giugno 1966

Ho da darvi una notizia non tanto buona. Non allarmatevi, non riguarda direttamente me, ma la parrocchia. Dunque vi ho parlato del terreno che mi hanno donato, ieri festa del Corpus Domini, dovevo dire la messa campale per mobilitare un po’ i fedeli e presto dovevano costruire una chiesa di terra per occupare il terreno. Ebbene, proprio ieri l’altro è arrivato il “fiscal”[5] della prefettura (comune) con polizia e pompieri, e ha buttato all’aria tutto: cartelli e filo spinato e alla gente che diceva “ma domani il padre viene a dir messa qui” ha risposto “la vada a dire all’inferno”.

Un episodio un po’ triste, io non ero presente, ma ho avuto il mio da fare per consolare le pie donne e i fedeli. Ieri ho celebrato la messa in un altro posto e ho fatto la predica di mezz’ora, non ha voluto fare commuovere nessuno, ma ho spiegato il valore della sofferenza e ho incoraggiato tutti ad essere più cristiani… Spero di parlare presto con il prefetto, forse venerdì prossimo io ho buone speranze per spuntarla.

Vi ho mandato a dire questo, lo potete dire anche a Don Stefano, cui ho scritto della chiesa, quasi come se fosse già costruita. A dire la verità, mi ero un po’ illuso, perché non è giusto che vi mandi solo a dire solo i successi, ma anche le batoste.


Salvador, 17 giugno 1966

Vi devo dare subito una buona notizia: ho ottenuto nuovamente il terreno per la chiesa e questa volta, almeno speriamo, senza possibilità di ritorni indietro.

Stasera spero di poter parlare col prefetto per ottenere un terreno per le suore.

In compenso la parrocchia crescerà perché verranno ad abitarvi altre 200 famiglie, vittime delle piogge torrenziali di questi giorni.

Domenica scorsa ho battezzato 13 bambini, dopo tre riunioni di preparazione con genitori e padrini. Tutto è andato bene.


Salvador, 20 giugno 1966

Come vi ho annunciato nell’ultima lettera, ho ottenuto il terreno e anche se non mi illudo affatto, perché sono sicuro che la chiesa non verrà su come un fungo e che dovrò affrontare su questo punto molte difficoltà, già molto è fatto e adesso ho un punto di appoggio (alcune stanze in una casa) per il mio apostolato. Venerdì scorso sono stato dal prefetto. Io non ho ottenuto per le suore il terreno che desideravamo, ma un altro in posizione non molto buona, ma meglio poco che niente.


Salvador, 28 giugno 1966

Domani, quarto anniversario della mia ordinazione, celebrerò messa campale nel luogo dove sorgerà la futura chiesa. Spero che venga molta gente per cominciare un movimento per radunare un po’ di soldi per questa benedetta chiesa… Stasera leggerò alla radio locale un radiomessaggio che dovrebbe commuovere i miei parrocchiani. Speriamo bene!

Per il resto tutto bene. Non pensiate che il problema della chiesa stia interrompendo le altre attività, le sta moltiplicando perché mi dà l’occasione per incontrarmi con tante persone e in ogni casa dove vado c’è sempre qualcosa da mettere a posto, o il matrimonio da fare dei genitori (qui la maggior parte non sono sposati in chiesa), o il battesimo dei figli. Spero presto di cominciare un lavoro vero e proprio, anche coi giovani. Per ora è solo un’opera di avvicinamento.


Salvador, 4 luglio 1966

 Ho riunito due volte, domenica scorsa e ieri, i parrocchiani per discutere della chiesa: sembrano molto animati e spero che continuino ad aiutarmi veramente.


Salvador, 9 luglio 1966

Vi ho parlato già del problema della chiesa, risolto almeno per il terreno. Vi ho detto della commissione e stiamo continuamente in riunione per discutere come faremo per trovare denaro, spero presto di mandarvi delle foto, ma dovete avere pazienza perché don Renzo ha la macchina rotta e perciò…

Vi ho parlato già dei “disabrigados”[6] che verranno ad abitare qui in parrocchia. Ebbene, abiteranno vicino alla Chiesa e alla mia casa, ma dovreste vedere dove li hanno cacciati: in case popolari da gnomi, o da cani, in blocchi di cemento, un appartamento non più grande del cucinotto di casa! E li dovranno abitarci in 5, 6. 8 persone.  Mi hanno detto, quando ho protestato, che prima di abitare lì, stavano in condizioni peggiori.

