Ilheus, 1º febbraio 1968
A Ilheus, ricca cittadina sul mare, ho passato una settimana predicando alle suore per 7 giorni (poverine le suore), alle suore che domani faranno i voti perpetui. Non so se voi credete nelle mie qualità di oratore sacro, pare comunque che le suore siano rimaste alquanto soddisfatte e scosse per le mie prediche. Le suore sono quelle che spero verranno a lavorare in parrocchia.
Salvador, 10 febbraio 1968
Ieri l’altro sono stato a visitare il posto del campeggio, per portare là i viveri e lunedì partirò con 15- 16 bambine di 10-13 anni.
Verranno con me anche delle ragazze come dirigenti. Spero che tutto vada bene. Una nota abbastanza interessante è che dormiremo sulle stuoie (vi farò sapere in seguito la situazione della mia schiena). Nell’altra settimana andrò con 15-16 ragazzini. Come vedete non mi preoccupo solo di costruire case… Nella settimana passata abbiamo fatto (o meglio, ho fatto da solo) il corso di catechismo (seconda tappa). La partecipazione è stata abbastanza buona.
Questa mattina la superiora delle suore ha visitato il terreno famoso. Ancora non l’ho comprato, ma penso che sia solo questione di giorni perché tutto sta pronto. L’invio delle suore che mi dovrebbero mandare sarà alquanto difficile, perché non solo molti preti qui lasciano, ma anche un sacco di suore.
Salvador, 29 febbraio 1968
Il campeggio è andato molto bene, sia quello delle bambine che quello dei ragazzini. È chiaro che il risultato del campeggio si potrà vedere solo se loro continueranno a lavorare e ad impegnarsi, ma io spero molto, davvero!
Col primo di marzo qui comincia quello che in Italia si chiama l’anno sociale, pressappoco, perché qui l’Azione Cattolica, come in Italia, non esiste. Domenica prossima dovrebbe ricominciare il catechismo. E quest’anno avrò tre suore che mi aiuteranno un po’.
Ai primi di marzo cominceranno a Fazenda Grande un centro di artigianato, sei ragazze impareranno a fare borse di Sisal (una fibra di qui). Potranno guadagnare qualcosa. Vorrei anche organizzare una specie di camiceria, sempre per insegnare e dare lavoro, ma ancora siamo in fase di progettazione. Come vedete l’attività non manca.
Anche la mia attività di ingegnere dovrà continuare. La casa parrocchiale ha i muri quasi di 1 metro e mezzo. C’è stata un’interruzione di lavoro perché nelle ultime domeniche ha piovuto a dirotto.
Salvador, 7 marzo 1968
Dopo la parentesi delle vacanze e dei campeggi, il lavoro in parrocchia è ricominciato a pieno ritmo. Domenica scorsa è ricominciato anche il catechismo parrocchiale, gli aspirantini e le aspirantine sono già al lavoro. Qualche mamma mi ha detto che il figlio è notevolmente migliorato dopo il campeggio! Soprattutto i bambini stanno lavorando a portare in sezione altri bambini.
Lunedì scorso ho pagato il terreno delle suore (7 milioni di cruzeiros = 1 milione e mezzo di lire italiane). Adesso stanno lavorando per avere tutti i permessi necessari per elevare la casa-cappella delle suore.
La casa parrocchiale ha subito una battuta di arresto. Domani dovrò trattare di questo con il capo degli uomini e speriamo che si possa ricominciare presto i lavori. Come state notando qui, se uno non è armato di moltissima pazienza, non riesce ad affrontare gli umori mutevolissimi della gente. Nell’altro terreno (Fonte do Capim), i lavori stanno continuando, anche se abbastanza a rilento.
Martedì comincerà a Fazenda Grande un centro di artigianato che darà lavoro a sei ragazze, che costruiranno borse di fibra. Sto cercando di mettere su anche una camiceria, ma spero in un aiuto del governo. Non crediate che il lavoro si riduca solo a cose materiali, per esempio, stasera faremo per la prima volta a Fazenda Grande un’ora di adorazione, e così inaugureremo l’ostensorio che mi è stato mandato.
