Salvador, 9 febbraio 1967
Ho delle notizie strabilianti! Bellissime! Dunque, dovete sapere che dopo aver chiesto un appuntamento con il responsabile del governatore per i desabrigados, che attualmente è anche prefetto (sindaco) interino di Salvador, egli è venuto a Fazenda Grande, ha ascoltato i miei suggerimenti. Ha deciso di far costruire una scuola, mettere a posto un posto medico e… (bomba!) al posto della chiesa di taipa costruirà una cappella in blocchi di cemento con annessa piccola casa del vicario. Certo non sarà una grande cosa, dovrà essere lungo in tutto un 15 m, ma meglio che niente!!! Stavolta mi è parso che avessero intenzioni serie. Ho già parlato con gli ingegneri e spero presto di avere il progetto per farlo vedere a Dom Eugenio.
Non mi dite che la casa dovrebbe essere più grande, perché devo fare grande il più possibile la Chiesa. E poi dovendo fare stare in mezzo ai desabrigados che hanno delle case di 20 m² (e loro hanno, oltre la moglie, almeno 5 figli) non credo che sia molto bello che il vicario abbia una gran bella casa.
Ma forse vorrete sapere come continua la casa delle suore. Beh, continua a nascere. Pensate, hanno lavorato i miei uomini anche la domenica di carnevale, anch’io ho lavorato un po’, ma si vede che non ci so fare perché mi sono venuti subito i calli[1].
Brasilia, 16 febbraio 1967
La casa delle suore continua ad alzarsi, anche se non tanto. Non tanti uomini lavorano. Sapete l’ultima? Abbiamo interrotto per un giorno la costruzione per costruire la casa di una donna. Una donna, vedova, che vive con un figlio che guadagna 80.000 cruzeiros e spendono 57.000 cruzeiros per l’affitto della casa. Pensate, dovevano mangiare, vestire, ecc. con 22.000 cruzeiros. Allora un uomo ha offerto il terreno e gli uomini stanno lavorando per alzare la casa.
Salvador, 27 febbraio 1967
La casa delle suore sta per terminare: gli uomini ci stanno lavorando a spron battuto, ieri hanno lavorato tutto il giorno fino a notte. È uscito anche il primo numero del giornale murale di Fazenda Grande, l’hanno fatto un gruppo di ragazzi e ragazze, la mano del prete non c’era. Infatti nel primo numero sono comparse tre foto di ragazze in bikini… mi hanno spiegato che sennò nessuno la andrà a leggere.
Oggi sono andato a parlare con il rappresentante del Governatore per le case dei desabrigados. Mi ha ripromesso che costruiranno la scuola e la chiesa. E intanto ha accolto la proposta di adattare a scuola una vecchia casa affinché i bambini di là possano ricevere una istruzione. Domani dovremmo andare insieme a fare un sopralluogo alla casa e prendere le dovute provvidenze.
Dopo la pausa estiva ho ripreso in pieno l’attività: domenica prossima cominceremo il catechismo parrocchiale in quattro posti (zona di Fazenda Grande), ho già iniziato le riunioni dei coniugi e domani l’altro andrò in una casa a discutere sulla confessione.
Salvador, 9 marzo 1967
Domenica prossima alle 9 faremo una 1ª comunione nella Cappella di Fazenda Grande. Spero che riesca proprio bene.
La casa delle suore, futuro centro sociale per insegnare arte culinaria e a cucire è stata già coperta e adesso si tratta di riempire le pareti di terra, in modo che abbia l’aspetto di una casa. Adesso ci stiamo interessando (vedete le cose che fa questo povero prete ha da fare?) per fare un contratto con la Prefettura e con lo Stato, lo Stato dovrebbe pagare le insegnanti. Noi offriamo il locale, così anche le suore avrebbero un poco di denaro per vivere.
Per i desabrigados, o meglio per la Vila Natal[2], abbiamo ottenuto l’assicurazione che, in un mese, costruiranno la scuola e la chiesa. Per ora la scuola funzionerà in una vecchia casa. Per la chiesa e annesso un piccolissimo appartamento per il rev. Vigario, ho abbastanza speranza che questa volta sia quella buona. Stasera andrò dall’ingegnere della compagnia costruttora per vedere il progetto, poi lo porterò a porterò a Dom Eugenio perché dia il suo giudizio.
Intanto il lavoro strettamente pastorale continua: domenica scorsa è cominciato il catechismo, con quasi una ventina di catechiste e un 400 bambini. Le catechiste dovrebbero essere almeno il doppio per riuscire ad arrivare dove c’è bisogno, ma capisco che già è molto dopo un anno averne 20.
Sto continuando con le riunioni famigliari, in cui riesco a dialogare con gruppetti di uomini… Intanto sto cercando di entrare un po’ di più nella mentalità dei giovani, speriamo di combinare qualcosa.
È ricominciata la scuola, questo vuol dire che è ricominciato il lavoro in collegio, e nelle varie scuole della parrocchia.
Salvador, 14 marzo 1967
L’ingegnere ha fatto un progetto, chiesa 16m x 6 e casa più sagrestia 8 x 6, naturalmente una chiesa 16 per 6 sarebbe un budello e in seguito alle mie osservazioni ha rivisto il progetto cercando di allargarla e siccome anche la casa sarebbe un po’ strettina, non ci sarebbe posto per un altro eventuale prete che venisse ad aiutarmi, mi ha promesso di rivedere il tutto.