Mi pare che l’unica cosa positiva è che così questa gente vorrà ribellarsi e saranno convogliati naturalmente verso il comunismo. Perché finora la Chiesa e il governo sono stati di comune accordo e non hanno fatto quasi niente per aiutare questi miserabili.

Dovete pensare che risulta una cosa straordinaria che io vado a visitare tutte le famiglie, che vado dentro le baracche, che vado a cercare la gente.

Purtroppo, come saprete, qui siamo sempre più in mano ad una dittatura militare che ha preso il potere per non lasciare che il paese cadesse in mano al comunismo, in verità, per non lasciare che il Brasile fosse un po’ più libero dagli Stati Uniti. Adesso come conseguenza, tutte le industrie sono in mano agli americani e quelli che dicono qualcosa contro questo fatto sono tacciati di comunismo.

Per fortuna c’è un gruppo di giovani che vuole ribellarsi a questo stato di cose, ma non sono aiutati: la maggior parte del clero non comprende questo stato di cose, si accontenta dello “status quo”, perché il governatore e il generale tal dei tali leggono l’epistola durante la Messa e si dichiarano cattolici, anche se non fanno niente per i “desabrigados” e fanno costruire case che assomigliano a rifugi per cani e non per persone che hanno un’anima immortale.

Scusate se vi scrivo queste cose, ma non si può tacere al vedere cose così storte. Vi ho scritto che se andiamo avanti così l’unica soluzione sarà il comunismo, ma speriamo che i nostri amici cambino un po’ la loro mentalità e facciano che avvenga una rivoluzione veramente cristiana.


Salvador, 13 luglio 1966

Qui è cominciato un altro carnevale. Ieri, quando Pelé ha segnato il primo gol per il Brasile, ai campionati del mondo, c’è stata un’esplosione di grida, di spari di mortaretti. I giornali hanno scritto che ieri sera è cominciato un altro carnevale, e se i brasiliani vinceranno la Coppa non so che cosa succederà. Ieri sera la città è rimasta praticamente fermata perché la gente si è riversata nelle strade e piazze a ballare e a cantare. Pare davvero che tutti siano diventati matti, non si fa altro che parlare del campionato del mondo, in un clima di accesa esaltazione.

Per il resto tutto normale. Ieri sono andato a protestare contro le case dei “desabrigados”, ne ho informato il Vescovo, ma è difficile che la mia protesta serva a qualcosa, anche se hanno capito tutti che ero alquanto scocciato (pensate: una casa di 20 m², 4×5 m per una famiglia di 5 persone. E i gabinetti sono a 30 m di distanza… e gli ingegneri si sono meravigliati che io protestassi con tanto calore).


Salvador, 17 luglio 1966

Ho partecipato agli inizi dei lavori di un nuovo direttorio di un club, ho parlato facendo gli auguri, hanno parlato in molti. Mi dispiace tanto che non potevate stare presenti perché un tale, l’oratore ufficiale, in 5 minuti è stato capace di dire un sacco di stupidaggini sulla Chiesa, su Gesù Cristo… Pensate che il Presidente del club, il cui ritratto campeggiava sulla sala, è stato detto l’uomo più grande dopo Gesù Cristo, modestia a parte.

Comunque mi sto accorgendo che la gente sta rispondendo meglio. Ieri sera alla Messa, dei bambini, vestiti con le cotte cucite da mamma, mi hanno aiutato in modo direi impeccabile.

Ho visitato una bambina malata da un mese, non si sa di preciso cosa abbia, che pena, tosse sempre e ha un forte dolore nell’orecchio. Il medico le ha ordinato un sacco di iniezioni: è già ridotta ad uno scheletrino. Pregate anche voi per lei.

Stasera ho anche celebrato un matrimonio: lui di 86 anni, lei di 64, naturalmente già vivevano insieme. Sono stati molto contenti (il matrimonio, l’ho celebrato in casa) e sono rimasti male quando non ho potuto cenare con loro, per mancanza di tempo. Pranzerò con loro un’altra volta.


Salvador, 26 luglio 1966

Le proteste che ho sfoderato davanti agli ingegneri e al Vescovo sulle case per i “desabrigados”, dicendo che erano case di cani e che si dovevano vergognare di aver costruito simili tuguri, stanno ottenendo frutto. La commissione dello Stato è d’accordo con me e cercano di migliorare le case. A volte è proprio vero che a mostrare i denti si ottiene qualcosa. Pensate che gli ingegneri mi hanno risposto “Non siamo mica in Italia”. Come se gli uomini fossero da noi e qui gli uomini fossero una sottospecie.