Salvador, 14 marzo 1968
Intanto i ragazzini e le ragazzine del campeggio stanno lavorando bene. Spero proprio che continuino in questo ritmo. Gli altri movimenti più propriamente pastorali stanno andando bene, certo, sto vedendo l’urgenza di un aiuto… ma non so quando potrà venire un altro prete ad aiutarmi. Scriverò a Don Stefano e a Mons. Micci in questo senso, ma evidentemente non nutro troppe speranze perché, come mi diceva il vescovo, a parole molti sono quelli che vorrebbero venire, ma coi fatti…
Salvador, 20 marzo 1968
Nella baracca-circolo è cominciato il lavoro di artigianato: 7 ragazze che fabbricano borse e possono guadagnare anche 50 cruzeiros nuovi (=10.000 lire italiane). Venerdì andrò a parlare con il Segretario del lavoro dello Stato per vedere se riusciamo a impiantare un altro artigianato che possa dare lavoro ad altre ragazze. Perché a queste ragazze che lavorano io posso fare delle lezioni sulla loro dignità e anche di religione.
Domenica prossima tempo permettendolo, porterò il gruppo dei ragazzini e delle ragazzine al collegio delle suore per una giornata di ritiro.
Seguendo l’esempio delle donne dell’Azione Cattolica del Duomo, nei primi giorni di aprile dedicherò un mini corso di esercizi spirituali alle donne di Fazenda Grande. Per tre giorni, due meditazioni al giorno, una alle 9 del mattino e l’altra dopo la messa delle 19.
Poi durante la Settimana Santa vorrei riunire tutti quelli che vogliono, verso le 19:30 per una specie di ritiro, in preparazione alla Pasqua.
Come vedete il lavoro non manca. Pensare che questo si potrebbe fare in tutti i bairros della parrocchia, ma come si può se Renzo e io siamo solo due?
Salvador, 29 marzo 1968
Abbiamo cominciato (era ora) a scavare i fondamenti della futura chiesa di Fazenda Grande che sostituirà la chiesa di taipa. Vorrei alzare subito un muro perché la gente possa essere animata a lavorare per la loro chiesa.
Intanto dovrò cominciare a celebrare la Messa della domenica all’aperto, perché la chiesa di taipa si fa sempre più piccola per la gente che viene.
Nella prossima settimana predicherò due ritiri per le signore di due bairros della parrocchia in preparazione alla Pasqua.
Nella Settimana Santa, altro ritiro per le signore di un altro bairro, e ritiro più generale, di notte, per tutti. Vedremo se potrò combinare qualcosa. Ve lo farò sapere!
Intanto il gruppo dei ragazzini e ragazzine sta andando bene. Abbiamo fatto una specie di ritiro domenica scorsa, e ne sono venuti 50. Mi aiuteranno nell’apostolato facendo i film catechistici nei vari bairros della parrocchia.
Salvador, 11 aprile 1968 (Giovedì Santo)
A Fazenda Grande faremo la Messa e tutte le funzioni della Settimana Santa, anche dei battezzati[1] nella notte di Sabato Santo. Spero che possa partecipare molta gente. Certo non avrà molto da fare come in Italia, come attività di confessionale, ma pazienza, per ora il mio lavoro è di preparare… Però qualcosa sta migliorando. Per esempio, adesso la Messa, la domenica, a Fazenda Grande, mi tocca celebrarla all’aperto, perché la chiesa non basta e questo è magnifico! È bello vedere la mia gente pigiarsi per venire a Messa. E dovete vedere come cercano di capirmi e come mi vogliono bene. C’è qualcuno che comincia a preoccuparsi per quando tornerò in Italia.
La sera di Pasqua comincerò gli esercizi spirituali per me, nel monastero dei Benedettini fino al sabato in albis. Non crediate che in questo modo trascuri la mia gente che desidera confessarsi. Nella settimana dopo Pasqua nessuno si confessa. E in questa settimana sarò fortunato se arriverò a dare 50 comunioni al giorno!
…. Venerdì Santo: Ieri tutto è andato molto bene! Pensate, sono stato per due ore e mezzo a confessare. Poi 88 comunioni! E ho dovuto celebrare la messa all’aperto! C’era molta, molta gente.
