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PRIME SENSAZIONI E PRIME SCOPERTE

Salvador, 15 novembre 1965

Siamo arrivati il 29 verso le 19 a Rio e ci siamo rimasti per una settimana, alloggiati presso delle suore squisitamente gentili e premurose, che sembravano non madri, ma nonne. Abbiamo visitato ben bene (pressappoco) la città: Cristo del Corcovado (il celeberrimo luogo che credo è il più conosciuto), Copacabana l’abbiamo vista di notte e di giorno perché ci abitavamo. Rio è una vera bellezza. È un insieme di baie e ogni baia è diversissima dalle altre. Un giorno siamo andati anche allo stadio del Maracanà per assistere alla partita Botafogo Flamengo. L’ultimo giorno abbiamo girato i luoghi più belli con un italiano del luogo che molto gentilmente si è messo, con macchina, a nostra completa disposizione.

Abbiamo visitato anche una favela e l’impressione è enorme. Difficilmente si riesce a manifestarla con le parole, ma quella miseria morale, materiale, spirituale di quella gente fa vergognare di tanto nostro benessere. Eppure era la favela che ho visitato, accompagnato da una suora francese, che ci abita, a due passi da Copacabana, il quartiere più lussuoso di Rio. Quello che impressiona è la pazienza di quella gente: niente recriminazioni, nessun odio per quelli che stanno bene: come se fosse la cosa più ovvia e normale di questo mondo che una stanza, da noi andrebbe bene come pollaio di galline, debba esser l’abitazione di una decina di persone.

Siccome sto parlando di Copacabana, sappi che ha 400.000 anime e ci sono sei preti… nessun commento.

Abbiamo avuto anche l’invito a un pranzo alla Nunziatura, dove abbiamo trovato degli italiani simpatici.

Venerdì 6 partenza per Salvador in pullman, dove siamo arrivati sabato sera dopo 35 ore circa di viaggio. Molto comodo, ma anche molto stancante. Pausa tre volte, il carro (qui si chiama così) ha subito incidenti, e qui riparano con una calma che fa venire…

A Salvador siamo stati accolti da un sacerdote incaricato dal Vescovo, da delle signorine italiane che lavorano con Dom Eugenio[1]. E abbiamo trovato una estrema gentilezza, pensa che abbiamo dovuto arrivare a sera sudati, perché qui fa un po’ caldo, senza valigie (perché il pullman era rimasto a 45 km dalla città) e ci hanno dato camicie e mutande, pigiama del vescovo…

Ora mi trovo nell’isola di Itaparica dove dobbiamo stare per un mese per l’ambientamento e per apprendere la lingua.

Siamo affidati alle cure di una signorina italiana e di due suore: abbiamo una professora[2] di lingua e ogni tanto ci rechiamo a Salvador (dista un’ora di vapore da qui) per visitare la città.

Per ora la vita è più che beata: quasi tutte le mattine andiamo in spiaggia a fare il bagno… c’è una spiaggia bellissima. Ieri l’altro siamo stati al villaggio della Misericordia, nell’interno dell’isola, a circa 14 e mezzo (km) di strada: uno spettacolo di miseria indicibile. Forse, anzi senza forse, hanno ragione quelli che dicono che qui c’è più miseria che nelle favelas di Rio.

Non saprei, descriverti se quello che ho provato né quello che ho veduto, perché quei bambini nudi, denutriti, si incontrano così spesso che quasi ci si fa l’abitudine. Quando pensi che mangiano solo farina di mandioca[3] e una o due banane, ti spieghi tutto… la loro incapacità al lavoro, la loro flemma. Nell’isola, con 500 km² 20.000 anime e un prete solo, col risultato che alla Misericordia il prete ci va due volte all’anno.

Qui anche dove siamo noi incontri bambini di 10 anni che non sanno fare il segno di croce. Penso che il lavoro davvero non mancherà.