La Chiesa? Beh, ancora evidentemente siamo in alto mare, credo che avranno raccolto un 30.000 cruzeiros[7] (= 9000 lire) e con questi non si può far niente. Intanto però cominceremo a fare la casa di terra per il materiale e per il sottoscritto.

L’attività procede abbastanza bene, sto lavorando per benedire le nozze dei miei parrocchiani, che vivono molti senza essere sposati. Sono la maggioranza. Intanto giovedì prossimo si sposeranno due coniugi che hanno tre figli, mercoledì andrò a parlamentare con tre copie perché decidano a sposarsi.

Sto lavorando per riuscire ad agganciare anche i giovani e le ragazze, ma sarà un lavoro molto duro. Ma mi pare importantissimo.


Salvador, 1° agosto 1966

Non vi dovete assolutamente preoccupare per le mie proteste alle autorità. Vi assicuro che stanno ottenendo l’effetto desiderato: già hanno aperto una finestra che dà un po’ di aria ai poveretti. E il Vescovo sta lavorando per ottenere qualche altra miglioria.

Per la chiesa, stiamo continuando a lavorare, ieri sera hanno sorteggiato un pollo, “pro igreja”[8], risultato, 16.000 cruzeiros, 4.000 lire. Ci vorranno molti polli, ma la buona volontà c’è da parte della mia gente. Adesso stanno lavorando per costruire il baraccone di terra. E faremo anche una bella novena per preparare l’Assunta, che festeggeremo al massimo. Due messe, con battesimi, e l’ultima messa alle 5 della sera cantata da una corale che stiamo formando, e celebrata all’aperto nel luogo dove sorgerà la Chiesa.

Volevo dire che sto lavorando a costruire un’altra chiesa nella Fonte del Capim[9], un altro luogo abbandonato della mia parrocchietta.


Salvador, 3 agosto 1966

Io ho un sacco da fare, però lunedì prossimo mi prendo un giorno di riposo, ordine del vescovo, che mi ha minacciato di incarcerarmi per una settimana. È proprio bello che un vescovo si preoccupi tanto dei suoi preti, che si preoccupi che si riposi.

E la chiesa? Tutto sembra andare per il meglio, forse oggi cominceremo a costruire il baraccone di terra battuta, ve lo fotograferò, così potrete rendervi conto della cattedrale che sto costruendo.

Per il terreno delle suore che tanto mi ha preoccupato in questi ultimi giorni, sembra che il prefetto abbia riconosciuto il suo errore e abbia dato ordini perché il terreno rimanga alle suore. Dico sembra, perché conoscendo i politici brasiliani non ci si può fidare troppo della loro parola.

Non so se avete saputo dai giornali che c’è un po’ di attrito tra Chiesa e Stato in questi giorni in Brasile, per una lettera dei vescovi del Nordeste[10] che prendevano posizione sulle riforme da fare. Certo con una dittatura militare come questa l’accordo non può esistere.

Qui in Bahia c’è calma, anche perché Dom Eugenio è molto diplomatico.


Salvador, 6 agosto 1966

Domani andrò a celebrare tre messe a Santo Amaro de Ipitanga, una parrocchia di 40.000 anime che adesso il vescovo ha affidato a noi tre, a turno andremo di domenica a celebrare messa, per il resto (eccetto confessioni e matrimoni), pensano tre suore olandesi che recentemente hanno avuto il permesso di comunicarsi e comunicare i fedeli. Così le nostre parrocchie arrivano a 140.000 persone e siamo in tre preti. Beh, qui niente di strano, anche se è un vero peccato di mancanza di carità da parte dei paesi (cfr. diocesi di Fano), dove i preti si buttano via.

Per fare un esempio, e purtroppo non è isolato, anche stasera ho dovuto negare la Messa domenicale a un gruppo di famiglie isolate che sono facile preda dei protestanti perché già dico quattro messe e di più non ne posso dire.

Abbiamo ricominciato a insegnare religione nel ginnasio, venerdì ho fatto quattro ore, mercoledì altre quattro, ma è sempre poco, abbiamo dovuto lasciare da parte il notturno con un 400 alunni e un altro ginnasio con 600.

