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La nascita della vocazione missionaria

Lettere di Don Paolo a Giovanni

Fano, 18 novembre 1961

A proposito della tua vocazione missionaria, non solo non mi dispiace, ma ne sono contentissimo. Tu dici che ti è venuta dal vedere la scarsezza del clero di Roma[1], a me veramente è venuta vedendo l’abbondanza dei preti a Fano, sono due strade diverse, però lo scopo è identico, meglio la fine identica. Non so cosa dirti, tu sai che sta per scattare, scatterà a Pasqua secondo i piani, l’azione Roma – Larino[2], cioè chiedo al Vescovo di mandarmi a studiare a Roma, se mi dà il permesso, don Micci chiederà di sovvenzionare con in cambio la permanenza a Larino. Non so se questo piano funzionerà. Se non funzionerà, il mio secondo piano è simile al tuo, anche se non ne dipende: fare le ossa a Fano, due o tre anni, per vedere di far esperienza, poi cercare un posto dove si lavori, dove si sudi.

Certo, la tua proposta dell’America Latina è particolarmente avvincente. Solo che ci sono molte difficoltà, la prima è nel Vescovo, che non credo sia troppo entusiasta di queste proposte. Poi quelli di casa, naturalmente. Io sono pronto a passarci sopra, ma è una faccendaccia, poi ci sono i preti, che dopo l’esperienza romana di Don Fiorenzo[3] non credo che plauderebbero a un iscrivimento (sic) all’università.

Veramente tu mi chiedi i consigli, invece io ti ho parlato dei miei fatti. L’ho fatto per dirti che sono entusiasta del tuo progetto, veramente l’ho sognato e l’ho sogno a occhi aperti.

Di consigli non so cosa dirti. Perché già mi trovo intricato per me, la tua situazione certo è più semplice e più facile per il fatto che non sei incardinato[4]. Senti quello che ti dice don Micci. Monsignor Landucci, anche a me aveva suggerito di incardinarmi a Larino, ma Don Micci l’ha escluso a priori perché gli pare una cosa un po’ troppo campata in aria. Come progetto è molto se ci potrò andare per qualche anno…

Non dubitare che pregherò con molta insistenza lo Spirito Santo perché ci sia per entrambi una chiarificazione come la vuole la Volontà di Dio, perché dobbiamo essere pronti che se la volontà di Dio (e per me la volontà di Dio è S. E. Monsignor del Signore) è di star per tutta la vita a fare i parroci a Ripalta[5], l’andar, contro questa Volontà di Dio non sarebbe ripagata dalla Grazia divina. Il bene che faremo a Ripalta, facendo la Volontà di Dio, non sarebbe uguale, ma infinitamente superiore al bene che potremmo fare in tutta l’America Latina.

Ti metto in guardia, poi da un pericolo che ci può essere fatale: il fatto di pensare alla vocazione missionaria o simili non deve portare a un distogliere l’attenzione dall’opera di formazione, ma di darle nuova vita, nuova spinta, nuova energia. E sempre essere pronti a fare la Volontà di Dio, perché altrimenti è tutto tempo sprecato.


Fano, 23 febbraio 1962

Ancora non sono riuscito a dir niente a babbo sull’affare X, nemmeno accennando a Roma. Ho scritto a Don Micci che mi tocca muovermi con piedi di piombo, calcolare ogni passo, ma speriamo, l’importanza è che si faccia la volontà di Dio, perché lì dove farò la volontà di Dio farò del bene. E lo sai che per me la voce della volontà di Dio è attualmente il vescovo di Fano. Certo che ho già fatto parecchi progetti per lavorare a Larino ma in ogni caso mi serviranno anche se dovessi andare a Ripalta.


Fano, 24 marzo 1962

Per l’America Latina comincerò a muovere le acque, ti assicuro di nuovo la mia totale solidarietà, finora solo morale, ti consiglierei solo di non andare da solo, ma con una congregazione o simile per non incorrere nei pericoli di prete solo, lontano dal vivere civile, ecc. che naturalmente ha una venefica conseguenza nella stessa vita spirituale e perciò sulla riuscita del sacerdozio e apostolato.


Fano, 2 maggio 1962

Il lunedì dopo Pasqua, è venuto don Micci, ho potuto parlare con lui, ancora naturalmente niente di stabilito per l’operazione X, ma speriamo che si arrivi a qualche cosa di positivo. Don Micci verrà senz’altro a predicare il triduo di preparazione e forse anche per 5 giorni. Don Stefano fra poco cercherà di ottenere dal vescovo che mi ordini lui, cioè Don Micci[6].


Fano, 14 Aprile 1965

Per la faccenda dello spagnolo[7], la questione è molto semplice, non so se Mons. Micci venendo a Roma te ne ha parlato. Non è necessario farsi sobbalzare niente. La questione, dunque, è così: tu sai che in fisica ci sono i vasi comunicanti, e penso che ci debbano essere anche nella Santa Chiesa di Cristo se siamo il Corpo Mistico.

Siccome in America Latina mancano i sacerdoti. E qui a Fano ne abbondano, mi pare una cosa naturale che mi debba muovere.

Ne ho già parlato con Mons. Micci, con Don Oreste[8] e anche con Don Stefano[9], i quali sono d’accordo. Ne ho parlato anche con Mons. Vescovo, il quale non pare dello stesso avviso, ma non mi ha risposto con un no secco, il che mi servirà per tornare ancora alla carica.

Lo “status quaestionis” sta così, ancora a casa non sanno nulla, eccetto Checco.