Salvador, 25 aprile 1968
Babbo, avevo ricevuto la lettera in cui mi parlavi di aver perduto la pensione, ma per quello che mi scrivevi, non mi pareva che era una cosa così grave come mi hai scritto adesso. Come mi dici il fatto è molto grave, però penso che anche preoccuparsi troppo sia peggio! Lo so che è un fatto che scoccia alquanto, ma cerca di pensare a quelli che hanno fame, ai miei amici che con pochi soldi, che bastano per niente, devono mandare avanti una famiglia numerosa. E allora vedrai che anche questo fatto così triste non sarà così pesante. Io vedendo intorno a me persone che stanno tanto male, mi stimo un ricco perché, anche se per la nostra mentalità italiana vivo come un povero, però non mi manca niente, e invece qui la maggioranza delle persone soffrono, perché gli manca non l’utile, ma il necessario.
Salvador, 29 aprile 1968
Non vi chiedo del Duomo[2] perché penso che ancora tutto sia al punto solito. La situazione vi potrà aiutare a comprendere un po’ di più la situazione nostra. Adesso celebro la Messa a Fazenda Grande, davanti alla chiesa, perché la chiesa è troppo piccola. C’è sempre un sacco di gente, ma parlano un po’ troppo, ma mi piace un sacco che tanta gente cerchi almeno di prestare attenzione.
Le costruzioni proseguono, sempre, evidentemente, a rilento. Il gruppetto dei ragazzini va bene. Ieri siamo stati al mare, eravamo in 76, dopo il bagno li ho riuniti per la messa, poi siamo andati a visitare una nave da guerra il cui vice comandante è un mio amico.
Salvador, 8 maggio 1968
Stiamo facendo il mese di maggio e molta gente sta venendo nelle varie cappelle in quattro posti (Fazenda Grande, Horto, Fonte do Capim, Jacques Kira du Carneiro). Naturalmente io non posso guidare il mese nei quattro posti, in ogni cappella c’è un gruppo di persone, ed io penso alla supervisione.
I lavori di costruzione sono fermi per la pioggia. La scuola dei desabrigados sta cominciando a funzionare, anche se per ora ci sono solo due maestre.
Le ragazze dell’artigianato hanno già fatto le prime borse. E adesso con le suore stiamo programmando un lavoro per i poveri. Un gruppo di signore daranno un’ora alla settimana per i poveri. Cuciranno dei vestiti che poi noi venderemo ad un prezzo irrisorio, accessibile a tutti. Stiamo anche programmando una scuola di cucito per ragazze.
Salvador, 18 maggio 1968
Il fatto di stare qui più di 5 anni? Ne riparleremo a casa, ma mi pare (lo so che quello che vi scrivo vi può fare soffrire) che sarebbe ingiusto tornare definitivamente in Italia una volta che sono riuscito a entrare nella gente e che adesso un lavoro sarebbe molto più facile. Poi il pensare che quaggiù non potrei essere sostituito… Anche Mons. Micci mi ha scritto che nessun prete di Fano vuol venire giù. Sinceramente mi pare che non avrei il coraggio di lasciare questa mia gente! In questi primi tempi si è trattato di una presa di contatto, adesso si tratta di approfondire. Finora sono riuscito a fare amicizia, se adesso me ne vado rompo un lavoro che potrebbe essere molto interessante.
Salvador, 27 maggio 1968
Qui i prezzi continuano a crescere vorticosamente e i salari rimangono ad un livello sempre più basso, rispetto al costo della vita. Penso che l’unica soluzione per quaggiù potrà essere solo una rivoluzione, ma non ci sono elementi preparati e purtroppo la situazione di ingiustizia continuerà.
… Una bella notizia, finalmente hanno fatto il solaio di cemento armato della costruzione dietro la chiesa di Fazenda Grande, dove avremo la casa parrocchiale, posto medico ecc. ecc. Ieri gli uomini hanno lavorato dalle 8 del mattino alle 4 del pomeriggio.
A giorni cominceremo con i desabrigados a costruire la scuola!