Ancora la baracca di terra non è costruita, ma speriamo che presto si possa cominciare. Il guaio è che verrà a costare 200.000 cruzeiros (60.000 lire), ma qui è una cifra astronomica e forse non arriveremo a raggranellare il sufficiente, vorrà dire che aspetteremo ancora.

Per la chiesa ancora più in alto mare, ma mi sembra che questo problema stia riunendo la gente e questo è senz’altro un fatto molto positivo.

Stiamo facendo la novena per l’Assunta e la gente sta venendo, una trentina di persone, più o meno, ma speriamo che siano il lievito, destinato a fermentare la massa.


Salvador, 17 agosto 1966

Il 15 agosto grande festa a Fazenda Grande, dove dovrei costruire la chiesa. Processione con banda e moltissima confusione, con quattro chierichetti molto carini e quattro angioletti. Poi Messa all’aperto con predica per commuovere la gente: “Costruiremo la chiesa per questi bambini perché abbiano una vita migliore della nostra”. Poi una specie di lotteria pro costruenda chiesa, con risultato cruzeiros 50.000 (= 15.000 lire), campa cavallo.

Stasera dovrò protestare nuovamente perché il terreno che il prefetto aveva donato alle suore lo vogliono vendere a lotti.

Non abbiate paura, se non strillo, non riesco a combinare niente. Qui sono così abituati al fatto che tutti sono pecore, che se qualcuno si fa un po’ sentire ottiene tutto. E poi non posso permettere che mi facciano una partaccia così.


Salvador, 26 agosto 1966

Ancora nessuna novità sul terreno delle suore che mi avevano dato e adesso hanno venduto ai privati. Sto lottando perché facciano qualcosa per riparare il malfatto. Spero di parlare presto con il prefetto perché sia anche lui interessato nell’aiutarci. Ancora non siamo riusciti a cominciare il baraccone, ma speriamo che presto sia possibile cominciarlo.

Quando parlo ai miei parrocchiani che tra quattro anni e due mesi ritornerò in Italia, quasi cominciano a piangere! Sono il primo prete che si interessa di loro, che è loro amico, stanno vedendo un certo miglioramento. E il pensare che dovrò star fuori li addolora e a volte addolora anche a me. Perché vedete le difficoltà c’è, ne sono tante, il clima è proprio orribile perché è un caldo umido che toglie tutte le forze, ma quando penso che questa gente, se io vado via, non hanno un “padre”[11], mi viene proprio da pensare.

Un’altra notizia non troppo buona: il terreno per un’altra chiesa che era stato donato, non può fare per costruire la chiesa perché è in una posizione orribile (dichiarazione dell’ingegnere) … Pazienza, ancora lo devo dire alla gente. Speriamo di riuscire a ottenerne un altro, ma la cosa non è del tutto facile.


Salvador, 13 settembre 1966

Il baraccone di terra, che servirà presto come chiesa, è in via di costruzione, un uomo ha donato ieri l’altro 2.000 tegole. Spero proprio che fra poco tempo possa cominciare a riunire nel baraccone la mia gente.

Il lavoro pastorale e continua con ritmo costante. In questi giorni, da domani a domenica avremo la visita pastorale del Vescovo ausiliare.


Salvador, 19 settembre 1966

Quaggiù, ieri, con la celebrazione del Vescovo ausiliare, di Renzo, di me, si è conclusa la visita pastorale. Sono stati quattro giorni molto intensi. Il vescovo ha visitato le scuole, il club, scuole di catechismo della parrocchia. Una novità! Secondo ultimi calcoli, sembra che la parrocchia abbia 120 – 140.000 persone.! Beh! Come non detto. A Fazenda Grande, dove lavoro io, il Vescovo ha potuto celebrare nel baraccone che era coperto di tegole ma senza muri (ossia senza la terra laterale).

Per il terreno delle suore domani dovrei avere una risposta che si spera positiva. È una guerra di nervi, un continuo tira e molla. Speriamo che il Signore abbia pietà di questa gente che ha proprio bisogno di suore che aprano un centro sociale, che seguano soprattutto le ragazze.

Ho trovato delle donne che cuciranno gratis le camicette per due squadre di calcio di bambini. Speriamo che questo sia un mezzo per arrivare a seguire un po’ i ragazzi e arrivare piano piano ai genitori.