Salvador, 6 dicembre 1965

Ancora sono nell’isola di Itaparica in attesa e non ho ancora grandi cose da dirti. Ho avuto modo di visitare la mia nuova parrocchia, visitare in modo ultra-superficiale, ma già sufficiente per farmi mettere la pelle cappona[4] e per farmi amare ancora di più quella gente che tra poco diventerà la mia “famiglia”.

Dunque è una parrocchia un po’ grandina: 80.000 abitanti – alla periferia della città ma ancora dentro la città, con una vastità abbastanza considerevole, perché devi pensare che tutte le case (o meglio baracche) sono a un solo piano. Alcuni quartieri per la povertà non hanno nulla da invidiare alle favelas di Rio.

Mi hanno detto che è la parrocchia. Più povera della città, soprattutto dal punto di vista morale e spirituale. Basta pensare che questa gente non ha mai avuto Padri, e tutti vengono dall’interno della regione dove c’è una scarsezza ancora maggiore che qua, poi se aggiungi allo shock provocato dal cambiamento (come avviene in Italia) la mancanza di assistenza religiosa, puoi immaginare in qualche maniera come ci troveremo la parrocchia a gennaio quando cominceremo a viverci.

C’è in parrocchia una cappellina che può contenere più o meno 100 persone, una cosa ridicola di fronte alla vastità della parrocchia. La nostra casa parrocchiale è ugualmente in stile, con due stanze dietro la chiesetta, che finora erano adibite a scuola e ora saranno casa parrocchiale, sala di adunanze, sagrestia, ecc. Ci staremo in due Padri con la speranza di fare qualcosa per questa povera gente.

Ieri con il P. Fiorentino[5] (staremo insieme in parrocchia) siamo andati al bairro della Misericordia ad un’ora e mezzo di cammino dal centro dell’isola per dire Messa. È il villaggio più povero, dicono, di Bahia, che è tutto dire. Una povertà immensa. Il parroco qui viene due volte all’anno.

Io ho celebrato la Messa e predicato, l’altro ha spiegato Messa. Non so in qual misura quella gente abbia compreso il nostro portoghese, comunque sono rimasti molto contenti e ci hanno commosso per la loro premura, per la loro presenza, per i loro canti. È gente buona, ma che sono trascurati, nessuno si cura di loro, lo stesso Parroco potrebbe molto bene andarli a visitare più spesso, ma che vuoi? È un napoletano e in più un religioso, è molto pio, ma sta sempre in casa aspettando.

Perché vedi, qui a Salvador i preti mancano, ma molti non hanno nessuna voglia di lavorare perché perdono tempo a insegnare storia al ginnasio, oppure sono cappellani di collegi femminili…

Il 10 dicembre partirò da Itaparica per andare a Muritiba, sempre in diocesi di Salvador, per apprendere un po’ di pratica pastorale, quindi dopo Natale dovrei andare a Natal, sempre per approfondire la pastorale “de conjunto”[6], che qui è molto diffusa, quindi a metà di gennaio circa, andare finalmente in parrocchia.


Salvador, 3 gennaio 1966

Il 6 gennaio prenderò possesso della parrocchia come vice-parroco. Parroco sarà il fiorentino e l’altro curerà di domenica un’altra parrocchia e gli altri giorni insegnerà in seminario. Oltre la parrocchia, sono cappellano di un collegio femminile con un sacco di alunne, ancora non so il numero esatto. Come vedi il lavoro non mancherà.

Grazie per le notizie sul Concilio, sono d’accordo con te sul commento all’impresa degli americani, sarebbe meglio che smettessero di ammazzare i vietnamiti con la scusa del comunismo e di approfittare dei poveri brasiliani per rubare (la verità) tutto quello che qui c’è di buono.

Qui la situazione è difficile dal punto di vista politico. La moneta si svaluta quasi ogni giorno, quando arrivai qui, 1 dollaro = 1800 cruzeiros, ora 1 dollaro = 2220 cruzeiros.