Per il resto tutto bene. Sto continuando a visitare le scuole elementari per riuscire a far insegnare religione ai bambini. Sabato scorso ho celebrato la prima messa, speciale, per i bambini del catechismo. Solo per loro e la chiesa era piena! Anche il club dei ragazzini e ragazzine va molto bene, adesso c’è una suora che li segue più da vicino, così io posso riservarmi la parte più spirituale. Ieri per la prima volta sono venute 10 bambine dell’Orfanato, che sono state ospitate per il giorno in altrettante famiglie di Fazenda Grande.
Salvador, 11 giugno 1968
Penso che anche in Italia abbia fatto molta impressione l’uccisione di Robert Kennedy. Qui lo consideravamo come il simbolo della speranza, quello che poteva aiutare a distruggere l’influenza troppo marcante degli Stati Uniti nell’America Latina…. A proposito di influenza USA, pensate solo che un terzo dello Stato di Bahia è in potere degli americani, che hanno anche aeroporti per il trasporto di materiale atomico e minerali preziosi…. E il governo? Il governo sta a guardare perché si basa sugli americani.
Salvador, 14 giugno 1968
Ieri qui grande festa, non per il Corpus Domini, ma per S. Antonio. Mortaretti in continuazione dalle 3 del mattino (con grande delizia di noi che non ci importa niente di Sant’Antonio) fino a dopo mezzanotte! Nelle case che hanno più devozione al Santo, preparano l’altarino e per 13 giorni recitano delle preghiere in latino e portoghese, che assomigliano più a una filastrocca che ha una recitazione. Ieri sera alle 8 sono andato a celebrare Messa in una di queste case, in una zona alquanto isolata. Era piena di gente, eppure pioveva a dirotto! Ho chiesto il permesso di poter mandare ogni sabato una persona che faccia una specie di riunione. Vedremo se riusciremo a combinare qualcosa. È sempre il solito dramma: c’è un sacco di gente disposta ad ascoltare il prete, ma il povero prete non può assolutamente arrivare dappertutto! Che responsabilità hanno tanti preti che potrebbero venire quaggiù a dare una mano!
Salvador, luglio 1968 (data incompleta)
Le costruzioni stanno progredendo alquanto! Spero che tra qualche tempo (termine molto vago, più adatto alla mentalità brasiliana) posso abitare ogni tanto a Fazenda Grande, dietro la Chiesa. Questo mi aiuterebbe molto per entrare un po’ di più nella gente, per diventare un po’ di più uno di loro.
Questa sera avrò un incontro con il Segretario del lavoro sempre per i desabrigados. Spero pian piano di poter interessarmi di meno degli aspetti sociali, ma la faccenda non è tanto difficile[3], perché l’unica persona che è ascoltata da tutti e di cui tutti hanno fiducia è il prete.
Non so se avete seguito, se i giornali ne hanno parlato, le agitazioni studentesche che abbiamo avuto e continuiamo ad avere. La polizia (ricordatevi sempre che siamo in regime di dittatura) è stata molto dura. Stasera sono stato invitato a una riunione di universitari. Vedremo un po’ come va, mi scoccia però il pensare che si sentano abbandonati dalla Chiesa!
Salvador, 15 luglio 1968
Ieri ho avuto alla fine di una giornata molto intensa, una riunione con un gruppo di sposi (erano 7). È stata meravigliosa. Per fortuna ogni tanto c’è qualche gruppo che va bene e dà un po’ di coraggio! Adesso con sabato prossimo comincerò a riunire la crema spirituale della parrocchia per preparare con loro la predica della domenica. Spero che sarà un’occasione per me di approfondimento e per un aumento di amicizia. Questa settimana dovrei visitare parecchie famiglie e parecchie scuole, ma chissà, se domenica dovrò dire che non sono riuscito a combinare che la metà!
…Avrete saputo che una bahiana è diventata Miss Universo[4]? Forse faranno un carnevale apposta. E così (è un pezzo della predica di ieri), il governo spenderà quattrini per il carnevale e le nostre strade rimarranno piene di buche, i nostri malati non avranno assistenza, i nostri bambini continueranno a morire di fame!… Beh! La gente l’ha capita!
Salvador, 22 luglio 1968
Ho un sacco di cose da fare. Devo andare anche al Ministero dell’Educazione. Poi devo accompagnare al Ginnasio un ragazzino… Pensate, sono due mesi che non va a scuola perché non può pagare, perché il babbo ha abbandonato la casa ed è un ragazzino intelligente e buono (mi ha detto qualche mese fa che vorrebbe entrare in seminario). L’ho saputo solo ieri, adesso andrò a vedere come si può risolvere la situazione.