Giovedì 16 mi darà la risposta se la compagnia è disposta ad accettare il piano. Se per caso lo stanziamento della compagnia fosse insufficiente per aumentare, gli ho detto che sarei disposto ad aiutare con tre milioni di cruzeiros (700.000 lire italiane) che per ora non ho, ma che farò di tutto per tirarle fuori, pur di avere una chiesa che possa accogliere la mia gente.
Domenica prossima con una messa celebrata dal vicario generale (l’unico prete nero di qui), inaugureremo la casa delle suore che ancora non è proprio finita. Ma penso che inaugurando possa scuotere un po’ la gente.
Mi pare che vi avevo detto che mi stavo interessando perché i desabrigados avessero la scuola: ancora non è stato realizzato niente, ma sto continuando a “rompere le scatole” alle autorità competenti perché si muovano con un po’ più di velocità.
Poi adesso mi sono preso l’incombenza di stare più dietro alla costruzione di un’altra cappella, di un’altra zona della parrocchia. Qui le difficoltà sono maggiori perché la gente non collabora, ancora non riesco ad agganciare quasi nessuno, ma tanto se fossi un tipo che si scoraggia per la non corrispondenza della gente, dovrei stare sempre con le braccia incrociate.
Ma non dovete assolutamente pensare che io stia solo a costruire chiese, case, eccetera. Stiamo cominciando il catechismo: ho da seguire 20 catechiste. Abbiamo cominciato in tre zone, come una specie di movimento aspiranti. Stiamo formando dei club di giovani e ragazze, per riuscire ad avvicinarli. Il giornale di cui vi parlavo è uscito per la seconda volta, speriamo che continui a sensibilizzare la gente del bairro.
Sto continuando le riunioni (ristrette, ma che riescono molto bene) con degli uomini e le loro mogli. Più vado avanti e più mi accorgo che ci sarebbero ancora tante cose da fare, ma sono solo e non posso fare miracoli.
Domenica scorsa 12, 1ª comunione dei bambini di una zona (preparati dalle catechiste), erano 30. La cerimonia è riuscita magnificamente, molti genitori ne sono rimasti entusiasti… Nel pomeriggio ho visitato tutte le case dei neo comunicati, una bella sfacchinata, ma è stata un’occasione ottima per farmi conoscere e fare amicizia.
Domattina andrò a passare un giorno in seminario, Starò con una ventina di seminaristi cercando di aiutarli. Forse passerò ogni settimana un giorno là per fare da assistente – direttore spirituale: che Dio me la mandi buona.
Salvador, 20 marzo 1967
Nella mia precedente lettera, vi dicevo che sarei andato a lavorare come assistente in seminario. Impressioni dopo due giorni di contatto coi seminaristi? Beh! È bello lavorare coi seminaristi, perché sono magnifici, hanno una grande vitalità, ma anche una grande diversità dai nostri. Hanno bisogno di qualcuno che li comprenda. Ci riuscirò? Riuscirò soprattutto a formarli come preti? Questo è il problema. Ho già parlato di questo con Dom Eugenio, che naturalmente è contento che sia andato in seminario, anche perché tutti gli altri a cui aveva chiesto di aiutare in seminario non hanno accettato.
Se avevo bisogno di preghiere prima, adesso, avendo un po’ di responsabilità su 20 probabili preti, il bisogno di preghiere è moltiplicato al 100%.
E la parrocchia? Ho già detto ai miei parrocchiani che dovrò dedicare un giorno la settimana al seminario e che perciò mi devono aiutare ancora di più.
Ancora la chiesa-baracca rimane, anche se tutto è pronto da parte del Governo ed ho avuto altre assicurazioni che i lavori dovrebbero cominciare quanto prima, ma penso che tutto è rimandato a dopo la Pasqua, ma io crederò che il Governo costruirà la chiesa solo dopo che sarà stata ultimata.
Ieri sera, con una Messa e predica del P. Sadoc, l’unico padre negro della diocesi e vicario generale della diocesi, abbiamo inaugurato la casa delle suore. Spero che, inaugurando così, abbia invogliato un po’ il popolo a voler finire quanto prima il tutto.
Il lavoro propriamente pastorale continua. Quanta gente quest’anno farà la Pasqua? Per ora mi sto preoccupando un po’ che riescano a capire il cristianesimo, a viverlo, amandosi e facendo il bene. Solo pian piano riusciranno a comprendere la necessità della confessione e della comunione.
Salvador, 26 marzo 1967
La Settimana Santa è stata abbastanza intensa, quest’anno ho fatto tutte le cerimonie nella baracca-cappella di Fazenda Grande e sono riuscite abbastanza bene, soprattutto il Giovedì Santo ho registrato il tutto pieno! Vi trascrivo il numero delle comunioni registrate (il numero è all’incirca): Giovedì Santo 63, Venerdì Santo 39, notte di Pasqua 42. Stasera celebrerò altre tre messe, in tre posti differenti e speriamo che venga molta gente. Al centro parrocchia (Perù) c’è stato più lavoro come confessioni e comunioni e questo è un buon segno, vuol dire che qualcosa, seppur adagio, si muove.
Ieri ho preso contatto con alcuni uomini e donne di una zona della parrocchia, che ancora non ero riuscito ad agganciare. Sabato prossimo faremo una riunione e vedremo un po’ quello che si può combinare.