Dal punto di vista religioso, qui nella mia Regione e anche nella diocesi, c’è davvero un risveglio per rispondere allo spirito del Concilio. Certo, se tutte le diocesi risponderanno come quella di São Salvador, il Papa potrà essere davvero soddisfatto. A marzo comincerà un corso per la preparazione dei diaconi, corso che durerà 25 mesi. È il primo corso di questa specie che si realizza.

A gennaio ci sarà un corso per sacerdoti per studiare il decreto “de munere sacerdotali”[7]. Credo che si chiami così pressappoco, perché come informazione sono a zero.

Se ti fa piacere ti dico come ho passato il primo Natale brasiliano: l’ho passato a Muritiba, a 120 km da Salvador con un clima ottimo, pensa, era solo 30° dentro casa.

Ho detto 3 Messe, una a mezzanotte, una alle 2, una alle 4 in tre luoghi distanti, confessando, battezzando e anche predicando.

Sono tornato a casa per dormire alle 8 del mattino.

Il giorno dopo sono andato nell’interno a due ore di jeep su strade che assomigliano ai sentieri peggiori di montagna, ho celebrato Messa, ho benedetto 7 matrimoni e confessato per un’ora e mezzo.


Salvador. 23 gennaio 1966

Ho letto il numero unico della parrocchia[8], e ho scritto a don Stefano che non mi aspettavo un simile scherzo da prete. Sono d’accordo con te che può far bene una voce da lontano, ma quello che mi fa rabbia è che sì continui a considerare il passo che ho fatto, che in tanti abbiamo fatto come una cosa straordinaria, una cosa da ammirare, mentre dovrebbe essere la cosa più naturale di questo mondo. Nell’ultima predica che ho fatto al Duomo ho detto chiaro e tondo che i missionari non hanno bisogno di ammiratori o di gente che si commuove, ma di sentirsi uniti con gli altri cristiani. Va bene che pubblichino pure le lettere che innocentemente scrivo, ma solo per approfittare, per dire che dobbiamo vivere in unione di sentimenti, di preghiere, per far sentire che la Chiesa è una sola, come una famiglia è una, anche se i figli sono sparpagliati.


Salvador, 11 febbraio 1966

Il lavoro parrocchiale sta cominciando, anche se ci vuole un sacco di pazienza e anche se il lavoro per ora è di penetrazione e di accostamento quasi solo umano.

Lunedì cominciamo un corso per catechiste, sperando che siano molte a frequentarlo. La prossima settimana forse andremo ad abitare in parrocchia e anche questo potrà servire meglio per conoscere i nostri polli.


Salvador, 7 marzo 1966

Non penso con nostalgia a Fano in questi giorni[9], perché so che è volontà di Dio che io non sia presente. E poi il vedere la necessità di questa gente: più si va avanti e più ce se ne accorge, e ci si accorge che il nostro lavoro è così misero, piccolo di fronte alle grandi necessità. Quando diciamo che c’è ignoranza religiosa, noi pensiamo all’Italia, ma almeno lì a scuola si fa catechismo e qui no, perché non ci sono catechisti, a 18 anni dei ragazzi devono fare la 1ª comunione, ci sono dei ragazzi di 13 anni che devono essere battezzati, le ragazze più vicine alla Chiesa si confessano una volta all’anno, quando va bene! E gli altri. Quando vedo tutte queste quelle case, sono innumerevoli, e in ogni casa ci sono almeno 10 persone, mi viene un mal di stomaco terribile: perché qui siamo in due e a Fano, che è più piccola della nostra parrocchia, ci sono più di 50 preti?

Ancora devo fare la meditazione, devo dire il breviario, devo prepararmi per almeno tre o quattro riunioni e non so come fare a far tutto. Ho cominciato a visitare gruppi di famiglie che si riuniscono in una casa: sono abbastanza frequentate queste riunioni, ma ogni riunione fa sorgere tanti e tanti nuovi problemi che neppure riuscivo ad immaginare.