Potete comprendere da questo piccolo esempio quanti problemi debba affrontare e quante difficoltà ci siano da superare, ma penso che così sto aiutando questi miei amici. Ieri sono stato a pranzo presso una famiglia brasiliana. E dopo ho ripensato a quando veniva a casa nostra Don Micci. Spero di poter moltiplicare questi contatti con le famiglie, penso che siano necessari per fare amicizia, per poter fare del bene.
… Pensate che quelli che vogliono parlare con me devono prendere l’appuntamento con una settimana di anticipo.
Per le costruzioni tutto continua con la calma che è comune e propria dei brasiliani e che ormai non mi meraviglia e non mi scoccia più! Ancora il tetto del posto medico non è stato messo, comunque la casa parrocchiale ha già una porta.
Ieri l’altro, sabato, ho fatto la prima riunione per preparare la predica della domenica, è andata molto bene, c’è stata molta partecipazione da parte degli interventori[5]…. Spero che questo gruppo possa sensibilizzarsi di più con il Vangelo e possa diventare un gruppo di persone che vogliono vivere più integralmente il loro cristianesimo.
Salvador. 28 luglio 1968
Sto preparando la festa “dos Papais”, dei babbi. La faremo l’11 di agosto e sarà preceduta da una tre sere, sperando che partecipino alcuni babbi. Qui la partecipazione degli uomini alla Chiesa non è molto forte e io debbo approfittare di qualsiasi cosa per spingere a entrare dentro.
Quaggiù è tornato il bel tempo, anche il caldo ovviamente è aumentato, però c’è anche da dire che mi sto abituando sempre più al clima. Stanno asfaltando sul serio la strada di Fazenda Grande, così eviterò di infangarmi troppo e di prendere troppa polvere, a seconda delle stagioni. Il lavoro continua abbastanza bene, soprattutto per quanto riguarda le riunioni delle coppie di sposi. Penso che sia una forma di apostolato indispensabile.
Sto continuando a visitare le famiglie e sto scoprendo tante nuove miserie. Pensate che quasi tutte le famiglie della parrocchia non sono regolari…!
Salvador, 15 agosto 1968
In questi giorni in Salvador si sono svolte manifestazioni studentesche contro il governo militare. La repressione della polizia è stata molto violenta, si sono avuti molti feriti. E un monastero di benedettini, il cui Abate è il Dom Timoteo[6], mio grande amico e che Francesco conosce, è stato invaso perché aveva aperto le porte agli studenti perseguitati dalla polizia. Il Dom Timoteo è stato molto bravo, ha preso una posizione nettamente contraria al regime e ha protestato solennemente schierandosi con gli studenti. Un gruppo di preti (tra cui Renzo ed io) e un gruppo di pastori protestanti hanno fatto un manifesto di appoggio agli studenti e di accusa contro il governo. Era la prima volta qui in Salvador che i preti intervenivano pubblicamente. Avremmo dovuto partecipare anche ad una manifestazione degli studenti, ma la polizia aveva messo in stato di assedio il centro città e la manifestazione non si è potuta svolgere.
Naturalmente la nostra posizione non è piaciuta a Dom Eugenio, che è legato al governo e malgrado il nostro tentativo di spiegare la faccenda è stato molto duro con noi (eravamo 12 preti). Per ora la faccenda si è chiusa in una proibizione per noi di intervenire, ma noi speriamo che possiamo dialogare un po’ col Vescovo portandolo a interessarsi un po’ di più al problema. Finora la Chiesa ufficiale assisteva impassibile, assente alle manifestazioni giuste degli studenti… Vediamo come va a finire.