Abbiamo cominciato (ci sta lavorando un’assistente sociale e le suore) un club di ragazze e fra poco dovremmo cominciare un altro club di ragazze e ragazzi. Il giornale murale sta andando avanti abbastanza bene. Domenica prossima uno dei club di bambini, una specie di movimento Aspiranti, farà una visita ad un orfanotrofio. Prepareremo una specie di show e giocheremo coi bambini, speriamo che serva perché imparino ad amare.
Salvador, 31 marzo 1967
Il lavoro in seminario continua e mi pare che stia andando abbastanza bene, ieri l’altro ho potuto, per esempio, conversare con 5 seminaristi e abbiamo discusso su molti problemi… Speriamo che pian piano possa combinare qualcosa di buono! Sto scoprendo in questi ragazzi delle qualità ottime, purtroppo non hanno nessuno con cui confidarsi, con cui dialogare, in cui confidare. Riuscirò a diventare così? Speriamo!
E i desabrigados? Tutto fermo. Ieri sera doveva venire la moglie del Governatore con vari pezzi, grossi, ma niente. Verrà domani? E ancora niente. La scuola ancora in alto mare, pensate, son due settimane che dovevano arrivare i banchi e invece niente. La chiesa, malgrado le molte promesse, ancora niente. Ho detto al presidente del comitato del governo che non permetterò di distruggere la baracca se non quando vedrò il materiale pronto della nuova, perché evidentemente non posso avere fiducia. Lui ci è rimasto un po’ male, ma evidentemente ha capito.
Il lavoro strettamente pastorale procede abbastanza bene, tra poco prenderò contatti con un altro gruppo di famiglie e con una nuova zona della parrocchia. Spero tra poco di fare una riunione ristretta coi miei collaboratori per preparare il mese di maggio, per vedere se riusciamo a raggiungere un maggior numero di persone. Anche in collegio il lavoro continua bene.
Salvador, 5 aprile 1967
E ora, notizie varie: ieri insieme alla coppia di volontari di Kennedy, sono andato da un proprietario terreno di qui per chiedergli un terreno per un campo sportivo. Non me lo regalerà, ma mi darà la possibilità di occuparlo, di circondarlo di filo spinato in modo che ci si possa giocare senza pericolo dei teddy boys[3].
Per la chiesa, ieri un ingegnere mi ha ridato speranze, solo che il governo non vuol pagare tutto, io dovrei venire incontro con quattro milioni (= 1 milione italiano). Mi darò da fare con i parrocchiani, ma un po’ mi potranno servire i soldi che mi arrivano dall’Italia.
La scuola dei desabrigados è ancora in alto mare, pensate che hanno avuto il coraggio di dirmi che i banchi non li possono portare perché non riescono (il Governo!) a trovare un camion. Oggi andrò di nuovo a parlare coi capi e dirò loro che al camion penserò io! Cosa mi tocca fare!
Non so se vi ho detto che mi hanno chiamato in prefettura per far fermare la casa delle suore. Oggi andrò a litigare anche là. Pensate che in Prefettura non sapevano che il terreno me lo avevano regalato loro 15 giorni fa! (Ho tutti i documenti).
Salvador, 13 aprile 1967
Tra poco andrò a vedere se è arrivata posta e andrò a parlare col Segretario di Educazione della Prefettura per cercare di risolvere il problema del terreno delle suore, perché dopo che me l’hanno donato, adesso lo vogliono riprendere…
Intanto per la chiesa tutto sembra che vada per il meglio, il Governo costruirà, ma io dovrò dare una parte dei soldi, sui 3-4 milioni. Naturalmente non ho neppure un soldo. Ma un po’ raccoglieranno i parrocchiani e un po’ faranno i soldi che ricevo dall’Italia.
Intanto sono riuscito ad ottenere, non so se ve l’ho già detto, un campo sportivo, evidentemente c’è da metterlo a posto, ma già è molto per me e per i giovani sapere che avremo il nostro campo.
Altra notizia buona è che mi vogliono dare un terreno piccolo per costruirci una specie di club che servirà come un circolo per riunire i giovani, per fare feste, ecc. Ancora non so se potrò accettare, ma il fatto che me lo vogliono donare è già positivo di se stesso.
Adesso verranno ad aiutarmi in parrocchia tre seminaristi. E questo aiuterà molto non solo a fare sì che il lavoro sia svolto meglio, ma anche che il sottoscritto non si stanchi troppo. Hanno già cominciato ad aiutarmi 3 suore, per ora è un lavoro abbastanza saltuario, ma quando la casa sarà pronta (se la prefettura non continua a mettere i bastoni tra le ruote dovrebbe essere pronta presto), potranno stare nel bairro e dare un notevole aiuto.
Salvador, 24 Aprile 1967
Per la chiesa mi dicono che è tutto certo, ma evidentemente non ci credo molto, stasera mi incontrerò con gli ingegneri e forse saprò qualcosa di sicuro. Stasera avrò una riunione con i capi della commissione governativa, riuscirò a stare calmo? Non lo so! Certo è che non potrò star zitto. Ho una paura matta che le case cadano. E un ingegnere statunitense condivide i miei timori e posso star zitto? Il bello è che la gente mi vuol bene, ieri ho un protestante mi riferiva indignato quello che dicono di me gli ingegneri: che sono esagerato, che aumento le cose! Ma finora quello che avevo previsto si è sempre purtroppo realizzato. Pensate che già sono due mesi che è iniziato l’anno scolare, per i desabrigados siamo ancora in alto mare, dopo un mese hanno mandato i banchi: 15, quando ne servirebbero 50! E sembra che il governo voglia considerare chiuso il capitolo dei desabrigados. Pensate solo che 80 famiglie rimarranno senza casa, alloggiate nello stadio in stanzoni! E badate bene che i governanti sono cattolici, vanno a Messa. E un povero prete può stare zitto? Non voglio che la mia gente mi accusi di avere avuto paura.