Salvador, 25 Marzo 1966

…E qui si può fare un bene immenso (tu dirai che salto di palo in frasca, ma tu sai meglio di me che la lingua batte dove il dente duole), qui la gente ha sete del prete. E ti dico solo che abbiamo più di 2.300 ragazzi e ragazze del ginnasio (dai 13 ai 20 anni circa) e non hanno assistenza religiosa, ci sono circa 20.000 bambini delle elementari con assistenza religiosa scarsa, poi aggiungici quelli che non vanno a scuola, i vecchi, i malati, i fidanzati, gli sposati, e avrai di fronte il quadro di una situazione terribile.

Perché qui siamo in due con 100.000 anime e sono quasi tutti cattolici, anche se solo di nome e a Fano con 60.000 anime ci sono 120 preti, questo mi pare peggio di un peccato mortale.

Lo so che non dobbiamo giudicare, che non dobbiamo pensar male, ma io non penso che il Signore sia contento di una soluzione simile.

È così stupido pensare che noi che siamo partiti siamo quasi degli eroi! È un obbligo aiutare quelli che non hanno, non è una cosa che si può scegliere. Se io faccio peccato a non aiutare uno che soffre materialmente, forse che non faccio peggio a non aiutare uno che soffre nello spirito?

… Scusami questa predica, ma oggi abbiamo visitato una parte di parrocchia isolata dal resto, povera, senza nessuna assistenza, e in Italia ci sono preti che sono parroci di 200 anime!… Qui noi diciamo: qui non vengo a dir Messa perché di gente c’è n’è solo 5.000. Guarda è difficile, è terribile scegliere! Ma bisogna farlo. Quando io parlo di questi problemi alle mie Suore, loro dicono che non bisogna angustiarsi, non bisogna preoccuparsi troppo perché sennò viene l’ulcera. Tu puoi immaginare le parolacce che in cuor mio dico, e almeno loro se ne accorgono. E penso che anche un Santo ne direbbe: ma come si può dire, ho fatto tutto, posso stare tranquillo, posso dormire tranquillo?


Salvador, 14 Aprile 1966

Hai veramente ragione di dire che non bisogna prendersela tanto però vedi, noi dobbiamo fare tutto quello che possiamo fare, prima di tutto dobbiamo diventare santi, ma quando possiamo dire di aver fatto tutto? Si, lo so, non è colpa mia se devo scegliere, se non posso stare tutto il giorno a predicare, se devo dire di no a tanta gente, ma forse se fossi santo tutto sarebbe risolto diversamente, perché Cristo opererebbe in me in una maniera formidabile. E tu sai che essere santi è una cosa tanto difficile e nessuno può dire sto facendo abbastanza. Per me avere questa angustia mi serve anche per non accontentarmi, perché è tanto facile accontentarsi, imborghesirsi. Io mi ricordo che Gesù ha detto che ha portato il fuoco sulla terra, e se abbiamo il fuoco non possiamo stare in pace. San Paolo diceva “Guai a me se non evangelizzo” … Ti scrivo questo non per te, perché vorrei sapere il tuo parere, preferisco essere angustiato (non credere però che non dorma) che essere tranquillo e pacioccone.


Salvador, 25 maggio 1966

In questo mese di maggio, oltre tutte le altre fatiche, ho dovuto fare 32 ore di scuola, di religione si intende, per preparare gli alunni di due ginnasi alla Pasqua. Nel prossimo semestre (da luglio a novembre), forse farò scuola tutta la settimana. È un altro peso, ma come si possono lasciare 2.000 ragazzi e ragazze dai 12 ai 20 anni senza un poco di istruzione religiosa? I direttori dei ginnasi sono super-clericali, ci danno la possibilità di insegnare, i ragazzi stanno abbastanza attenti e sembrano interessati, si può dire di no? Anche P. Renzo fa la stessa cosa. Ma sentiamo sempre la mancanza di preti. Pensa che ci sono i notturni delle elementari, dove vanno molti giovani e uomini, anche lì potremmo andare a insegnare, mi hanno invitato molte volte, ma o c’è da fare o uno è così stanco che… non si può arrivare dappertutto.