Già so che voi mi direte che devo essere prudente, però vi chiedo di comprenderci. Non possiamo assistere senza far niente alle sofferenze di un popolo. Non possiamo permettere che i generali e il governo sfrutti il popolo con la scusa di difenderlo dal comunismo. Non possiamo permettere che la gente pensi che la Chiesa è d’accordo con quelli che li fanno morire di fame…
È un problema molto complesso, lo so, ma penso (e Renzo è d’accordo con me… e non dovete pensare che le decisioni che abbiamo preso abbiamo fatto senza rifletterci) che se stessimo zitti approveremo il comportamento del governo. Vi ho scritto tutto questo però non vorrei che vi preoccupaste per me. Io sono assolutamente tranquillo. Penso che noi preti abbiamo appoggiato per troppo tempo l’ordine stabilito che con la scusa dell’ordine ha sfruttato i poveri, è ora che ci sia qualcuno che faccia capire che tutto questo è errato.
Ma basta con questo, non vorrei che pensaste che mi sto preoccupando solo di problemi sociali, dimenticando che devo portare il Cristo alla mia agente, e che non solo bisogna fare degli uomini, ma che questi uomini devono essere divinizzati.
Recife, 21 agosto 1968
Durante il viaggio da Salvador a Recife mi sono letto “Lettera a una professoressa”[7]. Magnifico! A leggerlo si sente il dito puntato non solo contro la scuola, ma contro tutti noi che pretendiamo essere degli educatori, e che forse solo siamo dei mestieranti, dei professionisti[8] dell’educazione.
Penso comunque che l’esperienza che state per varare, del doposcuola[9], sia magnifica, come un tentativo di realizzare quello che manca alla scuola, ma dobbiamo sempre ricordarci che distruggere, criticare è facilissimo, ma ricostruire, fare qualcosa di nuovo, senza ripetere gli errori passati è difficilissimo.
Non so se sui giornali italiani, avete seguito le vicende brasiliane. In questi giorni abbiamo avuto la città di Salvador quasi in stato di assedio. Gli studenti hanno fatto delle manifestazioni contro il governo. E il governo è stato molto duro. Pare che adesso la situazione si stia calmando. Vi avevo scritto nella lettera che noi preti avevamo dato appoggio agli studenti. Non ci sono state altre conseguenze. E adesso tutto si è calmato, anche perché Dom Eugenio è andato al Congresso di Bogotá. Al ritorno avremo un altro contatto con lui e vedremo se si potrà avere un punto di accordo. Sarebbe molto bello che il vescovo e i preti fossero molto uniti in tutti i problemi.
Recife, 28 agosto 1968
Abbiamo seguito con i giornali di qui evidentemente poverissimi, le vicende della Cecoslovacchia e il Congresso eucaristico di Bogotá. Su quest’ultimo, non so quali siano state le reazioni, ma so che quaggiù non piaceva molto il viaggio del Papa, perché avrebbe potuto facilmente significare per l’opinione pubblica un’approvazione dei governi sudamericani che sono quasi tutti dittatoriali. Penso che anche la condanna del Papa ai metodi violenti non piaccia troppo ai cattolici che sono compromessi nei vari movimenti di liberazione. Certo è che è una situazione ben difficile quella in cui ci troviamo. Ma è anche tanto bello poter fare qualcosa per aiutare questo popolo.
Salvador, 2 settembre 1968
Ieri l’altro a Fazenda Grande c’è stata l’inaugurazione dell’asfalto con la presenza del governatore e del sindaco, è stato quasi un carnevale, ma la gente non ha partecipato troppo perché ha capito che era tutta propaganda. L’unica assenza “importante” è stata la mia, che non sono andato a benedire… Non me la sentivo di aiutare con la mia presenza la candidatura dei vari politici…
Ieri ho pranzato due volte in due case: avevo fissato, promesso di andare a mangiare in una famiglia senza ricordarmi che ero stato invitato da un’altra. Non c’è stata via d’uscita. Due pranzi. Per fortuna che tutte le salite e le sudate di ieri mi hanno dato una tale fame che i due pranzi sono stati salutari…
Salvador, 9 settembre 1968
Il lavoro continua come sempre. La messa a Fazenda Grande, la domenica, è molto frequentata e alla gente piace. Pensate che alla predica, con abbastanza ordine, varie persone dicono quello che pensano sul Vangelo. Questo mi piace un sacco perché si sentono più responsabili e sono loro a scoprire e non il prete che li imbottisce. Adesso, per esempio, ci stiamo mettendo in un lavoro di aiuto al fratello, una specie di FAC formato 16. Sono stati i giovani ad esigerlo, loro hanno scoperto questa necessità, anche se nelle prediche io non facevo altro che insistere su questi punti. Spero che pian piano la mia gente si senta una vera, grande famiglia e tutto questo aiuterà un macello il loro e nostro cristianesimo.