Scusate, mi sto sfogando, ma come devo fare? Intanto il movimento in parrocchia va abbastanza bene, stiamo formando dei club di giovani e ragazze.
Salvador, 3 maggio 1967
Novità? Quasi nessuna, solo che domenica scorsa di notte ha piovuto, ha diluviato, le case allagate e per fortuna che ero là, mi sono bagnato come un pulcino, perché quando è allagata una casa non posso fare lo schizzinoso. Ho aperto la chiesa ad una famiglia che ha dormito così vicino al Signore. Avrei desiderato che i membri della Commissione fossero là con me quella notte, con l’acqua fino al ginocchio. Forse adesso non starebbero a parlare di stupidaggini… ma, pazienza! La chiesa sembra certo che la costruiscono, ma ogni volta lo dicono. Io ormai non ho troppa fiducia, vedremo!
Per le altre cose stiamo formando dei gruppi di giovani e ragazze, per ora siamo all’inizio, ma spero che pian piano si possa combinare qualcosa. Il 1º maggio con un gruppetto di ragazze e ragazzi sono stato ad una spiaggia per fare il bagno, ma soprattutto per discutere di apostolato, stiamo cercando di costruire una specie di movimento Aspiranti e i dirigenti avevano bisogno di una buona dose di predica perché sapessero come fare coi bambini e ragazze.
Mi dimenticavo che la casa delle suore rimane ancora in alto mare, perché il prefetto dopo aver donato il terreno, adesso lo rivuole! Vacci a capire qualcosa.
Salvador, 15 maggio 1967
Tutto bene qui! Solo che cominciano alcune difficoltà, o meglio, continuano. Per esempio: di domenica facevamo catechismo in una scuola elementare, adesso mi dicono che non vogliono più! Stasera andrò a vedere se si può rimediare qualcosa. Si dice bene che i locali sono secondari per l’apostolato, ma se non c’è una stanza dove radunare un centinaio di bambini? Ancora niente di nuovo sulla chiesa! Aspetto domani l’altro la risposta della Commissione dei desabrigados, ma non nutro molte speranze… In un certo senso preferirei che mi dicessero subito no, perché se continuano a promettere e poi a non far niente, si perde solo molto tempo… E intanto la chiesa di taipa ha bisogno di alcuni rinforzi perché l’acqua continua che è scesa in questi giorni l’ha un po’ danneggiata…. Ma conviene metterla in sesto se la dobbiamo buttar giù da un momento all’altro? Ma, pazienza, non è possibile che tutte le ciambelle nascano col buco.
E i desabrigados? La situazione continua abbastanza grave, perché continua a piovere e la pioggia scava delle crepe profonde con grande pericolo per le stesse case.
Salvador, 18 maggio 1967
Ieri c’è stata la riunione della Commissione per i desabrigados. Dopo due ore in cui si è discusso di tante cose, e in cui è risultato praticamente che i soldi mancano e che la Commissione non sa come fare per tirarli fuori, ho chiesto la parola per dire: Avete intenzione di costruire la chiesa o no? Come mi aspettavo, non mi hanno dato una risposta certa. Hanno deciso di visitare il luogo il giorno dopo e così decidere. Oggi visita. E cosa hanno deciso? Che al posto di fare la scuola faranno la chiesa, che, per mezzo di tendaggi, servirà anche da scuola, che completerà tre sale già disponibili. Soluzione non troppo felice! Ma per ora siamo in questa situazione. Io d’altra parte non me la sono sentita di non accettare, per paura di far credere che la Chiesa non volesse aiutarli. E poi perché chissà se la decisione andrà in porto. Praticamente tutto è rimandato a tempi migliori…
La cosa più terribile è che ad ascoltarli, e sono persone rispettabilissime, si crederebbe tutto risolto, ma la chiesa doveva essere costruita già da almeno tre mesi…. Pazienza! Il brutto è che mi stanno facendo perdere tanto tempo prezioso…. Ma il Signore vede la buona volontà!
… Domenica, tempo permettendolo, andrò con un gruppo di ragazzi e ragazze di un club ad una passeggiata a Itaparica (isola). Sono tentativi per diventare amico di questi giovani, per vedere se posso combinare qualcosa di buono con loro. Il lavoro sarà lento, ma è bene che perda un po’ di tempo per vivere e dialogare con loro.
Anche il tempo è da alcuni giorni migliore, non sta piovendo. Speriamo che duri. Una zona della parrocchia è completamente allagata, con una sessantina di famiglie che hanno perduto la casa… Se continua a piovere la situazione peggiorerà molto.
Salvador, 23 maggio 1967
Qui abbiamo una vera fortuna: la seconda quindicina di maggio, per ora si comporta bene. Quasi non piove e così non c’è pericolo di alluvioni di sorta. Domenica scorsa 21 sono stato ad Itaparica con un gruppo di ragazzi e ragazze. È stata una passeggiata molto interessante, spero veramente che sia servita a creare un po’ più di amicizia tra i ragazzi e tra loro e me.