… Per avere una idea molto pallida ti dirò che mentre l’anno scorso, da gennaio al 25 maggio, ho celebrato 146 messe, quest’anno 224: a volte, di domenica, ne diciamo anche quattro, non si può fare diversamente. In compenso, si comincia a vedere una certa risposta dalla gente: ho gruppetti che mi pare che comincino a vivere veramente il cristianesimo, abbiamo organizzato il catechismo in 5 bairros con una trentina di catechiste che sono abbastanza in gamba. Purtroppo i giovani non rispondono per niente., ma spero di poter cominciare a far presto anche qualcosa anche per loro.

Domenica scorsa ho cominciato una serie di tre lezioni ai genitori e padrini dei bambini che battezzerò il 12 di giugno. È una esperienza: ho detto che questa era l’unica condizione per battezzare: partecipare alle riunioni. E malgrado la pioggia torrenziale, c’erano 10 tra genitori e padrini e vari “osservatori”.

… Tra poco cominceremo anche a fare lo stato d’anime, un lavoro che forse non finirà in 5 anni, data la quantità di famiglie, ma che ci farà conoscere un po’ di più i nostri parrocchiani. Abbiamo cominciato anche una specie di “decimo”: non esigiamo niente per battesimi, matrimoni e Messe, le famiglie che vogliono possono darci ogni mese una quota a loro piacere, in una busta che un incaricato porta di mese in mese.


Salvador, 7 giugno 1966

Ho ultimato domenica scorsa il corso per genitori e padrini dei battezzandi (una decina di uomini e due o tre donne hanno partecipato sempre). Sono rimasto abbastanza soddisfatto. È un piccolo passo, ma penso che sia servito un po’ per catechizzare il popolo. Domenica prossima sarà il battesimo dei 12 bambini e spero che qualche genitore (dopo anni di assenza), faccia la confessione e comunione. Cerco di insistere con tutti che non sono cristiani, che per essere cristiani bisogna osservare i comandamenti e frequentare la chiesa. Vedo con piacere che qualcuno comprende e già sono stato invitato varie volte in due “clubs” per parlare del cattolicesimo, per fare catechismo, insomma. Purtroppo la mancanza di preti non ci fa arrivare dappertutto, ma il Signore penso che supplirà alla nostra incapacità di arrivare dappertutto, ispirando altri a venire ad aiutarci. Tra poco spero di cominciare a lavorare un po’ di più con i giovani, ma vedessi come è difficile… Penso che sia più difficile che in Italia. Con un giovane sto cominciando un lavoro di tipo movimento Aspiranti. Poi ho un bel gruppo di ragazze che mi stanno aiutando molto per il catechismo ai ragazzi.