Salvador, 17 settembre 1968
Per i soldi che mi mandate so solo dirvi grazie, anche a nome della mia gente. Vorrei tanto non averne bisogno, ma ancora non ci riesco ad essere autosufficiente. Sto cercando per ora di fare amicizia con la gente, vorrei che l’esigenza di aiutare il prete la sentissero pian piano. Adesso stiamo mettendoci, a Fazenda Grande, in un lavoro di aiuto ai fratelli. Non so cosa ne verrà fuori, mi pare però che ci siano dei giovani con tanta buona volontà. Abbiamo intenzione di fare corsi di cucito, corsi anche accelerati di ginnasio, di dattilografia, per cercare di promuovere la gente, perché possa vivere meglio. Vorremmo anche lavorare nel rimettere a posto le case dei più poveri. Vi terrò informato del lavoro che stiamo facendo. Per ora, le suore hanno cominciato a insegnare il cucito, le ragazze poi potranno vendere quello che fanno e il denaro rimarrà per loro. Per questo mi serviranno gli scampoli che mi avete mandato.
Salvador, 5 ottobre 1968
Il corso di cucito ha quasi 10 alunne, e siccome il diploma si può avere solo con l’esame della 5ª elementare, un gruppo di ragazze insegneranno alle signore che non l’hanno perché possano a novembre dare l’esame. Stiamo continuando l’esperienza della predica partecipata da tutto il popolo ed è un’esperienza molto interessante e che sta dando abbastanza risultati, anche se non mancano i soliti criticoni. Stiamo facendo in vari posti anche il mese di ottobre, sempre sul fatto che siamo una famiglia e che tutti devono aiutarsi.
Salvador, 11 ottobre 1968
Ieri, giovedì, abbiamo cominciato le lezioni per le signore che devono affrontare l’esame della 5ª elementare, per ottenere il diploma di cucito. Su 22 che stanno facendo il corso di cucito, una decina non hanno la licenza elementare.
Intanto aumentano i casi di miseria, che io dovrei risolvere. È proprio disarmante la fiducia della gente. Ieri dovevo trovare una casa per una donna con due figli, il cui marito è senza lavoro, dovevamo mettere a posto due bambine che vivono col padre che è matto e ubriacone, e aiutare anche tante persone che non avevano i soldi per il mangiare. Il pasticcio è che è una cosa difficilissima trovare lavoro e poi, siccome la legge è osservata solo sulla carta, se lo trovano, sono licenziati dopo pochi mesi, perché altrimenti il padrone dovrebbe pagare l’operaio col salario minimo (neppure 20.000 lire) e così non hanno la mutua, non hanno la pensione… è proprio un disastro.
Il lavoro di visita delle case per insistere sul fatto che ci si deve aiutare, che siamo fratelli, sta continuando, col ritmo di qui (a passo di tartaruga), però sto notando che cresce l’amicizia tra quelli che frequentano la chiesa e questo già è un fatto molto positivo.
Salvador, 21 ottobre 1968
Unica novità che mi riguarda solo indirettamente è che si sono ripetute in questi giorni le violenze della polizia contro gli studenti: 7 feriti, 70 prigionieri. Tra i 7 c’è anche un ragazzo, mio carissimo amico. È stato ferito all’addome e al braccio, ma è ormai fuori pericolo. Quando parlo di feriti, intendo per arma da fuoco, perché quelli per le bastonate non si contano. Come potete notare, la situazione è super critica. Finora noi preti tutti zitti!
Il lavoro continua come sempre, a ritmo accelerato. Nei primi giorni della settimana ho partecipato a un corso di esercizi delle ragazze del Collegio. Risultato: in regalo una camicia, e ho convinte alcune a mettersi al servizio dei fratelli. Andranno ad aiutare nell’orfanotrofio.