È chiaro che non posso illudermi di riuscire a convertirli in un momento e portarli alla confessione e comunione. Penso che ci potrò riuscire pian piano, facendo amicizia con loro.
In Italia il lavoro coi giovani era 10 volte più facile: qui è arido, pare di non combinare proprio nulla. Ma so che il Signore vuole da me anche questo sacrificio…
Una notizia che vi farà piacere: ieri ho scoperto che un gruppo di uomini, senza dirmi niente, hanno cominciato a costruire una nuova cappella di taipa, in una zona dove è solo un mese che sto lavorando. Una cappella di 4 m x 8. Tutto questo mi pare magnifico, il loro interessamento per la chiesa, il loro desiderio (abitano in un bairro isolato) di poter avere una Messa, un luogo dove pregare e dove ascoltare la parola di Dio.
Salvador, 30 maggio 1967
Vi avevo parlato, mi pare, di una zona dove avevano cominciato a costruire una chiesetta, sempre di taipa. Bene, domenica scorsa era già pronta, una chiesetta 4 x 8 m. Vi ho celebrato la Messa e dopo una processione in mezzo al fango! Se dicono che la gente di qui è cattiva, evidentemente dicono una bugia! Hanno costruito la chiesetta in 5 giorni, hanno lavorato fino alle due dopo mezzanotte.
Salvador, 12 giugno 1967
Oggi andrò insieme con un’assistente sociale nella Segreteria di Educazione, a chiedere professoresse per la scuola dei dsabrigados (i figli dei quali mancano di una scuola da più di un anno). Ma mi aspetto che nella migliore delle ipotesi faranno grandi promesse senza concludere niente! E allora Paolo attento a non arrabbiarti!
Salvador, 23 giugno 1967
Vi avevo detto che stavamo costruendo una baracca per i giovani, una specie di circolo, i lavori stanno procedendo. Adesso dovremo costruire una baracca dietro la chiesa di taipa perché si possa cominciare la scuola per i desabrigados. E così i soldi che mi avete inviato finiranno subito, ma è bene che sia così perché i soldi non dovevano essere per me, ma per la gente, per la sua elevazione materiale e spirituale. E penso che queste costruzioni potranno aiutare molto in questo senso.
Salvador, 3 luglio 1967
È lunedì e per me il lunedì dovrebbe essere un giorno di riposo, ma oggi non lo sarà: a mezzogiorno, andrò con un assistente sociale in alcune fabbriche nella parrocchia per mettere a posto delle unioni illegittime, poi andrò in una scuola per preparare i ragazzi alla Pasqua (non meravigliatevi se la Pasqua già è passata da un bel pezzo), poi andrò in casa di una famiglia per discutere alcuni problemi. Forse alle 23:00 potrò essere a casa… e questo ormai succede tutti i giorni e non ne sono pentito perché sono venuto qui per lavorare… Ieri sono stato con 53 tra ragazzi e ragazze in una spiaggia. C’erano anche le due suore che mi aiutano in parrocchia. È stata una giornata bellissima, conclusione con la Messa partecipata da tutto il gruppo. Sono tentativi che sto facendo per vedere di combinare qualcosa coi giovani.
Salvador, 25 luglio 1967
Le novità dei desabrigados? La scuola già sta funzionando, speriamo che cominci anche quella notturna, per gli adulti (manca la luce, ma dovrebbe arrivare a giorni). Il fatto di essermi un po’ interessato per questa gente, mi ha messo in una posizione elevata (pensate, sono il presidente di onore della società che hanno fondato!), ma anche mi crea difficoltà, pensate continuamente vengono persone a piangere per chiedermi una casa. E io che ci posso fare? Pensate solo a questo: il governo aveva nello stadio ancora 40 famiglie, ebbene non sapeva come risolvere il problema, ha dato ad ogni famiglia 40.000 cruzeiros (= 10.000 lire) e li ha fatti sloggiare.
Domenica scorsa, una donna vedova con quattro figli è venuta ad implorare, si è messa a piangere. E io lì senza sapere cosa fare…
Salvador, 30 luglio 1967
Domani i desabrigados dovrebbero cominciare i lavori dietro la chiesa di taipa per costruire la casa parrocchiale, il posto medico e la scuola.
Per rimanere nel campo delle costruzioni: la costruzione della baracca-circolo sta progredendo, anche se devo spingere tanto i ragazzi perché si mettano sotto a lavorare. Le suore ancora devono aspettare. Immancabilmente si sentono ogni volta promettere che tra una settimana avranno il terreno. È quasi un anno che stanno in questo tira e molla che sta diventando quasi una guerra di nervi. Spero che queste costruzioni che penso siano veramente necessarie non mi portino via tempo per fare l’apostolato. È molto facile dire dall’Italia che non bisogna preoccuparsi di costruire, quando tutte le parrocchie hanno una chiesa ed almeno due stanze, e le parrocchie sono piccole. Qui quando voglio fare una riunione, mi sbattono sempre la solita difficoltà: e il luogo?