Salvador, 9 luglio 1966

Ti scrivo al termine degli esercizi spirituali, che non mi sono affatto piaciuti, sia per le prediche sia per l’ambiente, il chiacchierare era la cosa normale…. ma pazienza, spero di rifarmi facendo ogni tanto dei ritiri di una giornata che mi aiuteranno ugualmente. Ho letto il libro che mi hai mandato: Santa Teresa di Lisieux e la sua missione[10], e il processo, meravigliosi! Cercherò di rifletterci su parecchio e cercherò di fare il possibile per praticare quegli insegnamenti, o meglio quegli esempi. Sono pienamente convinto che solo nella misura in cui saremo contemplativi potremmo fare qualcosa di buono, soprattutto qui dove c’è tanto bisogno. Peccato che tra il dire e il fare c’è il classico e il solito mare, e quello che a tavolino è tanto facile, diventa tanto difficile quando si tratta di realizzarlo. Ma bisogna mettersi ugualmente di buzzo buono per far sempre la meditazione, per fare un po’ di adorazione. Perché sennò c’è tanto pericolo di diventare dei funzionari, preoccupati solo alle apparenze e non a quello che è fondamentale. Purtroppo qui queste verità, non solo sono dimenticate nella pratica, ma anche nella teoria, praticamente il predicatore, un vescovo, non ha mai affrontato per bene questi problemi così fondamentali nella vita di un prete di oggi, ci si preoccupa di parlare di rinnovamento, come se rinnovamento fosse un cambiamento e non un ringiovanimento di tutto. Ho paura che anche in Italia questo accada, ho saputo che anche là potete andare senza veste, spero che non si pensi che questo sia un frutto del Concilio, perché, povero Concilio, dopo quattro anni di lavoro produrre un clergyman mi pare che è sprecato.


Salvador, 26 agosto 1966

Ho avuto ultimamente un altro scontro con le autorità. Il Prefetto mi aveva promesso solennemente, tutto era a posto, lui diceva, è già donato, un terreno per le suore in una posizione veramente strategica. Bene! Ovvero male! L’hanno già venduto. Sono andato allora a parlare col direttore del patrimonio, che mi ha detto di non sapere niente dell’altra donazione. E quando ho mostrato tutti gli incartamenti è cascato dalle nuvole dicendo che pensava si trattasse di un altro terreno. Io ho detto che o il prefetto è bugiardo oppure in quell’ufficio non so che ci stanno a fare. Naturalmente si è arrabbiato notevolmente, ma adesso mi ha promesso un altro terreno! Per noi queste cose sono incomprensibili, qui tutto questo è all’ordine del giorno.

In compenso sto entrando un po’ di più in parrocchia. E mi pare che la gente mi stia volendo abbastanza bene.

Sto visitando le loro case che sono così povere, ma di una povertà che tu non puoi neanche immaginare.


Salvador, 7 settembre 1966

Abbiamo cominciato ad innalzare la chiesa di terra battuta (6x8m) che servirà come punto di riunione e speriamo che sia una vera semente per questa gente. Invece, ancora in alto mare, per quanto riguarda il terreno che volevo per le suore: il prefetto promette, poi dice di noi una cosa orribile! Dopo io non so stare zitto e così ho detto che lui è un bugiardo e lui, a quanto pare, se l’è presa. Pazienza.! Il fatto è che vedo la necessità di un gruppo di suore per curarsi delle ragazze, delle famiglie. E se non c’è un posto!?!

Prega anche per questo, ma soprattutto che diventi santo. E che questa gente ami più il Signore, perché comprendo che a volte ci si può illudere costruendo, dimenticando quello che è necessario.

… Domani andrò a fare una passeggiata con le ragazze e i ragazzi di una zona della parrocchia, andremo al mare! Servirà a qualcosa? Speriamo, certo che domattina pregherò molto il Signore perché faccia qualcosa a lui.

Alle 18:30 (adesso sono le 18) andrò a fare un film (filmino catechistico) parentesi in un bairro. E poi farò una riunione di catechiste, in mezzo, dirò, dalle 18 alle 18:30, il breviario davanti al Santissimo che rimane sempre solo, perché qui nessuno lo va a trovare.

Dopo la riunione potrò cenare e stare 15 minuti in chiesa a raccontare quello che mi è capitato oggi al Signore.

In fondo la vita così non è così brutta come vogliono far credere quei preti che sembra che con l’abolizione del celibato abbiano risolto ogni problema. Ho qui davanti a me l’articolo di uno di questi preti, non voglio giudicarlo (in fondo se il Signore non mi tiene la mano sopra la testa, potrei fare qualsiasi stupidaggine), ma perché buttare in pasto alla gente così desiderosa di scandali i problemi che sono nostri?