La scuola per le signore che hanno bisogno di dare l’esame di 5ª elementare, per ricevere il diploma di cucito, continua bene. Le ragazze hanno buona volontà. Vorrei mettere tutta la parrocchia in questo stato di servizio ai fratelli e per questo non vedo l’ora di poter stare anche a dormire nella casa di Fazenda Grande, perché così sto più a contatto con la mia gente. Sto aspettando che arrivi l’acqua corrente. Sono più di due settimane che stiamo aspettando, per ora nessuno si vede della compagnia dell’acqua.
Salvador, 25 ottobre 1968
Mamma, stai tranquilla, sono prudente, anche se mi pare che finora non ho tradito mai, in questo punto di lotta contro la dittatura, quello che mi dettava la mia coscienza.
Salvador, 11 novembre 1968
Non vi meravigliate se vi annuncio che in questi giorni andrò a imparare a fare il falegname con due miei amici. Non voglio che la gente continui a considerarmi tanto lontano. E già anche qui tutti son poveri, se io andassi a fare un lavoro intellettuale rimarrei ugualmente lontano. Vorrei invece aprire un laboratorio a Fazenda Grande, dove lavorerei con alcuni ragazzi al mattino, e alla sera farei il ministero di prete normale… Che ve ne pare? Non crediate che sia un’idea mezzo matta; è chiaro che finora la cosa rimane tra di noi, perché alcuni potrebbero interpretare male, Renzo è d’accordo con me e forse lui si metterà a fare un po’ il muratore…. che ve ne pare?
Salvador, 12 dicembre 1968
La situazione di qui è ugualmente grave. Non ci sono scioperi né manifestazioni, ma tre preti francesi sono stati imprigionati, accusati di sovvertire il regime. Senza dubbio andremo incontro a giorni un po’ duri nei rapporti Chiesa-Stato.
Il lavoro continua, come sempre. Nei giorni scorsi c’è stato l’esame delle 5 signore che stavano studiando per la 5ª elementare. È stato un esame per modo di dire, perché potevano suggerire tutto. Tutto ovviamente è andato bene.
Nel campo dell’aiuto alla gente stiamo studiando la possibilità di dare lavoro alle signore che imparano cucito.
Salvador, 24 dicembre 1968
Qui, a Salvador, tutto calmo, almeno per ora; non è stato arrestato a nessun prete. State tranquilli. Non vi scrivo altro perché forse c’è la censura. State tranquilli che stiamo benissimo. Penso che dalle notizie che sapete in Italia sembra che qui ci sia il putiferio. Beh, il putiferio c’è. Ma nessuno se ne accorge. Le prigioni[10] sono state effettuate in sordina. E siccome sia i giornali che la radio non ne parlano, pare che niente sia avvenuto. Voi mi dite di essere prudente, non ne abbiate timore. Con Dom Eugenio, abbiamo preso una decisione comune per avere una comune attitudine di fronte agli avvenimenti.
[1] Intende dire dei battesimi.
[2] La chiesa Cattedrale di Fano, il Duomo, era chiusa per i lavori di sistemazione del tetto, che era pericolante.
[3] Dal contesto si capisce che si tratta di un evidente errore di distrazione: dovrebbe essere facile.
[4] La vincitrice del concorso di Miss Universo del 1968 è stata Martha Vasconcellos, il cui nome è stato dato a un doppio cavalcavia nella città di Salvador – immediatamente soprannominato dalla gente: as pernas (le gambe) de Martha Vasconcellos.
[5] Si intende intervenuti.
[6] Dom Timoteo Amoroso, abate benedettino del Monastero di São Bento, a Salvador, è stato amico e consigliere spirituale di Don Paolo e degli altri missionari. Si è sempre distinto per il suo coraggio e la sua coerenza, nel denunciare le ingiustizie del Governo dittatoriale di quegli anni.
[7] Don Lorenzo Milani era stato compagno di seminario e grande amico di Don Renzo Rossi.
[8] Qui, forse, Paolo intendeva dire dilettanti.
[9] Paolo si riferisce ad una iniziativa, ispirata all’esperienza di Don Milani, che suo fratello Francesco stava per iniziare a Roma. In quel mese, Francesco con i suoi famigliari, si trovava in vacanze a Fano.
[10] Paolo scrive prigioni per intendere imprigionamenti.