Salvador, 16 agosto 1967
Il lavoro procede più o meno. Il fatto di avere tante cose da fare (seminario, collegio), mi dà poco tempo per la parrocchia, soprattutto adesso che questa faccenda della costruzione mi prende un po’ troppo. Proprio mi scoccia che perda tanto tempo per queste cose materiali, ma però penso che futuramente tutto questo servirà per aiutare un po’ di più l’apostolato. Per esempio, ci sarebbe la possibilità di formare dei centri di artigianato, che potrebbero dare lavoro a ragazze e aiutare a formarle un po’ meglio. Quello che manca è il posto. Adesso gli uomini del blocco dei desabrigados hanno cominciato a lavorare dietro la chiesa per costruire la futura casa parrocchiale. Pareva che tutto andava bene. E invece adesso stanno cominciando le difficoltà. La commissione del Governo, non so che cosa voglia. Prossimamente ci sarà una riunione e vedremo se tutto andrà bene. Già ho comperato un milione e mezzo (in cruzeiros) di materiale, perché i prezzi qui stanno crescendo ogni giorno di più.
Anche il terreno delle suore, malgrado tutte le promesse, sta rimanendo in alto mare. Malgrado tutto questo la gente sta aumentando nel venire a Messa. E la chiesina di taipa rimane pienissima e molti stanno fuori…. Anche le suore sono in gamba, mi stanno aiutando molto, certo che se abitassero in Fazenda Grande sarebbe l’ideale. Non so se vi ho detto che sto cercando un altro posto (Fonte do Capim), ancora tutto in alto mare! E pensate che il terreno sarebbe una specie di pozza che dovremmo riempire, poi costruirci sopra la chiesa.
Per le altre cose, come vi dicevo, tutto bene. Sto facendo riunioni di coppie di sposi che stanno riuscendo molto bene. Vorrei proprio che si diffondessero. Con i giovani e ragazzi ancora stiamo nella prima fase: accostamento.
Salvador, 21 agosto 1967
Sappiate che malgrado tutto, qui ci sto molto bene e non crediate che faccia una vita troppo sacrificata. Ci sono di quelli che stanno peggio. Soprattutto quando penso ai miei parrocchiani, mi sento tanto borghese e proprio mi vergogno.
Non ho niente da dire: c’è solo che a proposito della casa parrocchiale. il governo pare che metta un po’ di difficoltà. Giovedì prossimo avrò una riunione con la Commissione dei desabrigados e vediamo quello che succederà. L’unico timore è che mi facciano ritardare i lavori, con promesse inutili come le solite.
A proposito del terreno delle suore, ancora niente di concreto.
Il terreno di Fonte do Capim mi dà solo molte preoccupazioni e ancora niente di certo. Spero solo che il Signore, dopo tutto questo, faccia un piccolo miracolo, perché proprio mi sto stancando di fare così poco il prete e tanto l’ingegnere.
Ieri l’altro sera abbiamo inaugurato il circolo, ancora non è completo perché ha solo il tetto e ancora mancano le pareti, ma sabato sera i giovani e le ragazze hanno potuto ballare. Erano più di 50, e tutto è andato molto bene. Io sono rimasto con loro fino alle 23:00 e così ho avuto modo di conoscerli e parlarci. Ieri, domenica, abbiamo festeggiato il 15 agosto. Processione, Messa campale e lotteria pro chiesa. Tutto bene anche se la pioggia ci ha bagnato tutti durante la processione e ha fatto cambiare posto alla Messa (cominciata all’aperto è terminata dentro la chiesa). Molta gente ha partecipato. Speriamo che partecipi anche per costruire la chiesa. Ho detto loro che mi aspettavo di rivederli ogni domenica alla Messa e che diventassero un po’ più cristiani. Quando riuscirò ad avere una comunità cristiana?
Salvador, 2 settembre 1967
Nella settimana scorsa qui in Salvador c’è stata un po’ di confusione. Gli studenti sono scesi in piazza contro il governo per una legge sulla scuola. La polizia è intervenuta e molti sono stati arrestati, per una volta degli studenti e dei seminaristi con un prete (brasiliano) sono rimasti prigionieri nel palazzo del vescovo per una notte. Io naturalmente non sono intervenuto, ma ho avuto più da fare coi seminaristi…. e poco tempo libero.
Comunque vi devo dire che adesso coi seminaristi sta andando un po’ meglio. Ci stimiamo a vicenda e riesco a farli riflettere un po’. Sabato scorso abbiamo fatto una specie di ritiro e sono rimasto molto contento per le loro riflessioni e per la loro volontà di lavorare per migliorarsi spiritualmente. Speriamo bene.
In parrocchia tutto vecchio. Ancora la costruzione dietro la Chiesa è nel futuro. Ogni giorno nuove promesse, nuove assicurazioni da parte degli uomini che dovrebbero lavorare, ma tutto rimane uguale. Giovedì scorso sono stato a una riunione di governo (mentre gli studenti erano attaccati dalla polizia…) per la faccenda dei desabrigados, dopo tanto parlare, mi hanno detto che posso costruire, però non mi daranno nessun aiuto, e che comunque non mi possono donare il terreno, che io costruisca, che loro non mi butteranno giù niente. Soddisfatti? Beh, qui in Brasile è così!
Naturalmente per le suore niente in vista. Ancora peggio anche per quell’altro terreno di cui vi avevo parlato (Fonte do Capim) e di cui vi avevo detto che le difficoltà rimangono insormontabili, niente è cambiato, purtroppo!
L’altra attività, più propriamente pastorale, sta continuando abbastanza bene, anche se questo bene è abbastanza relativo. Adesso sto cercando di fare una specie di Consiglio parrocchiale per dare più voce ai laici e per crearmi attorno una vera comunità.