Salvador, 26 settembre 1966

Il baraccone sta procedendo bene, anche se ancora mancano le pareti di terra, ma spero che quando tornerò da Itaparica gli uomini abbiano fatto qualcosa di più. Ieri sera nella Messa ho fatto un appello accorato ai miei cattolici perché aiutino nella costruzione della loro chiesa. Come effetto erano in 5 a decidere di lavorare… pazienza.

Per le suore ancora niente di nuovo: il prefetto ha promesso un terreno 30×20 che è assolutamente insufficiente per il centro sociale che avremo intenzione di fare.

Una notizia buona è che stanno cominciando a funzionare due gruppi di ragazzi e uno di ragazze, una specie dei nostri aspiranti.

Ho cominciato anche un lavoro con gli studenti di un ginnasio dove già insegno religione. Come vedete, il lavoro non mi manca. A questo aggiungete il fatto che tutti i dopo cena vado nei bairros per fare dei film catechistici.


Itaparica, 30 settembre 1966

Quando vi arriverà questa mia Mons. Micci sarà già entrato in diocesi[12] e penso che anche Giovanni sarà già a Fano. Ho ricevuto ieri sera una lettera di Monsignor Micci, che mi ha riempito di tanta gioia. Gli avevo scritto dicendo che mi doveva considerare sempre come della sua diocesi e mi ha risposto non solo accettando questa mia considerazione, ma insistendo molto. È molto bello non sentirsi isolati dalla diocesi, dagli amici preti. Finora era don Stefano che era un po’ per me il punto di contatto, ora col Mons. Micci, con Giovanni, spero che aumenti il senso missionario della nostra diocesi.

Vi invio la foto del baraccone in costruzione, spero che nella mia prossima lettera possa dirvi che è pronto! Una bella notizia: il governatore ha visitato le case per i desabrigados, (quelli che hanno perduta la casa in maggio) e ha riconosciuto che sono case da cani. Adesso le aumenteranno con un gabinetto e una piccola cucina… La voce della ragione pian piano arriva…


Itaparica, 2 ottobre 1966

Nel mese passato ogni settimana abbiamo realizzato due o tre prime comunioni, con una media di 40 ragazzini e ragazzine delle scuole elementari. Il problema che ci angustia è il sapere che quasi per il 99% questi bambini non riceveranno più nessuna istruzione religiosa e non frequenteranno più la chiesa.

Quando si chiede a un giovane se ha fatto la prima comunione, lui risponde, nella maggioranza dei casi: “Credo di sì, perché i miei sono molto cattolici”. Beh, basta con questa roba che è solo triste.

Il baraccone adesso si può chiamare a tutti i diritti una chiesa vera e propria. È stato imbiancato ed è proprio carino.

Il gruppo che ha lavorato per la Chiesa adesso vuol formare la “legione del samaritano”, cioè un gruppo di persone che aiuteranno a costruire e rimettere a posto le case di terra di quelli che sono poveri. L’idea è venuta da loro, anche se era un po’ che ci stavo pensando. Non vi pare una cosa ottima?

Il 15 novembre ci saranno le elezioni, elezioni per modo di dire, perché a molti deputati il governo (che è dittatoriale) ha tolto i diritti politici, e ci sono due partiti, uno governativo e l’altro di opposizione, ma l’opposizione vera è fuorilegge. Dunque siamo in campagna elettorale, però non è una campagna accesa. Tutti devono votare, ma molti, i più intelligenti scriveranno sopra il modulo “Io voto contro la dittatura”. A proposito di propaganda, un tizio mi ha detto che mi avrebbe aiutato a costruire la chiesa, se lo aiutavo ad essere eletto, naturalmente dietro la mia risposta non si è fatto più vivo. Ieri sono andato a benedire un morto, in grande vicino alla salma c’era una locandina “Votate per tizio. È amico degli umili”. Paese che vai, usanza che trovi. Mai avevo visto approfittare di un morto per fare propaganda.

Ho avuto uno scontro con le “sante” donne della parrocchia. Volevano mettere in chiesa (il baraccone) due immagini della Madonna, ho fatto il duro e naturalmente ho vinto. Le ho convinte che la Madonna è una sola.


Salvador, 8 ottobre 1966

Adesso vi devo dare una notizia magnifica: ieri sera ho celebrato la messa nel baraccone. Non vi dico che ero un po’ commosso, perché ve lo potete immaginare facilmente: non sono riuscito a dire molte cose nella predica, ma credo che i miei parrocchiani mi abbiano compreso, perché anche loro erano commossi al 100%. Finalmente abbiamo la nostra chiesa che non è un granché dal punto di vista artistico, ma per me è la miglior chiesa del mondo, l’hanno costruita i miei parrocchiani con le loro mani, con i loro sacrifici.