Salvador, 19 settembre 1966

A Fazenda Grande, la zona dove io lavoro, ieri, domenica, ho visitato le tre scuole di catechismo e celebrato la messa nel baraccone che ancora non è finito. Ma sono riusciti a coprirlo con le tegole (per l’occasione hanno cominciato a lavorare alle 5 del mattino).

Domani dovrei sapere se il Prefetto ha concesso (un continuo tira e molla, promette. Poi dice di no…) un terreno per un centro artigianale alle suore. Speriamo bene, veramente non ho tante speranze dopo tutto quello che è successo.

… Vedi, attualmente io sono quasi al verde, Renzo ha un po’ di più perché riceve di più dai suoi amici, ma tanto, tutto è in comune.

Adesso ho comprato la stoffa per fare delle camicette per due squadre di calcio di ragazzini., speriamo che questo mezzo serva per avvicinare questi ragazzi.


Salvador, 30 dicembre 1966

Il Natale, il secondo Natale brasiliano (ma a dirla vera non mi è parso Natale, un Natale senza freddo, senza confessioni, senza il da fare che c’era in cattedrale) è andato bene, molta gente alla messa di notte, perché a Natale ho detto tre messe in tre bairros di notte e una quarta di sera! Lo sai che quest’anno ho celebrato 600 messe in 355 giorni? Nel 1965 397!

… Come avrai saputo forse da casa, mi hanno offerto di lavorare anche in seminario, una volta alla settimana, come direttore spirituale di un gruppo di seminaristi adolescenti, naturalmente conserverei la parrocchia! Cosa ne pensi? Io non me la sarei mai aspettata un’offerta del genere, Ma son quattro anni che sono prete. E mi sono abituato a non meravigliarmi di niente.

Per il Presepe non lo avevamo, abbiamo fatto una campagna. E ne abbiamo acquistato uno piccolo, ma bellino. Qui non si usa troppo, soprattutto nelle case, Ma spero pian piano di introdurlo e vedrò se il prossimo anno potrò fare una specie di concorso dei presepi.

Se tu e …[11]  volete venir qui, noi vi aspettiamo a braccia aperte. Qui c’è da lavorare per 10 preti. Basta pensare alle scuole elementari, senza assistenza religiosa, ai ginnasi che hanno più di 2.000 alunni!!! E poi ogni giorno si scoprono cose nuove!

Stiamo cominciando una specie di movimento aspiranti, con l’aiuto di quattro ragazzi e lo stesso per le ragazze con 5 o sei donne – giovani, naturalmente.


[1] Dom Eugenio Araujo Sales era l’Arcivescovo Coadiutore della diocesi di Salvador. Il Dom è il titolo che, in portoghese, spetta ai vescovi e anche, come si vedrà, agli abati.

[2] Sta per professoressa. È un primo caso di parole italiane brasilianizzate. Saranno sempre più numerose, con il passare del tempo.

[3] In italiano è manioca, tubero comune nelle terre tropicali, molto usato nella cucina brasiliana.

[4] Espressione dialettale fanese per far venire la pelle d’oca.

[5] Si riferisce a Don Renzo Rossi, sacerdote della diocesi di Firenze.

[6] La pastoral de conjunto indica un lavoro compiuto insieme dalle diverse forze coinvolte nella pastorale.

[7] Si allude al Decreto del Concilio “Presbiterorum ordinis”, approvato dai Padri Conciliari il 7 dicembre 1965.

[8] È il bollettino della parrocchia del Duomo di Fano, “In Famiglia”. Le lettere di Paolo lì pubblicate sono riportate in questo stesso sito.

[9] Il 19 marzo Giovanni sarebbe stato ordinato prete.

[10] Si tratta della tesi di laurea in teologia di Claudio M. Celli, “La vocazione missionaria di S. Teresa di Lisieux”.

[11] Si omette il nome di un secondo sacerdote, che aveva espresso il desiderio di andare a lavorare in Brasile.

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