Salvador, 12 settembre 1967
Adesso stiamo preparando il mese di ottobre. Ho diviso la Fazenda Grande in 16 zone e in ogni zona una immagine della Madonna durante il mese visiterà 28 case. Nella casa si riuniranno i vicini per pregare, per ascoltare il Vangelo. Sono tutti tentativi che sto facendo per sensibilizzare un po’ questi parrocchiani.
Intanto sembra che la casa delle suore possa sorgere tra poco, perché pare che la prefettura dia il terreno.
La casa parrocchiale di Fazenda Grande ha, per ora, le buche per le fondamenta. Ma come vanno adagio questi benedetti uomini! Anche in seminario il lavoro sta andando abbastanza bene. Pensate che venerdì scorso abbiamo parlato di argomenti spirituali dalle 9 fino a mezzanotte e 30.
Salvador, 18 settembre 1967
Vi devo annunciare una lieta notizia: gli uomini sono riusciti a collocare un pilastro della futura casa parrocchiale, dopo due mesi di lavoro. È molto, non vi pare? Quando riusciremo a completarla? Lo so che sarebbe meglio prendere alcuni operai e farla costruire da loro, ma così pian piano la casa sarà costruita da loro, dalla gente e loro collaboreranno…
Stiamo ultimando quella baracca che dovrà essere il circolo di Fazenda Grande. Già stiamo studiando la possibilità di collocare una biblioteca, in modo da favorire anche la cultura e la sensibilità della nostra gente. Per ora c’è un gruppo di giovani e ragazze, con molta buona volontà, che mi stanno aiutando e coi quali spero di combinare qualcosa di buono…. pensate che stanno facendo il teatro dei burattini per sensibilizzare la gente ai problemi del quartiere e della città… Ancora in alto mare invece col terreno delle suore… se da una parte c’è da sperare, dall’altra temo che succeda come sempre, cioè che all’ultimo minuto si resta solo con un pugno di mosche.
Salvador, 23 settembre 1967
Qui tutto normale (purtroppo). Domani gli uomini mi hanno promesso che continueranno a lavorare dietro la baracca-chiesa per la casa parrocchiale. Sembra, ancora non ho certezza, che il terreno delle suore non verrà dato, perché il Prefetto ha altri progetti. È la terza volta che viene promesso, che tutto sembra certo e invece niente da fare. Sembra proprio che tutto vada contro i nostri desideri. E le suore mi fanno proprio pena, ogni giorno vanno in Prefettura a vedere, a insistere e poi, dopo tante promesse, ritorna tutto come sempre… pazienza.
Certo, dopo tanto sperare, dopo tanti sogni sembra che tutto crolla. Continuo a sperare che il Signore continui a proteggerci. E se va male sul senso materiale, speriamo che le nostre sofferenze valgano per il bene delle anime.
Per il resto, tutto normale. Pensate che in questa settimana, da lunedì al sabato, sono stato a Fazenda Grande solo due ore.
Salvador, 6 ottobre 1967
Vi avevo parlato di quel terreno delle suore, dove avremmo dovuto costruire una casa per loro, e una cappella, un centro di lavoro per ragazze. Ebbene, dopo tante promesse e progetti il Prefetto l’ha negato, il bello è che già avevamo cominciato a pagare l’affitto! Niente da fare! Pazienza, ma così siamo di nuovo a terra. È vero, ci rimane la chiesa di taipa, un totale di 25 m x 8, ma è una miseria.
Beh, capisco che queste cose non sono le principali, ma vedere di non riuscire ad avere delle collaboratrici in parrocchia non è troppo bello. Le suore che già stanno lavorando in parrocchia sono a terra e io pure! L’unica cosa che mi resta da fare è vedere se riesco a comprare una casa, ma costerà sempre troppo e poi sarà sempre troppo piccola.
Beh, non parliamo più di questo. Vi dirò che per il resto delle costruzioni tutto bene, la casa parrocchiale adesso ha quattro colonne nei fondamenti e il salone-circolo sta per essere ultimato.
L’attività più propriamente pastorale continua bene, stiamo continuando la visita della Madonna nelle case e pare che partecipi abbastanza gente.
Salvador, 18 ottobre 1967
Il lavoro sta aumentando sempre più. Adesso poi sono in aspettativa: in seminario vorrebbero che rimanessi sempre là, una specie di coordinatore-vicerettore. Ancora non ne ho parlato col Vescovo, comunque penso che senz’altro farò quello che lui dice che devo fare. Certo che mi dispiace lasciare la parrocchia, però penso che anche il lavoro in seminario, anche se duro e all’apparenza alquanto sterile, sia molto necessario…
Intanto in parrocchia tutto continua come al solito. Gli uomini stanno costruendo la casa parrocchiale e stanno lavorando molto e molto bene. È chiaro che lavorano solo di domenica, ma già i fondamenti sono quasi terminati. E se vanno avanti di questo passo, penso che i muri esterni possano essere finiti alla fine dell’anno.
Anche la baracca-circolo sta per essere terminata. Per il terreno delle suore, dopo la batosta avuta dalla Prefettura, la situazione è questa: sto cercando un altro terreno, ma ancora è tutto in alto mare.
… Domani sono due anni che sono partito dall’Italia. Non crediate che mi sia pentito, sarei pronto a rifare questo passo. Ormai mi sono abituato a sentirmi brasilenho, anche se ogni tanto non posso negare che un po’ di nostalgia la sento.