Il terreno delle suore sembra nuovamente certo, la Prefettura l’ha di nuovo promesso, ma certo non mi faccio troppe illusioni.

Stasera andrò a visitare una quarantina di famiglie, che oggi arrivano per occupare le casette per i “desabrigados” di cui vi ho parlato tante volte. Spero di poter far presto amicizia, in modo da poterli aiutare veramente.


Salvador, 24 ottobre 1966

Ho notizie buone da darvi: prima di tutto ieri la mia agente ha lavorato tutto il giorno per rifinire la Chiesa, per fare le porte e quello che è un baraccone acquista sempre più l’aspetto di una vera chiesa, la chiesa migliore che esista in questa terra (per me). Ieri era piena, all’ora della Messa e c’era gente anche fuori, un giovane ha contato 250 persone! E ci sono state un 50 comunioni!!!

Poi ho speranze per cominciare un lavoro abbastanza buono, coi giovani. Oggi ho visitato con un’assistente sociale le case dei “desabrigados”, una casa è per il parroco e comincerò presto ad avere un ufficio, anche per attendere la gente, ma già ho fatto amicizia con quella gente e spero di poter fare qualcosa di buono. Adesso sto lottando per avere un campo sportivo, una lavanderia, una scuola, perché là bisognerebbe e finché il ferro è caldo bisogna battere senza stancarsi.

Il terreno per le suore è certo, ma adesso stiamo facendo di tutto per farcelo ampliare e fra poco cominceremo a costruire un baraccone di “taipa”[13] (terra), così le suore potranno cominciare a lavorare in beneficio del popolo.

Grazie per le preghiere che avete fatto il 19[14] e che continuate a fare; in certi momenti, quando tutto va male, è l’unico conforto sapere che lontano c’è qualcuno che prega. Perché vicino alle cose buone ci sono tante delusioni, in alcune zone non riesco a penetrare, non riesco a combinare niente, ma bisogna avere pazienza.


Salvador 21 novembre 1966

Già ho cominciato a “dar expediente” (= ricevere) la gente in una casa dei desabrigados, casa che è per il Vigario, tra un po’ andrò anche a dormire là e così sarò più a contatto con la mia gente.

Ogni volta che visito le case nuove dei desbrigados incontro nuove miserie e io non posso farci niente, e questi poveretti hanno una immensa fiducia in me, perché gli altri, i pezzi grossi, non li vanno a visitare, non si rendono conto di come soffrono.

Ho ricevuto in questi giorni una specie di tesoro spirituale da parte delle bambine, dai 12-14 anni, che formano una specie di “aspiranti della GF”, alcune hanno fatto 5555 (sic) fioretti perché Padre Paolo possa rimanere in Fazenda Grande e perché possa essere felice insieme ai parrocchiani. Le ragazze di una classe del collegio Bom Jesus (quelle a cui ho predicato il ritiro), mi hanno regalato una camicia!

In un altro posto abbiamo innalzato una parete di una futura cappella. In un altro ancora dovrò presto andare dal Prefetto con un deputato e il presidente della società locale per chiedere un terreno per la chiesa.

Ma non credete che lavori solo a costruire chiese di terra: il catechismo continua in quattro posti. Ogni posto con almeno quattro gruppi (classi) di bambini. E l’8 dicembre faremo in un posto di catechismo la 1.a comunione, preceduta da due giorni di ritiro.

Domenica scorsa ho cominciato a chiacchierare con un gruppo di ragazzi e ragazze, speriamo che pian piano possa raggiungere qualcosa. Domani avrò una riunione, la prima di sole ragazze, domani l’altro una riunione in una zona per cominciare un lavoro un po’ organizzato. Poi farò in tre luoghi, o forse quattro, la novena dell’Immacolata e di Natale. Naturalmente saranno dirette dai laici. Io dovrò solo supervisionare.


Salvador 29 novembre 1966

Qui a Salvador continua la solita vita, adesso stiamo cominciando in tre zone la novena dell’Immacolata. Cerco di approfittare di tutte le occasioni per riunire un po’ la gente e per dire una parola buona.

La chiesa-baracca si sta facendo sempre più carina, tra poco installeremo anche il Battistero ed è molto frequentata.