Intanto mi studio lo spagnolo e se il Signore vuole che vada giù, speriamo che questo studio mi serva.

Naturalmente i tuoi progetti non sono io a controbatterli, solo che sarà per me più difficile ora, perciò ti pregherei di lasciare quiete le acque fino a questa estate, perché vorrei, per questa estate aver combinato qualcosa di positivo.

Certo, sarebbe mio desiderio partire quanto prima e ti dico sinceramente, preferisco vederci tutti e due preti in America Latina, che la tua ordinazione[10]. Non so se tu sei dello stesso avviso. Se sì fai un fischio!

Non so se tutto questo ti va, fammi sapere qualcosa di più preciso e acqua in bocca e prega molto.


Fano, 5 maggio 1965

Prega molto per tuo fratello prete. Perché ancora con l’AL siamo in alto mare. Il corso comincia il 20 giugno e io ne so quanto un mese fa, perché ho scritto da più di un mese al Vescovo, doveva arrivare nello stesso tempo a S.E. una lettera del cardinale Confalonieri, ma ancora niente in arrivo. E naturalmente non mi conviene andare dal Vescovo senza nessun appoggio… Spero che quelli del CEIAL si muovano dopo avermi promesso il loro aiuto.

Altrimenti resto a Fano. “Fiat Voluntas tua”. Non ti credere però che sia facile farla, altro è predicare sull’adesione alla sua volontà altro è aderirvi.

Intanto domenica scorsa, per la giornata delle vocazioni ho predicato sulle vocazioni nel mondo e specialmente dell’America Latina. I preti mi hanno detto che la lingua batte dove il dente duole.


Fano, 14 maggio 1965

Ti avverto che S.E. Mons. Vescovo mi ha dato il permesso di partire (la partenza penso sia verso settembre).


Fano, 11 giugno 1965

Forse tu vuoi sapere tutte le peripezie per ottenere il permesso: sono tante che quasi non le ricordo più, so solo che è stato per l’intervento del Card. Confalonieri che quello che Don Oreste credeva impossibile è avvenuto. Veramente due giorni prima del permesso, don Oreste mi aveva convinto e avevo messo l’animo in pace che ormai non potevasi cambiare la decisione del Vescovo, ma si vede che la volontà del Signore era questa.

Ti dirò che fa un certo effetto sapere di dover partire, sapere di dover lasciare tante cose e persone cui ci si è affezionati. Mi sto accorgendo che ci si attacca, o almeno che mi ero attaccato molto. Prima non lo sapevo e questa occasione mi è servita molto per fare un esame di coscienza e per pentirmene. Te lo scrivo perché lo sappia e perché, se anche tu verrai giù, ti accorgerai che è giusto quello che ti scrivo. Ti servirà questa notizia per vigilare di più sul tuo cuore: noi sacerdoti dovremmo essere così distaccati che il cambiare non dovrebbe pesare affatto.

Non credere che mi sia pentito del passo fatto e penso che il sacrificio che sto facendo porrà delle buone premesse per il mio apostolato laggiù.

Per il corso andrò il 21 c.m. a Verona, poi ad un eremo per gli esercizi spirituali, poi a Roma, dal 1º al 21 luglio, perciò ci rivedremo in montagna[11].


[1] Dal mese di ottobre 1960, Giovanni era in seminario a Roma. In una lettera, che non è stata conservata, aveva parlato a Paolo del suo desiderio di andare a lavorare come missionario in America Latina.

[2] Paolo fa riferimento al progetto, elaborato con Mons. Micci, allora vescovo di Larino, di ottenere il permesso di andare a completare gli studi di teologia a Roma e di prestare il suo servizio sacerdotale a Larino, invece che a Fano. Nella lettera seguente, Paolo ricorda questo piano come “l’affare x”.

[3] Paolo allude alla situazione di Fiorenzo Furlani, già viceparroco del Duomo di Fano, che, andato a Roma, aveva abbandonato il sacerdozio.

[4] L’incardinazione di un chierico ad una diocesi avveniva con l’ordine del suddiaconato, che Paolo aveva già ricevuto, essendo quindi legato alla diocesi di Fano, con l’impegno dell’obbedienza al vescovo. Ora, dopo l’abolizione dell’ordine del suddiaconato, l’incardinazione viene stabilita con il diaconato.

[5] Ripalta era allora la parrocchia più piccola della diocesi di Fano.

[6] Don Paolo doveva essere ordinato presbitero il 29 giugno 1962 e desiderava che a celebrare il rito fosse Mons. Costanzo Micci, suo antico parroco. Così di fatto accadde, dato che Mons. Del Signore accettò la richiesta.

[7] Don Paolo aveva scritto a Giovanni di aver comunicato a studiare la lingua spagnola e Giovanni gli chiese delle spiegazioni. In realtà, quello studio non è servito, perché Paolo è stato poi mandato in Brasile, dove si parla la lingua portoghese.

[8] Don Oreste Natalini era il Direttore Spirituale nel Seminario Regionale di Fano.

[9] Don Stefano Mariotti era allora parroco della Cattedrale di Fano, dove Paolo era viceparroco.

[10] L’ordinazione presbiterale di Don Giovanni era prevista per il 19 marzo 1966. In quella data, Paolo era in Brasile già da cinque mesi.

[11] Paolo raggiunse Giovanni, che prendeva parte a un campeggio parrocchiale a Fontanazzo, in Val di Fassa. Fu allora che fece sapere che sarebbe andato in Brasile, per lavorare insieme a Don Renzo Rossi, di Firenze, che aveva conosciuto durante il corso di Verona e con il quale si era trovato in grande consonanza.

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