Salvador, 28 ottobre 1967
Qui tutto normale: gli uomini continuano a lavorare alla casa parrocchiale, sono veramente ammirevoli. Ho buone speranze di finire la casa per gennaio. Il terreno delle suore è perduto. Adesso ne ho trovato uno, 12 m x 10 che costerà 7.700.000 cruzeiros (= quasi 2.000.000 milioni di lire) e sto aspettando la risposta di Giovanni, di quanto mi potranno mandare da Fano, per vedere se posso comprarlo o no…
Ancora nessuna novità rispetto al seminario. Enzo e Renzo mi consigliano di no! Ma io rimetterò la faccenda al Vescovo, sarà lui che deciderà.
Salvador, 3 novembre 1967
Abbiamo fatto la processione di chiusura del mese di ottobre. Durante il mese sono state visitate più di 150 case. Durante la processione hanno caricato i mattoni per la costruzione della chiesa, (250 mattoni più 50.000, cruzeiros [=10.000 lire]), poi Messa campale con predica abbastanza accesa. Ho detto che due anni prima arrivavo in Brasile e non sapevo se avrei trovato degli amici, beh. Adesso ne ho tanti di amici! Ha fatto abbastanza effetto.
Gli uomini stanno lavorando a più non posso, hanno lavorato anche ieri, forse potranno finire per il 25 di dicembre.
… Sulla faccenda del seminario niente di nuovo, aspetto che il Vescovo mi dica qualcosa lui.
Il lavoro parrocchiale più propriamente detto continua abbastanza bene. Anche il movimento di quella specie di aspiranti mi pare che vada abbastanza avanti. Ancora sono abbastanza indietro nei contatti coi giovani, ma pian piano spero di combinare qualcosa anche in questo senso.
Salvador, 16 novembre 1967
Di nuovo c’è solo che il Vescovo ha parlato con don Renzo dicendogli che io dovrei andare in seminario, rimanendo in parrocchia solo la domenica. Ancora io devo parlarci, ma comunque penso che l’unica cosa sia di fare quello che il Signore per mezzo del Vescovo desidera. È chiaro che la vita in seminario sarà molto diversa da quella che mi ero immaginata quando ho deciso di lasciare l’Italia, ma penso che anche in seminario possa fare un po’ di bene. Certo, mi dispiace un macello lasciare la parrocchia, soprattutto adesso che stavo riuscendo a combinare qualcosa…. Ma andiamo avanti!
Per il resto nessuna novità, gli uomini stanno continuando a lavorare a più non posso sulla casa parrocchiale, che doveva servire per me. La baracca-circolo sta per essere sistemata e ultimata.
Salvador, 20 novembre 1967
I lavori per la casa parrocchiale continuano. Siamo ancora alle fondazioni, non potete pretendere che facciano in quattro e quattr’otto, perché gli uomini lavorano solo la domenica mattina, ma l’impegno e il risultato finora è stupefacente. Conoscendo lo stile brasiliano: del non fare oggi quello che forse si potrebbe fare domani, e andare molto adagio in tutto, sembra che questi uomini non siano brasiliani.
Salvador, 12 dicembre 1967
La gente di qui mi sta aiutando, ma non posso esigere troppo. Stanno lavorando, ieri, per esempio. ho visitato tre posti di lavoro: a Fazenda Grande, nella casa parrocchiale, dove lavorano 30 uomini, gratis, si intende; 6 giovani lavoravano nel salone-circolo; altri 6 uomini hanno cominciato a costruire la chiesa di Fonte do Capim. Mi sto sentendo in una certa misura tra impresario e ingegnere!
Salvador, 20 dicembre 1967
Qui in parrocchia tutto procede come sempre: stiamo facendo un corso per catechiste dopo cena, nelle due prime sere le partecipanti sono state 40! Un buon numero, non me lo sarei davvero aspettato.
E stiamo facendo il corso nel salone-circolo di taipa, di cui vi ho parlato varie volte e che adesso è quasi pronto.
Anche i lavori dietro la chiesa continuano con un buon ritiro a ritmo, come pure i lavori della futura chiesa di Fonte do Capim. A proposito di Fonte do Capim, ho cominciato coi ragazzini di là una specie di movimento aspiranti, speriamo bene!
Oggi sono stato dal Segretario (Ministro di Stato del lavoro) per parlare sui desabrigados. Molte promesse! Ma quante si realizzeranno?
Salvador, 30 dicembre 1967
Gli uomini stanno continuando a lavorare, domani cominceranno ad alzare le mura della casa parrocchiale e cominceranno le fondazioni della chiesa. Per il terreno delle suore ancora sto aspettando che tutto sia pronto con la Prefettura. Anche a Fonte do Capim il lavoro continua…
… Non so se vi ho già scritto che abbiamo fatto quel corso di catechismo di una settimana, è riuscito abbastanza bene. Quasi 40 persone ogni notte hanno partecipato e tutti hanno insistito per ripetere questa esperienza.
[1] Qui Paolo sbaglia il termine: essendo inesperto, probabilmente gli sono venute le vesciche alle mani, e non i calli.
[2] Così è stato chiamato il quartiere formato delle piccole case costruite per i desabrigados, per migliorare le quali Don Paolo ha lungamente lottato.
[3] Questo era il termine con cui, anni prima, si indicavano in Italia i giovani teppisti.