Con i desabrigados tutto bene, anche se nelle case, costruite da due mesi, e la ditta ancora sta lavorando per costruire altre case, ci piove. Adesso cominceremo un lavoro sociale per riunire questa gente, perché si sentano un po’ come una grande famiglia. E mi aiuteranno in questo lavoro due sposi degli Stati Uniti, volontari della pace (di Kennedy)[15] che abitano in parrocchia.

Ancora non abbiamo iniziato i lavori per la costruzione del baraccone delle suore.


Salvador, 12 dicembre 1966

La Chiesa va sempre abbellendosi: tra poco ultimeremo il battistero, che sarà una magnificenza.

L’8 dicembre prima comunione di 23 bambini preparati dalle catechiste della parrocchia, è stata una bella cerimonia, molto commovente: i bambini hanno fatto la processione dell’offertorio, durante il Padre nostro siamo rimasti a braccia incrociate e unite, io con i bambini, ricordo dell’antico bacio di pace, una sola cosa brutta: mancavano quasi del tutto i genitori, questa è una cosa pessima, i genitori sembrano infischiarsene della prima comunione dei figli.

Un’altra cosa molto bella è che ho cominciato a lavorare, una specie di Azione Cattolica (di tipo francese, partendo dalla vita è impostato nella discussione) con un gruppo di uomini. Non vengono in chiesa, però, nella mentalità e nella vita, sono profondamente cattolici.

Di altro? Per i desabrigados ho avuto una riunione ad alto livello con i dirigenti: dopo un’ora e un quarto di attesa, ma qui c’è sempre da attendere, ho esposto i desideri miei e della gente: la Segretaria ha preso appunti, speriamo che non se ne dimentichino.

Domani il Presidente verrà di nuovo a visitare il bairro e così avrò modo nuovamente di parlarci ed esporre i nostri problemi. Perché la gente qui, abituata alla schiavitù (fino a 80 anni fa), quando si trovano davanti a uomini col paletò (giacca), che distingue i ricchi dai poveri, rimane zitta e si accontenta di tutto.

Ieri abbiamo celebrato la festa della parrocchia con la prima comunione nella Chiesa, dove noi stiamo. Tutto molto bene.


Salvador, 26 dicembre 1966

La sera di Natale ho mangiato in una famiglia, per non ritornare a casa e poi di nuovo andare a Fazenda Grande. Il cibo era pane con zucchero e cacao e carne di gallinaccio, naturalmente mangiati insieme. È abbastanza buono! Poi sono andato in un bairro a celebrare la messa di mezzanotte, alle 11:00, perché l’avevo convinti che così era meglio, soprattutto per me. Messa e 8 comunioni! Poi in macchina mi hanno portato fino alla chiesa di Fazenda Grande, dove c’era un sacco di gente, una cosa commovente: Messa all’aperto, gente dappertutto che cantava abbastanza bene e stava zitta quando bisognava stare zitti.  Ho fatto un discorso sulla fraternità, sull’amore, qualcuno si è commosso! 50 comunioni! Poi di corsa per una discesa da fare invidia al canalone di del Piz Boè[16], in un altro bairro, non c’era molta gente, ho dovuto dare molte occhiatacce per continuare la Messa, ma tutto si è svolto bene! Alle 02:15 di nuovo nella Chiesa di Fazenda Grande, da dove altra discesa orribile per battezzare due gemelli in pericolo di vita. Alle 3 a casa per cominciare un meritato riposo, interrotto alle 4 da un gesuita che tornava dal suo giro. Alle 8 sveglia per andare a battezzare nella chiesa di Fazenda Grande. Alle 11 partenza per Itapoan dove con altre 75 persone, fra cui Dom Eugenio, abbiamo consumato il pranzo di Natale (carne di porco, di gallina, riso, marmellata, patate ecc. tutto misurato) e poi cantato tutti nelle rispettive lingue: rappresentavamo 20 nazioni. Alla sera, alle 18, altra Messa a Fazenda Grande, poi di corsa a casa per andare a dormire.


Salvador, 28 dicembre 1966

Qui la vita continua come sempre. Il 1º dell’anno farò un’altra maratona di Messe, ma il 2 con Renzo e 3 gesuiti prenderemo quattro giorni di ferie a Irecé, a 700 km da qui, dove passeremo i primi giorni dell’anno con i preti di Reggio Emilia e le ragazze di Reggio Emilia, faremo una cura di cucina reggiana e di risate.

Come già vi ho detto, il 9 andrò a Recife per passare 15 giorni di ferie. Vi potrò vedere il lavoro che si fa là (è la diocesi di Dom Helder Camara, il vescovo che qui è considerato comunista).

Un’altra notizia, mi hanno chiesto di andare a lavorare in seminario. Dovrei, conservando la parrocchia, curare spiritualmente (una mistura tra padre spirituale e amico) un gruppo di seminaristi, prima della teologia, ancora non so se accetterò.


[1] Il Dom prima del nome, è il titolo dato a un vescovo (dal latino Dominus).

[2] Riguardo al Candomblè, Paolo avrà in seguito modi di conoscerne meglio la natura, e ne avrà un sincero apprezzamento. Anche se ha alcuni elementi mutuati dal cristianesimo, è una religione a sé stante, basata su credenze tradizionali africane, in qualche modo rivestite – o forse travestite – da aspetti cristiani, imposti agli schiavi negri dai loro padroni.

[3] “Mater et Magistra” è il titolo della lettera enciclica di Papa Giovanni XXIII sulla questione sociale, pubblicata nel 1961.

[4] Significa aver celebrato la Messa e osservato il precetto pasquale.

[5] Un supervisore fiscale del comune.

[6] La parola significa senzatetto. Indica un grosso gruppo di persone, rimaste senza casa a causa delle piogge, e sistemati in un terreno vicino alla futura chiesa di Fazenda Grande. Le casette erano minuscole e costruite molto male.

[7] Il cruzeiro era la moneta allora in uso nel Brasile, il cui valore cambiava costantemente, per una inflazione fuori controllo.

[8] Igreja è la parola portoghese per chiesa.

[9] Un quartiere vicino a Fazenda Grande. La parola capim significa erba.

[10] Il Nordeste (Nord-Est) è una delle 5 regioni del Brasile (le altre sono Nord, Centro-Ovest, Sud, Sud-Est) a cui appartiene anche lo stato di Bahia, insieme con altri 8 stati.

[11] Padre è il titolo usato per il sacerdote. Il padre naturale è pai.

[12] Il 15 agosto 1966. Mons. Costanzo Missi, fino ad allora vescovo di Larino, è stato nominato Amministratore Apostolico della diocesi di Fano, per la rinuncia di Mons. Vincenzo del Signore. Ha preso possesso del suo nuovo incarico all’inizio del mese di ottobre.

[13] Una costruzione di taipa è composta da una struttura di bastoni di legno intrecciati e chiusi con fango, che, seccandosi, offre una discreta protezione. In caso di piogge violente, però, il fango non regge e le pareti si disfano.

[14] Il 19 ottobre era il primo anniversario della partenza dall’Italia di Paolo e Renzo.

[15] Sono i volontari della Pace, organizzazione ideata dal presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy.

[16] Il Piz Boè è un monte del gruppo del Sella, meta di escursioni dei partecipanti ai campi estivi della diocesi di Fano in Val di Fassa.

Associazioni e Progetti

  • Associazione Apito
  • Progetto Agata Smeralda

Contattaci

Contattaci

Info all’utente

  • Privacy Policy
  • Cookie Policy

Cerca nel sito…

Il sito utilizza cookie per una migliore esperienza di navigazione. Diamo per scontato che tu sia d'accordo, ma puoi dissociarti se lo desideri. Cookie settingsAccetta
Privacy & Cookies Policy

Panoramica sulla privacy

Questo sito web utilizza i cookie per migliorare la vostra esperienza mentre navigate attraverso il sito web. Di questi cookie, i cookie che sono classificati come necessari vengono memorizzati sul vostro browser in quanto sono essenziali per il funzionamento delle funzionalità di base del sito web. Utilizziamo anche cookie di terze parti che ci aiutano ad analizzare e capire come utilizzate questo sito web. Questi cookie saranno memorizzati nel vostro browser solo con il vostro consenso. Hai anche la possibilità di scegliere di non accettare questi cookie. Ma l'esclusione di alcuni di questi cookie può avere un effetto sulla vostra esperienza di navigazione.
Necessary
Sempre abilitato
I cookie necessari sono assolutamente essenziali per il corretto funzionamento del sito web. Questa categoria comprende solo i cookie che garantiscono le funzionalità di base e le caratteristiche di sicurezza del sito web. Questi cookie non memorizzano alcuna informazione personale.
ACCETTA E SALVA